L’ira di Pechino: “Giocate con il fuoco, proteggeremo le nostre città”
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPechino - "State giocando con il fuoco, nessuno dovrebbe sottovalutare la decisa determinazione, la ferma volontà e la forte capacità del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale e l'integrità territoriale. Abbiamo esortato gli Stati Uniti ad essere cauti nelle parole e nei fatti su Taiwan e a non inviare alcun segnale sbagliato alle forze indipendentiste e separatiste". Come prevedibile, la Cina non ha reagito bene alle parole di Joe Biden.
Dopo la "gaffe", come erano state bollate quelle dello scorso anno, il presidente Usa è tornato a parlare di un impegno militare per difendere Taiwan in caso di attacco. Un impegno che, sulla carta, non esiste, visto che il Taiwan Relations Act permette a Washington di porsi come "garante" dell'isola continuando a venderle armamenti senza però far scattare nessun automatismo su un eventuale intervento militare americano in caso di aggressione: con lo sco…
Pechino - "State giocando con il fuoco, nessuno dovrebbe sottovalutare la decisa determinazione, la ferma volontà e la forte capacità del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale e l'integrità territoriale. Abbiamo esortato gli Stati Uniti ad essere cauti nelle parole e nei fatti su Taiwan e a non inviare alcun segnale sbagliato alle forze indipendentiste e separatiste". Come prevedibile, la Cina non ha reagito bene alle parole di Joe Biden.
Dopo la "gaffe", come erano state bollate quelle dello scorso anno, il presidente Usa è tornato a parlare di un impegno militare per difendere Taiwan in caso di attacco. Un impegno che, sulla carta, non esiste, visto che il Taiwan Relations Act permette a Washington di porsi come "garante" dell'isola continuando a venderle armamenti senza però far scattare nessun automatismo su un eventuale intervento militare americano in caso di aggressione: con lo scopo che né Taipei né Pechino si sentano abbastanza sicure da fare mosse che sconvolgerebbero la pace nello Stretto. La cosiddetta "ambiguità strategica". Ma a differenza delle uscite precedenti, dire quelle parole a Tokyo, alle porte di casa dei cinesi, e dopo l'invasione dell'Ucraina, ha certamente tutto un altro significato.
"Credo che Pechino abbia sempre pensato che gli Usa sarebbero intervenuti, ma sventolarglielo in faccia può cambiare le dinamiche", osserva Bill Bishop, attento osservatore di questioni cinesi. Anche se la guerra a Taiwan non sembra essere imminente, di sicuro Xi ha assunto in questi anni un atteggiamento più aggressivo dei suoi predecessori nei confronti della "provincia ribelle" da riunificare. Quale sarà la risposta cinese, visto che proprio in questi giorni la stessa Amministrazione Biden sta considerando di abolire alcuni dazi imposti dal suo predecessore? "Faranno sicuramente i loro calcoli, presto per dire quali", racconta Yun Sun dello Stimson Center. "Ma i cinesi sono sottoposti ora a molte pressioni, interne ed esterne, quindi penso che la loro priorità sarà quella di superare questo anno senza troppe turbolenze".
"Hanno paura. Visti i problemi interni, l'ultima cosa a cui pensano è la guerra, nonostante la retorica", confidavano qualche giorno fa fonti diplomatiche occidentali qui a Pechino. "Usa e Cina potrebbero arrivare alla guerra guerreggiata. Ma tutte e due stanno facendo il possibile per non arrivarci. Il deterrente nucleare è forte. E i cinesi sanno bene che un attacco a Taiwan scatenerebbe una guerra mondiale, con americani e giapponesi, in cui verrebbero sconfitti. Xi sta vedendo qual è la risposta a Putin sull'Ucraina".
"La linea ufficiale Usa rimarrà quella, ma dato il crescente attivismo cinese, all'interno della cornice della storica politica americana nei confronti di Taiwan si stanno delineando degli elementi più chiari", racconta Shi Yinhong, professore di Relazioni internazionali all'Università Renmin di Pechino. Dall'ambiguità alla chiarezza strategica. "Entrambe le parti percepiscono che la posta in gioco è molto alta, molto seria". "Siamo in un anno elettorale e non si avventureranno molto presto in un'azione militare", prosegue la fonte. "E poi bisognerà vedere che governo esce dal Congresso. Xi si è indebolito e dovrà tenere conto delle altre fazioni all'interno del Partito. Le voci dissonanti nel Pcc ci sono: una, storica, è rappresentata proprio da quelli che dicono che ha sbagliato a svegliare il gigante americano e che è colpa sua se l'America reagisce così".