✕

Morawiecki a Repubblica: "Putin non si fermerà, così come non si è fermato Hitler"

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki nel corso di una conferenza stampa con l'omologo portoghese il 20 Maggio 2022  (ansa)
In un'intervista esclusiva con Repubblica il premier polacco avverte di fronte a un negoziato a qualsiasi costo: "Porta solo umiliazione". Difende l'allargamento della Nato e critica la Germania: "La riluttanza del cancelliere Scholz sarebbe lodevole se non fosse che in Ucraina i civili vengono massacrati".
6 minuti di lettura


BERLINO - Alla vigilia della sua partenza per Davos dove parteciperà al Forum economico mondiale, il premier polacco Mateusz Morawiecki non nasconde in quest’intervista esclusiva con Repubblica i suoi dubbi sulla proposta italiana di avviare colloqui per arrivare a una pace in Ucraina. Ogni tentativo, sostiene, ha portato finora all’”umiliazione”. Putin non si fermerà, “come Hitler non si è fermato in Austria, Cecoslovacchia e Polonia”. Nel giorno in cui il presidente polacco Andrej Duda è andato per la seconda volta a Kiev, il leader del Pis attacca il cancelliere tedesco Olaf Scholz. La tradizione tedesca di un dialogo con la Russia è “fallita”, e non è tempo di “meticolosità burocratiche” da parte di Scholz sull’ingresso dell’Ucraina nella Ue. “Non è l’iperattivismo ma la passività" il più grande nemico dell’Europa. Ri…


BERLINO - Alla vigilia della sua partenza per Davos dove parteciperà al Forum economico mondiale, il premier polacco Mateusz Morawiecki non nasconde in quest’intervista esclusiva con Repubblica i suoi dubbi sulla proposta italiana di avviare colloqui per arrivare a una pace in Ucraina. Ogni tentativo, sostiene, ha portato finora all’”umiliazione”. Putin non si fermerà, “come Hitler non si è fermato in Austria, Cecoslovacchia e Polonia”. Nel giorno in cui il presidente polacco Andrej Duda è andato per la seconda volta a Kiev, il leader del Pis attacca il cancelliere tedesco Olaf Scholz. La tradizione tedesca di un dialogo con la Russia è “fallita”, e non è tempo di “meticolosità burocratiche” da parte di Scholz sull’ingresso dell’Ucraina nella Ue. “Non è l’iperattivismo ma la passività" il più grande nemico dell’Europa. Rischia di "portare i carri armati russi fino a a Varsavia e Berlino”. E, dopo decenni di riluttanza, la Polonia dice di sì, rivela Morawiecki, a un esercito europeo.

L’Italia propone un piano di pace in quattro punti per terminare la guerra in Ucraina, come anticipato da Repubblica. E ha segnalato agli Stati Uniti che l'Europa deve mantenere una posizione autonoma sull’invasione russa. È d'accordo sulla necessità di spingere per i colloqui di pace?

“La pace è il nostro obiettivo comune, ma non può essere una pace ad ogni costo. Non possiamo accettare un dialogo che può essere sfruttato da Putin, un dialogo sopra le teste degli ucraini. Questo Paese sta versando sangue per la nostra libertà e la nostra sicurezza. Dobbiamo all'Ucraina la nostra lealtà. Ma poi, vi prego di citarmi almeno un successo a cui hanno portato i colloqui con Vladimir Putin. Molti politici ci hanno provato e l’epilogo è sempre stato lo stesso: umiliazione. Alcuni politici occidentali pensano ancora che la Russia alla fine si fermerà, che Putin si ammorbidirà. Ho un consiglio: non fatevi illusioni. Putin non si fermerà, così come Hitler non si è fermato in Austria, Cecoslovacchia e Polonia. Questa volta possiamo essere più saggi prima che la Russia incendi tutta l’Europa”.

Teme che Vladimir Putin possa attaccare la Polonia o altri Paesi? E quando si fermerà, secondo lei?

