Guerra in Ucraina, si dimette il consigliere russo all'Onu Boris Bondarev: "Mai vergognato così tanto del mio Paese"
di Corrado Zunino , di Corrado ZuninoROMA - È un consigliere della missione russa alle Nazioni Unite, un consigliere senior. Si è dimesso dal suo incarico e ha ottenuto protezione a Ginevra: "Non mi sono mai vergognato così tanto per la politica estera del mio Paese", ha scritto in una lettera consegnata all'organizzazione Un Watch e già diventata un documento culto su Twitter.
Vent'anni di esperienza, cresciuto al ministero degli Esteri russo - "la mia casa, la mia famiglia" -, dopo il 24 febbraio 2022, l'invasione all'alba dell'Ucraina da parte dell'esercito di Putin, Boris Bondarev ha compreso che il percorso della Federazione russa era segnato: "Con una Lettera Z", ha scritto, "hanno messo la parola fine a ogni speranza di vita libera e prospera nel nostro Paese".
L'ambasciatore, ora protetto ed economicamente sostenuto dall'organizzazione con sede a Ginevra, ha scritto: "Questa guerra, nei fatti cont…
ROMA - È un consigliere della missione russa alle Nazioni Unite, un consigliere senior. Si è dimesso dal suo incarico e ha ottenuto protezione a Ginevra: "Non mi sono mai vergognato così tanto per la politica estera del mio Paese", ha scritto in una lettera consegnata all'organizzazione Un Watch e già diventata un documento culto su Twitter.
Vent'anni di esperienza, cresciuto al ministero degli Esteri russo - "la mia casa, la mia famiglia" -, dopo il 24 febbraio 2022, l'invasione all'alba dell'Ucraina da parte dell'esercito di Putin, Boris Bondarev ha compreso che il percorso della Federazione russa era segnato: "Con una Lettera Z", ha scritto, "hanno messo la parola fine a ogni speranza di vita libera e prospera nel nostro Paese".
L'ambasciatore, ora protetto ed economicamente sostenuto dall'organizzazione con sede a Ginevra, ha scritto: "Questa guerra, nei fatti contro l’Occidente, è il più grande crimine non solo contro l’Ucraina, ma contro il popolo russo. Chi ha concepito il conflitto vuole soltanto una cosa: restare per sempre al potere, vivere in pomposi palazzi senza gusto, solcare i mari su yacht paragonabili per tonnellaggio alle navi della flotta russa, essere felice con un potere illimitato e impunito. Migliaia di russi e di ucraini sono già morti per questo".
Una carriera al ministero
L'uomo ripercorre la sua carriera - dal 2002 al ministero degli Esteri russo, dal 2009 in ambasciata a Ginevra - e spiega il degrado istituzionale che si è formato nel governo di Vladimir Putin e nelle sue cancellerie: "Mi dispiace ammettere che in questi venti anni il livello di bugie e mancanza di professionalità al ministero degli Esteri è via via cresciuto e negli ultimi anni è diventato semplicemente catastrofico. Invece che informazioni, offre cliché di propaganda, nello spirito dei giornali sovietici degli Anni Trenta. È un sistema che inganna se stesso". "Il ministro Sergej Lavrov", ancora, "è una buona illustrazione del decadimento del sistema: in 18 anni è passato dall’essere un fine intellettuale, esempio per molti giovani diplomatici, a una persona che costruisce conflitti e minaccia il mondo (quindi anche la Russia) con armi nucleari. Il ministero degli Esteri, oggi, non è un luogo di diplomazia, ma di bugie, bellicismo e odio".
Il diplomatico è convinto: "Presto la Russia non avrà più alleati e questo dipenderà dalla sua concezione malata della politica". Conclude: "Ho studiato vent’anni per essere un diplomatico, ma non posso più dividere questa ignominia piena di sangue, senza senso né intelligenza". La guerra di Putin in Ucraina.
Un Watch: "Bondarev è un eroe"
Il direttore esecutivo di Un Watch, Hillel Neuer, definisce Bondarev "un eroe”. E aggiunge: "Stiamo parlando con tutti i diplomatici russi alle Nazioni Unite per chiedere che seguano il suo esempio morale e si dimettano”. Un Watch è un'organizzazione non governativa la cui missione dichiarata è quella di "monitorare le prestazioni delle Nazioni Unite". Si è attivata nella lotta contro gli abusi dei diritti umani nella Republica democratica del Congo e nel Darfur ed è stata voce delle vittime in Cina, Cuba, Russia, Venezuela.