✕

"Pronti al dialogo se Mosca dà un segnale". La strategia negoziale di Washington

Il segretario di Stato americano Antony Blinken (reuters)

Ascolta l'audio

Gli Stati Uniti tengono aperto un canale di dialogo con Mosca, ma solo a livello militare. "Per il dialogo tra i governi è ancora presto"
2 minuti di lettura

Seul - Il dialogo, almeno per ora, lo tengono aperto i militari, che hanno sempre la scusa dei contatti tecnici. I diplomatici sono pronti a intervenire, ma solo se e quando la Russia lancerà il segnale di voler discutere seriamente una via d'uscita negoziata alla guerra in Ucraina. È la linea degli Stati Uniti, in questa fase del conflitto, aspettando anche di vedere l'impatto delle forniture di armi pesanti sui combattimenti, a cui ieri il presidente Biden ha aggiunto 40 miliardi di dollari firmando la legge approvata dal Congresso per aumentare gli aiuti a Kiev.

A indicare la direzione è stato il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price: "Abbiamo dimostrato più volte che crediamo nella forza del dialogo e nell'efficacia e l'utilità delle linee di comunicazione aperte. Ma crediamo anche che per qualsiasi impegno di questo tipo ci debba essere il potenziale di avere un risultato costruttivo e far avanzare l'obie…

Seul - Il dialogo, almeno per ora, lo tengono aperto i militari, che hanno sempre la scusa dei contatti tecnici. I diplomatici sono pronti a intervenire, ma solo se e quando la Russia lancerà il segnale di voler discutere seriamente una via d'uscita negoziata alla guerra in Ucraina. È la linea degli Stati Uniti, in questa fase del conflitto, aspettando anche di vedere l'impatto delle forniture di armi pesanti sui combattimenti, a cui ieri il presidente Biden ha aggiunto 40 miliardi di dollari firmando la legge approvata dal Congresso per aumentare gli aiuti a Kiev.

A indicare la direzione è stato il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price: "Abbiamo dimostrato più volte che crediamo nella forza del dialogo e nell'efficacia e l'utilità delle linee di comunicazione aperte. Ma crediamo anche che per qualsiasi impegno di questo tipo ci debba essere il potenziale di avere un risultato costruttivo e far avanzare l'obiettivo finale prioritario. In questo caso è una diminuzione della violenza in Ucraina, ponendo fine a questa brutale guerra di aggressione". Quindi ha aggiunto: "Secondo la nostra valutazione, non è il momento per una telefonata ad alto livello tra il segretario Blinken o altri alti funzionari del Dipartimento di Stato, proprio perché non abbiamo ancora visto alcuna indicazione che i russi siano seriamente intenzionati a impegnarsi in un dialogo costruttivo, che potrebbe aiutare a far avanzare le prospettive di una diminuzione della violenza o di porre fine al conflitto. Se sentiremo che una conversazione ha il potenziale di farlo, di salvare vite umane, ovviamente non esiteremo ad averla".

La posizione non è mutata molto, rispetto a quanto aveva detto a Repubblica la sottosegretaria di Stato per l'Europa Donfried, dopo la visita di Draghi alla Casa Bianca: "Crediamo profondamente che la diplomazia sia l'unico modo di mettere fine al conflitto, ma la Russia non ha mostrato segni della volontà di impegnarsi seriamente nei negoziati - aveva detto -. Parliamo regolarmente di questo con i partner ucraini e la loro valutazione è simile. Perciò il nostro focus oggi è rafforzare per quanto possibile la mano di Kiev sul campo di battaglia, affinché quando il momento arriverà, abbia più leve al tavolo del negoziato. Per essere chiara: noi vogliamo che questa guerra finisca, appena possibile, mentre sosteniamo il successo dell'Ucraina perché i negoziati possano avvenire alle sue condizioni. C'è una persona che può fermarla: Putin, e noi gli chiediamo di farlo". Come ha fatto il capo del Pentagono Austin chiedendo il cessate il fuoco, che poteva diventare una base negoziale, anche in risposta a chi specula che gli Usa avrebbero interesse ad allungare il conflitto.

Le posizioni non sono così unanimi, nell'amministrazione e l'establishment. Dopo la visita di Draghi, Charles Kupchan, direttore per l'Europa nella Casa Bianca di Obama, ha detto a Repubblica che il commento sulla tregua era stato utile, perché Washington non presta abbastanza attenzione alla necessità di fermare la guerra. Il presidente del Council of Foreign Relations, Richard Haass, ha però risposto che la via d'uscita non c'è, perché Putin non può fermarsi senza una qualche vittoria da esibire per giustificare le perdite, mentre Zelensky non intende cedere territori.

 

Blinken vuole evitare la sorte del segretario generale dell'Onu. Guterres ha tenuto aperte le comunicazioni con Mosca soprattutto attraverso il capo dell'assistenza umanitaria Martin Griffiths, che con la scusa degli aiuti è stato spesso in Russia. Quest'ultimo ha detto al segretario generale che era inutile muoversi, perché tanto Putin non voleva discutere pace o tregua. Poi però le voci si sono alzate: cosa fa l'Onu? Dov'è l'Onu? Guterres allora si è sentito costretto ad andare, pur sapendo che era destinato a fare un buco nell'acqua. Perciò si è dato l'obiettivo minimo dell'evacuazione dei civili da Mariupol. Blinken non vuole ripetere il buco nell'acqua, anche perché crede che con le armi pesanti Kiev possa almeno congelare l'avanzata russa. Allora, forse, si potrà parlare tra diplomatici.