“Putin, in realtà, sta attaccando la Polonia e l'intera Europa da molti mesi. Ricatti sul gas, cyber-attacchi, provocazioni al confine tra Polonia e Bielorussia: tutte queste azioni sono ispirate o condotte da Mosca. La Russia sta conducendo da tempo una silenziosa guerra ibrida contro l'Europa e cerca di destabilizzare la situazione ovunque ci riesca. Eppure, ancora oggi, alcune élite europee cercano di far finta che non stia accadendo nulla. Questa è l’ultima opportunità per ritrovare la lucidità. Perché non ho dubbi che se non fosse per l'eroica presa di posizione dell'Ucraina, il Cremlino starebbe oggi pensando di invadere Varsavia, Tallinn, Vilnius e Helsinki. A quel punto nessun Paese europeo potrebbe sentirsi al sicuro”. 

L'unità europea è crollata sull'embargo petrolifero perché l'Ungheria si oppone. Lei è stato un alleato molto stretto di Orban nel gruppo di Visegrad: ha parlato con lui per convincerlo ad accettare le sanzioni?

“La Polonia ha certamente una visione peculiare dell'Est. La nostra esperienza con la Russia ci ha insegnato a comprendere meglio le intenzioni e i metodi russi. Credo che questo sia il motivo per cui i nostri piani di diversificazione energetica, avviati diversi anni fa, si sono rivelati lungimiranti. È un peccato che così pochi Paesi europei abbiano seguito l'esempio della Polonia. Putin ha iniziato ad attuare i suoi piani imperialisti già nel 2008, attaccando la Georgia. Questo segnale d'allarme è stato ignorato dall'Europa e la successiva annessione della Crimea e l'aggressione nel Donbass hanno solo confermato le intenzioni del Cremlino. Dopo il 2014, l'Europa non si è dimostrata all’altezza della situazione introducendo sanzioni troppo deboli. Negli ultimi sette anni, la Russia ha rafforzato la sua influenza in Europa, mentre noi abbiamo costruito la nostra indipendenza energetica. Facciamo già a meno del gas russo, ma non tutti i Paesi sono pronti. E non si tratta solo dell'Ungheria. Qualche tempo fa, il ministro degli Esteri austriaco Alexander Schallenberg ha ammesso che gli austriaci dipendono dal gas russo, anche se vorrebbero trovarsi in una situazione diversa. Tuttavia, questo non cambia la mia posizione e sto costantemente motivando i miei partner europei a elaborare un piano per abbandonare al più presto gli idrocarburi russi. La libertà e la coesistenza pacifica sono più importanti del prezzo del gas e del petrolio. La politica tedesca del "Wandel durch Handel”, della “trasformazione attraverso il commercio” si è rivelata un fallimento. Non solo non ha cambiato l'atteggiamento della Russia, ma ha gonfiato il suo portafoglio. I nostri partner in Europa occidentale volevano avere materie prime russe a basso costo e la sacra pace. Ora hanno materie prime costose e la guerra”. 

La Germania non vuole una "corsia preferenziale" per l'adesione dell'Ucraina all'UE: il cancelliere Scholz dice che prima bisogna integrare i sei Paesi del Balcani occidentali. E’ d’accordo?

“Viviamo in tempi in cui abbiamo bisogno di decisioni storiche più che di meticolosità burocratica. L'invito all'Ucraina non impedisce di continuare a lavorare con i Balcani occidentali. L'Unione dovrebbe essere aperta ai Paesi che vogliono creare una forte comunità unita da valori comuni. Oggi l'Ucraina è il vero cuore dell'Europa e difende con il proprio coraggio i valori per noi più preziosi. Vale la pena di aggiungere che l'Ucraina non conta su alcun trattamento preferenziale nel suo percorso verso l'UE; qualsiasi suggerimento di questo tipo sarebbe un insulto all’Ucraina. Invece la freddezza con cui alcuni leader si riferiscono all'Ucraina, quando essa ha tanto un enorme bisogno di sostegno materiale e morale, mi sembra fuori luogo".

La Polonia, in effetti, ha spesso criticato la Germania per la sua riluttanza a procedere all'embargo energetico o all'invio di armi. Come vede il ruolo della Germania in questo periodo?

