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Mariela Castro, figlia di Raul Castro, e il direttore del Centro nazionale cubano per l'educazione sessuale, partecipano a un gay pride all'Avana 

Cuba, all'Assemblea nazionale il sì alle nozze tra persone dello stesso sesso. Ma sul resto dei diritti L'Avana frena

Entro l'estate dovrebbe essere approvato il nuovo codice della Famiglia finora rallentato dalla Chiesa. Dovrebbe essere consentita anche l'adozione. Ma su libertà di dissenso e di stampa è ancora no
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Per Cuba è una seconda rivoluzione. Quella sui diritti civili. Entro l’inizio dell’estate l’Assemblea Nazionale dovrebbe approvare il nuovo Codice della Famiglia che prevede di legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso e dar loro la possibilità di adottare un figlio. Già inserito nella nuova Costituzione varata nel 2019 l’unione civile gay (“Ogni persona ha diritto a fondare una famiglia”, recita l’articolo 81), l’estensione di tale diritto era rimasto sospeso per le resistenze della chiesa e degli evangelici ma anche dallo zoccolo duro dei veterani che faticano ad accettare qualcosa che hanno sempre rifiutato e condannato. Tutti ricordano come il solo fatto di essere gay fosse considerato un reato e come tanti omosessuali vennero spediti nei campi di rieducazione.

Ci sono voluti quattro anni di discussioni e 24 diverse versioni prima di trovare un testo che dica chiaramente che il matrimonio omosessu…

Per Cuba è una seconda rivoluzione. Quella sui diritti civili. Entro l’inizio dell’estate l’Assemblea Nazionale dovrebbe approvare il nuovo Codice della Famiglia che prevede di legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso e dar loro la possibilità di adottare un figlio. Già inserito nella nuova Costituzione varata nel 2019 l’unione civile gay (“Ogni persona ha diritto a fondare una famiglia”, recita l’articolo 81), l’estensione di tale diritto era rimasto sospeso per le resistenze della chiesa e degli evangelici ma anche dallo zoccolo duro dei veterani che faticano ad accettare qualcosa che hanno sempre rifiutato e condannato. Tutti ricordano come il solo fatto di essere gay fosse considerato un reato e come tanti omosessuali vennero spediti nei campi di rieducazione.

Ci sono voluti quattro anni di discussioni e 24 diverse versioni prima di trovare un testo che dica chiaramente che il matrimonio omosessuale è libero e legale. La norma dovrà comunque essere ratificata da un referendum popolare che si terrà entro la fine dell’anno. Solo dopo entrerà in vigore.

A dare la notizia è Mauricio Vincent, corrispondente storico da l’Avana per El Pais nel suo blog America. Lo fa con la sua consueta narrazione in cui affronta capitoli spinosi ma centrali nel cambiamento che vive l’isola di Fidel e del Che proponendo una delle tante chiacchierate che fa con il suo amico Lázaro. Nel dialogo, svolto ascoltando dischi di vecchi cantanti, circondati da libri e foto della Cuba castrista, la discussione sui diritti si allarga agli altri capitoli che contiene il nuovo Codice penale approvato il 15 maggio scorso dal Parlamento. Se la probabile legalizzazione del matrimonio omosex con la possibilità di adozione è un vero salto nella battaglia etica che supera legislazioni delle democrazie avanzate, lo stesso non si può dire per altri importanti diritti.

L’articolo più contestato del Codice è il 120. Sanziona da 4 a 10 anni di carcere coloro che “esercitano arbitrariamente qualsiasi diritto o libertà riconosciuta nella Costituzione della Repubblica e mettono in pericolo l’ordine costituzionale e il normale funzionamento dello Stato e del governo cubani”. Per molti giuristi si tratta di un’aberrazione del diritto stesso. “Perché”, osserva il giurista cubano Fernando Almey interpellato da Mauricio Vincent, “il legislatore indica che per l’esercizio dei diritti a Cuba (compresi quelli umani) è necessario avere un’autorizzazione dell’autorità”. I diritti, insomma, non sono riconosciuti come tali. Sono dei permessi.

E’ chiaro che dietro questa formulazione il governo chiude ogni spazio nell’affermazione di un diritto e si conserva il potere di autorizzarlo e anche di revocarlo. L’articolo 121, per esempio, riguarda il delitto di sedizione. Equipara i civili che manifestano pacificamente e fanno richieste a “un ammutinamento militare”. Questo significa che sfilare in modo pacifico sulle strade è uguale ad assaltare armi in pugno una caserma.

Stesse contraddizioni si avvertono sul tema della libertà di stampa. Secondo altri giuristi, il nuovo Codice penale che la regola “contiene almeno sette articoli che possono essere utilizzati per attaccare l’attività giornalistica a Cuba, criminalizzando l’espressione del pensiero, la diffusione di notizie che lo Stato qualifica come contrari ai propri interessi”. Per reprimere queste libertà interviene l’articolo 143 che “consente di punire con la reclusione da quattro a dieci anni chiunque svolga attività diffamatoria contro la Stato e il suo ordinamento costituzionale ricevendo fondi dall’estero”. E’ una misura applicata anche da Daniel Ortega in Nicaragua: oltre ai media, tutte le ong e le università private, come quella dei gesuiti, sono state chiuse e messe al bando perché accusate di essere al soldo degli Usa da cui ricevono finanziamenti. Sono delle spie, quindi contrarie agli interessi dello Stato.

Se dunque la comunità LGTBQI+, grazie al contributo incessante di Mariela Castro, figlia di Raúl, ha dovuto lottare duro prima di conquistare un diritto più volte respinto e più volte presentato all’Assemblea Nazionale, la grande riforma costituzionale di Cuba fatica a decollare. La battaglia sui diritti resta un sentiero incerto e irto di ostacoli.