Se questi sono uomini
di Paolo Di Paolo, di Paolo Di Paolo
Nessuna violenza somiglia a un’altra, nessun orrore è parente di un altro; la Storia si ripete ma non identica a sé stessa, e piuttosto occorre dire che, nel bene e nel male, si ripete l’umano. I paragoni e i paralleli non hanno senso. E chiedersi, davanti a immagini così, se questi siano uomini, presuppone - prima che la domanda tormentosa di Levi - la risposta implicita è inevitabile: sì, lo sono. Sono uomini.
C’è semmai - per stare alla riflessione che Levi porta all’estremo in quel libro ultimo e straordinario che è "I sommersi e i salvati" - da evocare la parola vergogna.
E c’è un’altra vergogna più vasta, la vergogna del mondo. È stato detto memorabilmente da John Donne, e citato innumerevoli volte, a proposito e non, che nessun uomo è un’isola, e che ogni campana di morte suona per ognuno. Eppure c’è chi davanti alla colpa altrui, o alla propria, volge le spalle, così da non vederla e non sentirsene toccato.