Nuova frenata alle sanzioni sul petrolio: Orbán pretende più compensazioni
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Un ultimo tentativo è in corso. Per evitare che la brutta figura fatta dalla presidenza della Commissione Ue si trasformi in una débacle. Provare ad arrivare a un accordo con l'Ungheria di Viktor Orbán sull'embargo del petrolio russo. Magari non entro il Consiglio Europeo di lunedì prossimo, ma nei giorni successivi. Perché il rischio concreto è che tutto l'impianto delle sanzioni salti.
L'oggetto del negoziato, come quasi sempre a Bruxelles, sono i soldi: ossia i fondi da mettere a disposizione di Budapest per svincolarsi dalla dipendenza energetica di Mosca. Finanziamenti per pagare fornitori alternativi, costruire un nuovo oleodotto verso ovest e aggiornare le raffinerie di greggio. Perché i due miliardi inseriti proprio a questo scopo nell'ultimo pacchetto presentato dalla Commissione, il RePowerEu, sono considerati del tutto insufficienti dal governo magiaro. Anzi, nei contatti informali …
BRUXELLES - Un ultimo tentativo è in corso. Per evitare che la brutta figura fatta dalla presidenza della Commissione Ue si trasformi in una débacle. Provare ad arrivare a un accordo con l'Ungheria di Viktor Orbán sull'embargo del petrolio russo. Magari non entro il Consiglio Europeo di lunedì prossimo, ma nei giorni successivi. Perché il rischio concreto è che tutto l'impianto delle sanzioni salti.
L'oggetto del negoziato, come quasi sempre a Bruxelles, sono i soldi: ossia i fondi da mettere a disposizione di Budapest per svincolarsi dalla dipendenza energetica di Mosca. Finanziamenti per pagare fornitori alternativi, costruire un nuovo oleodotto verso ovest e aggiornare le raffinerie di greggio. Perché i due miliardi inseriti proprio a questo scopo nell'ultimo pacchetto presentato dalla Commissione, il RePowerEu, sono considerati del tutto insufficienti dal governo magiaro. Anzi, nei contatti informali il primo ministro ungherese mette sul piatto della bilancia anche i soldi del Recovery Plan: sette miliardi congelati dalla Ue per il mancato rispetto delle norme sullo Stato di Diritto.
Insomma: Orban (che proprio ieri ha rinnovato lo stato d'emergenza cambiandone la motivazione, dal Covid alla crisi Ucraina) vuole lo sblocco di quei sette miliardi o la costituzione di un nuovo fondo che di fatto sostituisca quei soldi. E così ha mandato una lettera al presidente del consiglio europeo, Charles Michel, per avvertire che l'intesa al summit dei leader della prossima settimana, alle attuali condizioni, non si può fare. Anzi, meglio proprio non discuterne. "Evidenzierebbe solo le nostre divisioni interne senza offrire una possibilità realistica di risolvere le differenze".
Il capo del governo di Budapest è esplicito: "Non ci sono indicazioni sulle modalità e sui tempi del finanziamento per le urgenti esigenze di investimento legate alla sostituzione del petrolio russo" senza il quale si determinerebbero "gravi problemi di approvvigionamento".
Lo stallo sta diventando imbarazzante visto che la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva annunciato il via libera al sesto pacchetto di sanzioni tre settimane fa. E ieri ammetteva di non aspettarsi un accordo al consiglio europeo: "È inutile dare false aspettative". Ma ha anche fatto capire che un negoziato è in corso: "C'è un elemento politico da discutere, ovvero quanto gli altri 26 Paesi membri vogliono concedere all'Ungheria in fatto di investimenti".
Il vicepresidente della Commissione, il lettone Valdis Dombrovskis, in linea con le preoccupazioni dei Paesi baltici, spinge per l'adozione rapida delle nuove sanzioni. "Noi - è la posizione del governo italiano spiegata dal sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola - ci auguriamo che si possa chiudere prima del Consiglio europeo di lunedì e martedì".