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Zelensky: "Tutto finirà con la diplomazia". E telefona a Draghi

L'evacuazione dell'Azovstal (ansa)
S'infittisce il lavorio diplomatico, con un duplice obiettivo: arrivare allo scambio di prigionieri con icombattenti dell'Azovstal e riaprire i porti per consentire la spedizione del grano bloccato nei magazzini. L'Italia offre una nave cacciamine, Kiev ringrazia per il sostegno
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I combattenti usciti dal ventre buio dell'Azovstal non sono prigionieri come gli altri, lo sanno a Kiev e lo sanno a Mosca. E infatti, per la prima volta dal 24 febbraio la sorte di un gruppo di soldati catturati sul campo di battaglia piomba sul tavolo del negoziato.

Per gli ucraini i difensori di Mariupol sono eroi nazionali. Hanno resistito per tre mesi nella città martire, bloccando la più numerosa armata russa cui si sono consegnati solo dopo esplicito ordine dei loro vertici militari. Zelensky, che ieri è stato chiamato dal premier Draghi per discutere una proposta italiana sullo sminamento delle acque, è apparso sulla tv ucraina in compagnia della moglie Olena. È la seconda volta che i due si fanno vedere insieme dall'inizio della guerra. "Li riporteremo tutti a casa", promette Zelensky. "Il ritiro dall'Azovstal sarà completato a breve. Per ora sono al sicuro ma devono essere scambiati. La ripresa delle tratt…

I combattenti usciti dal ventre buio dell'Azovstal non sono prigionieri come gli altri, lo sanno a Kiev e lo sanno a Mosca. E infatti, per la prima volta dal 24 febbraio la sorte di un gruppo di soldati catturati sul campo di battaglia piomba sul tavolo del negoziato.

Per gli ucraini i difensori di Mariupol sono eroi nazionali. Hanno resistito per tre mesi nella città martire, bloccando la più numerosa armata russa cui si sono consegnati solo dopo esplicito ordine dei loro vertici militari. Zelensky, che ieri è stato chiamato dal premier Draghi per discutere una proposta italiana sullo sminamento delle acque, è apparso sulla tv ucraina in compagnia della moglie Olena. È la seconda volta che i due si fanno vedere insieme dall'inizio della guerra. "Li riporteremo tutti a casa", promette Zelensky. "Il ritiro dall'Azovstal sarà completato a breve. Per ora sono al sicuro ma devono essere scambiati. La ripresa delle trattative dipenderà da questo".

Il presidente ucraino ricorda le responsabilità che Onu, Croce Rossa internazionale e Russia si sono prese sull'Azovstal e chiosa ponendo l'accento, più del solito, sulla soluzione negoziale. "La vittoria sarà difficile e sanguinosa, ma la conclusione è racchiusa nella diplomazia, ne sono sicuro". L'elemento che più lo fa sperare di rivedere i difensori di Mariupol in realtà è poco diplomatico e molto concreto: nelle carceri ucraine ci sono centinaia di prigioneri della Federazione. Anche Putin, dunque, ha il problema di riportare a casa i propri soldati. Zelensky tira in ballo l'Onu, che sottotraccia sta agevolando il dialogo tra i due. A Repubblica Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale, spiega però che l'Onu "non ha alcun ruolo operativo nell'evacuazione dell'acciaieria".

Dall'altra parte, Putin tiene in pugno non solo gli eroi dell'Ucraina, ma anche un potentissimo elemento per la propaganda interna. Tra i 2.439 usciti dall'acciaieria (il numero è diffuso dal Cremlino ma il think tank American Institue for War Studies sostiene che potrebbe essere volutamente sovrastimato), ci sono infatti i militari del Reggimento Azov, nemici numero uno dei separatisti del Donbass e dal presidente russo additati come la ragione principale di quella che lui continua a chiamare "operazione speciale di denazificazione dell'Ucraina". La tentazione è creare uno maxi show giudiziario, portandoli in tribunale con l'accusa di terrorismo o nazismo. Leonid Slutsky, presidente della Commissione per gli affari esteri della Duma, ha prima diffuso, poi ritrattato, l'ipotesi di uno scambio con l'oligarca amico di Putin, Medvedchuk.

Mosca pubblica il video della resa di Azovstal

La telefonata di Draghi a Zelensky è arrivata in serata. La premura del premier italiano è data dalla necessità di sbloccare i porti ucraini e permettere il passaggio di milioni di tonnellate di grano. Ne ha parlato dieci giorni fa a Joe Biden durante il colloquio alla Casa Bianca. Ritiene, come ha ribadito a Zelensky, che su questo si possa e si debba aprire un canale di dialogo col Cremlino. L'Italia, attraverso il ministro della Difesa Guerini, si è detta disposta a mandare una nave cacciamine della Marina, per sminare i bacini e permettere il passaggio dei cargo, ma prima devono crearsi le condizioni, a partire dall'apertura degli stretti sul Mar Nero. L'impegno rafforza la mediazione su cui Draghi intende continuare a lavorare. Roma - ha rassicurato Draghi - non smetterà di sostenere Kiev e spingerà perché l'Ue approvi il sesto pacchetto di sanzioni a Mosca che include anche il petrolio. Il presidente ucraino lo ringrazia e sottolinea il supporto dell'Italia "al cammino dell'Ucraina verso l'Ue", perché è "incondizionato".