“Pronti a difendere Taiwan”, Biden rompe l’ultimo tabù
dal nostro inviato Paolo Mastrolilli , dal nostro inviato Paolo MastrolilliTOKYO - Una pericolosa gaffe, a cui la Casa Bianca ha cercato di mettere subito una pezza, oppure una strategia deliberata, per spingere il rivale cinese Xi a farsi due conti sull'opportunità di sfidare il mondo e imitare Putin invadendo Taiwan?
Non è unanime il giudizio sulle parole di Biden durante la conferenza stampa di ieri col premier giapponese Kishida, in cui ha detto che gli Usa sarebbero pronti al coinvolgimento militare diretto evitato in Ucraina, se Pechino aggredisse Taipei. Ma non manca chi ritiene che il presidente americano, seppur con una durezza inusuale, abbia voluto mandare un messaggio ponderato da tempo. Questo se si considera che ha prospettato di togliere alcune tariffe imposte dal predecessore Trump alla Repubblica popolare. Per contrastare l'inflazione sul piano domestico, perché gli interessi elettorali pesano sempre sul rapporto con la Cina, ma forse anche per affiancare la carota della collaborazione economica al bastone della…
TOKYO - Una pericolosa gaffe, a cui la Casa Bianca ha cercato di mettere subito una pezza, oppure una strategia deliberata, per spingere il rivale cinese Xi a farsi due conti sull'opportunità di sfidare il mondo e imitare Putin invadendo Taiwan?
Non è unanime il giudizio sulle parole di Biden durante la conferenza stampa di ieri col premier giapponese Kishida, in cui ha detto che gli Usa sarebbero pronti al coinvolgimento militare diretto evitato in Ucraina, se Pechino aggredisse Taipei. Ma non manca chi ritiene che il presidente americano, seppur con una durezza inusuale, abbia voluto mandare un messaggio ponderato da tempo. Questo se si considera che ha prospettato di togliere alcune tariffe imposte dal predecessore Trump alla Repubblica popolare. Per contrastare l'inflazione sul piano domestico, perché gli interessi elettorali pesano sempre sul rapporto con la Cina, ma forse anche per affiancare la carota della collaborazione economica al bastone della competizione geopolitica.
La scena è avvenuta nelle spettacolari sale del palazzo Akasaka, poco prima del lancio dell'Indo Pacific Economic Framework, che ha lo scopo di costruire un'alternativa allo strapotere commerciale di Pechino nella regione. Fino a quel momento la giornata era andata secondo copione. Il premier giapponese aveva rivelato di avere ricevuto dal capo della Casa Bianca l'appoggio per l'ingresso come membro permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu, da anni anatema per l'Italia insieme all'entrata della Germania prevista dal "quick fix", ed era stato duro con Putin: "L'invasione dell'Ucraina è inaccettabile, perché non si può cambiare lo status quo con la forza". Ma la ragione profonda dell'appoggio a Kiev è che Tokyo vede nell'invasione di Putin un modello che Xi potrebbe seguire, non solo per riprendersi Taiwan, ma anche per rilanciare le sue ambizioni territoriali nel Pacifico.
Proprio all'ultima domanda, però, una collega ha posto a Biden una questione precisa: "Lei non ha voluto coinvolgersi militarmente nel conflitto in Ucraina per ovvie ragioni. Sarebbe disposto a farlo per difendere Taiwan?". La risposta è stata altrettanto secca: "Sì". Allora la giornalista lo ha incalzato: davvero? "È l'impegno che abbiamo preso", ha risposto il presidente, davanti alle facce un po' stupite del segretario di Stato Blinken e del consigliere per la sicurezza nazionale Sullivan. "Noi - ha spiegato - condividiamo la One China Policy (la linea secondo cui esiste un solo governo cinese ndr). Ma l'idea che Taiwan possa essere presa con la forza non è appropriata. Destabilizzerebbe l'intera regione, e sarebbe un'altra azione simile all'Ucraina. Quindi è un onere ancora più forte".
Fino ad allora Biden era già stato molto duro con Putin, dicendo che "bisogna fargli pagare un caro prezzo per la sua barbarie", perché altrimenti il messaggio lanciato al mondo sarebbe che ognuno può sentirsi autorizzato a ripeterla. Così però ha scavalcato la linea della "ambiguità strategica" seguita finora dai suoi predecessori, che non erano mai scesi nei dettagli di come Washington reagirebbe all'invasione, proprio per tenere Pechino nell'incertezza e non incitarla all'aggressione. Ciò in base al Taiwan Relations Act del 1979, con cui gli Usa si erano impegnati a sostenere la capacità di Taipei di difendersi fornendo armi, senza però garantirle la stessa protezione offerta a Giappone e Corea, o agli alleati Nato.
Qualche minuto dopo un'autorevole fonte della Casa Bianca si è affrettata a chiarire: "Come ha detto il presidente, la nostra linea non è cambiata. Ha ribadito la One China Policy e il nostro impegno per la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan. Ha anche ripetuto il nostro obbligo secondo il Taiwan Relations Act, a fornire a Taipei i mezzi militari per difendersi". La verità però è evidente. In passato Biden aveva già detto di essere pronto ad aiutare l'isola in caso di attacco cinese, come ha fatto con l'Ucraina fornendo armi. Ad esempio nell'agosto scorso, per rassicurare Taiwan dopo il fallimentare ritiro dall'Afghanistan, o in ottobre, durante un dibattito alla Cnn. Stavolta però la domanda gli chiedeva espressamente se sarebbe pronto a fare per Taipei qualcosa in più rispetto a Kiev, e la risposta è stata affermativa.
Può trattarsi di una gaffe, ma è assai probabile che sia il vero sentimento del presidente. La domanda da porsi quindi riguarda i suoi effetti. È possibile che Xi, sfidato, si senta in dovere di rispondere agendo. Ma può anche darsi che davanti ad una posizione così ferma, alla crisi economica cinese, alla nuova ondata di Covid, al fallimento di Putin, al congresso d'autunno dove spera di ottenere il terzo mandato il leader di Pechino si convinca a soprassedere.