“La riluttanza del cancelliere Scholz sarebbe lodevole se non fosse che in Ucraina i civili vengono massacrati in modo bestiale e non c'è tempo per operazioni di facciata. D’un lato la Germania promette aiuti militari, ma dall'altro il cancelliere avverte che non si può fare un passo di troppo. Né la Polonia né altri Paesi della Nato intendono provocare una guerra. Non è una politica iperattiva, bensì la passività a minacciare la sicurezza dell'Europa. L'Ucraina fa parte dell'Europa, ci separa dalla Russia e dobbiamo sostenerla in questa lotta eroica. Altrimenti, una mattina vedremo i carri armati russi davanti alle finestre di Varsavia, e poi forse di Berlino. Oggi dobbiamo unirci a tutti coloro che vogliono impedire ai carri armati russi di schiacciare civili nelle loro auto, ai forni crematori mobili russi di bruciare i cadaveri per coprire le tracce dei crimini e agli elicotteri russi di sparare deliberatamente a donne e bambini. Di fronte a questi fatti non possiamo fare calcoli di convenienza”.

La Francia propone una sorta di Europa geopolitica che potrebbe assorbire l'Ucraina e persino il Regno Unito. È una buona idea?

“William Ockham consigliava di non moltiplicare le entità oltre misura e io sono un sostenitore di questo principio. Tuttavia, qualsiasi forma di cooperazione che contribuisca a unire i Paesi democratici dell'Europa merita di essere presa in considerazione. La proposta francese è attualmente molto generica, ma non appena emergeranno i dettagli saremo lieti di esaminarli. Non vorrei però che fosse una proposta che serva a tenere l'Ucraina a lungo nell'anticamera dell’Ue". 

L'Europa dovrebbe costruire una difesa comune più forte, persino un esercito europeo?

“La risposta può essere una sola: sì. Deve essere un esercito europeo forte e pienamente integrato con le strutture della Nato”.

Finlandia e Svezia hanno chiesto di entrare nella Nato. Ma la Turchia si oppone. Come convincere Erdogan a cedere?

“La nuova architettura della sicurezza dell'Europa sta prendendo forma sotto i nostri occhi e la Nato è oggi il miglior garante della pace nel continente. Di fronte a una guerra insensata e alle minacce di Putin, la decisione più razionale è quella di espandere la Nato. Svezia e Finlandia lo capiscono molto bene. E quando è in gioco la sicurezza dei cittadini comuni, la politica dovrebbe passare in secondo piano. La Turchia non deve temere l'allargamento della Nato, bensì l’atteggiamento sempre più aggressivo della Russia. E che dire della Russia? Al momento è uno Stato isolato e Putin è un criminale. Il mondo civilizzato deve pensare innanzitutto a come rispondere efficacemente alla minaccia russa”.

La Polonia ha dimostrato un'enorme solidarietà accogliendo 3,5 milioni di rifugiati ucraini e spingendo sempre per un maggiore aiuto militare all'Ucraina. Perché? 

“Sotto i nostri occhi si sta dipanando la storia. La guerra in Ucraina è un punto di svolta nell'Europa moderna, e forse anche del mondo intero. È un nuovo capitolo nella storia della lotta per la libertà. La Polonia sa bene cosa significano l’invasione da parte di un grande vicino e anni di schiavitù. Tutto ciò comporta che i cittadini e lo Stato polacco stanno aiutando fortemente l'Ucraina a difendere la propria sovranità e integrità territoriale. Allo stesso tempo, stiamo vivendo la più grande migrazione dalla Seconda guerra mondiale e in Polonia non sono stati allestiti campi profughi. La stragrande maggioranza degli ucraini è stata accolta nelle case polacche. Sono estremamente grato ai miei concittadini per questo. Capiamo davvero molto bene la minaccia della Russia. E sappiamo che l'Ucraina sta combattendo non solo per la propria libertà, ma anche per quella della Polonia, dell'Italia e dell'intera Europa. Sostenendo l'Ucraina provvediamo alla nostra sicurezza comune”.  

In Europa e negli Stati Uniti si discute su cosa si debba fare con i beni russi congelati: qual è la posizione della Polonia?

“I beni russi dovrebbero essere non solo congelati, ma semplicemente confiscati. Non è possibile che, dopo i crimini commessi dalla Russia, si torni al ‘business as usual’. Se restituiamo il denaro alla Russia, prima o poi verrà utilizzato per finanziare altre campagne criminali. La Russia deve pagare per ciò che sta facendo in Ucraina e il denaro russo dovrebbe essere destinato a un solo scopo: ricostruire l'Ucraina devastata. Sono felice che la nostra voce forte venga finalmente ascoltata da un numero sempre maggiore di politici”.