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Il ministro moldavo Nico Popescu: "Siamo il paese più fragile d'Europa, se restiamo vulnerabili noi, lo saremo tutti"

(ansa)
Qualche settimana fa la guerra si è fatta pericolosamente vicina, alimentando i timori che le aspirazioni di Putin riguardassero anche la Moldavia, paese che non fa parte né dall’Unione Europea né Nato. E oggi la ministra degli Esteri britannica Liz Truss ha parlato di «equipaggiare la difesa di Chisinau secondo standard Nato».  
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VENARIA (TORINO) «Oggi in Europa ci sentiamo tutti meno sicuri. E certamente siamo meno sicuri noi moldavi. L’attacco brutale e completamente ingiustificato della Russia all’Ucraina ha scioccato la nostra società e la nostra classe politica». All'indomani della riunione dei ministri degli Esteri del Consiglio d’Europa, (dove fra l’altro si è deciso di organizzare presto un summit di capi di stato per affrontare insieme la crisi ucraina e provare a ripensare l’architettura della cruciale istituzione europea), il vicepremier e capo della diplomazia moldava Nicu Popescu, 41 anni, parla con franchezza senza mai mettere da parte la speranza. Il suo è uno dei paesi più poveri d’Europa, dilaniato pure dalle aspirazioni della separatista e filorussa Transnistria. Qualche settimana fa la guerra si è fatta pericolosamente vicina, alimentando i timori che le aspirazioni di Putin riguardassero anche la Moldavia…

VENARIA (TORINO) «Oggi in Europa ci sentiamo tutti meno sicuri. E certamente siamo meno sicuri noi moldavi. L’attacco brutale e completamente ingiustificato della Russia all’Ucraina ha scioccato la nostra società e la nostra classe politica». All'indomani della riunione dei ministri degli Esteri del Consiglio d’Europa, (dove fra l’altro si è deciso di organizzare presto un summit di capi di stato per affrontare insieme la crisi ucraina e provare a ripensare l’architettura della cruciale istituzione europea), il vicepremier e capo della diplomazia moldava Nicu Popescu, 41 anni, parla con franchezza senza mai mettere da parte la speranza. Il suo è uno dei paesi più poveri d’Europa, dilaniato pure dalle aspirazioni della separatista e filorussa Transnistria. Qualche settimana fa la guerra si è fatta pericolosamente vicina, alimentando i timori che le aspirazioni di Putin riguardassero anche la Moldavia, paese che non fa parte né dall’Unione Europea né Nato. E oggi la ministra degli Esteri britannica Liz Truss ha parlato di «equipaggiare la difesa di Chisinau secondo standard Nato», allundendo a una modernizzazione dell'arsenale in realtà già in atto.

L'allarme è rientrato?

«Siamo preparati ad ogni evenienza. I combattimenti militari si sono allontanati dai nostri confini, nè ci sono più truppe russe nei pressi di Kiev o di Odessa. Ma anche se non siamo un target militare immediato, la situazione potrebbe precipitare fra un mese o fra un anno. Siamo il vicino più fragile dell’Ucraina, profondamente colpiti da questa guerra sia dal punto di vista umanitario – i profughi da noi accolti rappresentano ormai il 3.5 per cento della nostra popolazione - che di sicurezza»

Anche per questo ritenete oggi più cruciale che mai entrare nell’Unione Europea?

«Stiamo facendo il possibile per consolidare la nostra democrazia e governabilità. Per darle un esempio, quest’anno siamo saliti di 49 caselle – dall’89esimo al 40esimo posto - nella classifica annuale di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa. I nostri successi cominciano ad essere riconosciuti dalla comunità internazionale. Ed è sempre più chiaro a tutti un punto: se restiamo  vulnerabili noi, resta vulnerabile l’Europa».

Cosa pensate della “via italiana” all’uscita della crisi ucraina?

«Abbiamo sempre sostenuto e lo ripetiamo anche adesso che l’unica soluzione ai conflitti passa attraverso dialogo e negoziati pacifici. Abbiamo chiesto pubblicamente alla Russia di fermare le ostilità e ritirarsi dai territori ucraini. Allo stesso tempo riconosciamo che gli ucraini e il loro esercito stanno avendo un ruolo cruciale nel difendere l’Europa come la conosciamo: la sicurezza di stati vicini come noi e anche dei più lontani. Il concetto stesso di confini, che nessuno vuole siano ridisegnati con le armi. L’Ucraina sta difendendo col sostegno di tutti noi le regole della convivenza, il rispetto per i diritti umani, le leggi internazionali, il multilateralismo».