L'Alto commissario Onu per i diritti umani visita lo Xinjiang. Su Bbc i documenti shock della repressione cinese sugli uiguri
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Dopo diciassette anni un Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite torna a mettere piede in Cina. “Spero che questa visita possa contribuire a migliorare la comprensione e la cooperazione e a chiarire la disinformazione”. Così il ministro degli Esteri Wang Yi ha accolto ieri a Canton l’inviata dell’Onu Michelle Bachelet, che oggi e domani sarà nella regione del Xinjiang, dove Pechino è accusata di feroci campagne di repressione contro la minoranza musulmana degli uiguri. “Genocidio” secondo gli Stati Uniti. “La più grande menzogna del secolo” per la Cina. Un viaggio di sei giorni atteso almeno dal 2018, tra molte polemiche.
L’ex presidentessa cilena farà tappa prima a Kashgar, crocevia della storica Via della Seta, e poi ad Urumqi, la capitale della regione. Nessun giornalista straniero è stato ammesso al seguito. Ci sarà soltanto una conferenza stampa…
PECHINO - Dopo diciassette anni un Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite torna a mettere piede in Cina. “Spero che questa visita possa contribuire a migliorare la comprensione e la cooperazione e a chiarire la disinformazione”. Così il ministro degli Esteri Wang Yi ha accolto ieri a Canton l’inviata dell’Onu Michelle Bachelet, che oggi e domani sarà nella regione del Xinjiang, dove Pechino è accusata di feroci campagne di repressione contro la minoranza musulmana degli uiguri. “Genocidio” secondo gli Stati Uniti. “La più grande menzogna del secolo” per la Cina. Un viaggio di sei giorni atteso almeno dal 2018, tra molte polemiche.
L’ex presidentessa cilena farà tappa prima a Kashgar, crocevia della storica Via della Seta, e poi ad Urumqi, la capitale della regione. Nessun giornalista straniero è stato ammesso al seguito. Ci sarà soltanto una conferenza stampa conclusiva sabato. La visita sarà “a circuito chiuso”, ufficialmente per il Covid, con attivisti per i diritti umani e Ong a chiedersi in questi giorni di vigilia che cosa le sarà permesso visitare effettivamente. Potrà vedere gli ex campi di internamento, che la Cina ha definito centri di formazione professionale e di istruzione? Potrà incontrare e parlare con chi si è fatto anni di prigione? "La visita a lungo rimandata di Michelle Bachelet nel Xinjiang è un'opportunità cruciale per affrontare le violazioni dei diritti umani nella regione, ma sarà anche una battaglia contro gli sforzi del governo cinese per insabbiare la verità", ha dichiarato in un comunicato il segretario generale di Amnesty International Agnès Callamard.
Il viaggio di Bachelet arriva mentre da mesi varie Ong e governi chiedono al suo Ufficio di pubblicare l’atteso rapporto sulla situazione dei diritti umani nel Xinjiang. Il rapporto sarebbe già pronto, e già c’erano state richieste di una sua pubblicazione prima delle Olimpiadi invernali ospitate a febbraio da Pechino. Le organizzazioni per i diritti umani e varie inchieste internazionali sostengono che almeno un milione di persone siano state imprigionate in campi di internamento per combattere l’estremismo religioso, subendo torture e costrette ai lavori forzati.
In concomitanza con l’inizio del viaggio nella regione di Bachelet, questa mattina Bbc insieme ad un consorzio di altri 13 media internazionali - tra cui in Italia l'Espresso - ha pubblicato una lunga e documentata inchiesta multimediale. Migliaia di fotografie e documenti hackerati dai server della polizia della regione, Xinjiang Police Files, come sono stati ribattezzati: discorsi classificati di alti funzionari, manuali interni di polizia e informazioni sul personale, dettagli sull'internamento di oltre 20mila uiguri e fotografie di luoghi altamente sensibili.
“I file rivelano, con dettagli senza precedenti, l'uso da parte della Cina dei campi di rieducazione e delle prigioni ufficiali come due sistemi distinti ma correlati di detenzione di massa per gli uiguri - e mette seriamente in discussione la narrazione pubblica ben costruita su entrambi. I documenti forniscono alcune delle prove più solide finora emerse di una politica che prende di mira quasi tutte le espressioni dell'identità, della cultura o della fede islamica degli uiguri, e di una catena di comando che arriva fino al leader cinese Xi Jinping”. I file violati contengono più di 5mila fotografie di uiguri scattate dalla polizia tra gennaio e luglio 2018. Utilizzando altri dati di supporto, scrive Bbc, “è possibile dimostrare che almeno 2.884 di loro sono stati detenuti”. La più giovane, Rahile Omer, aveva appena 15 anni quando è stata presa. La più anziana, Anihan Hamit, 73.
La fonte dei file sostiene di averli violati, scaricati e decriptati da una serie di server della polizia nello Xinjiang, prima di passarli all’accademico tedesco Adrian Zenz, già denunciato dal governo cinese come un “fondamentalista cristiano che vuole distruggere il comunismo”, attualmente sotto sanzioni da parte di Pechino.
“Una serie di protocolli interni alla polizia descrive l'uso abituale di agenti armati in tutte le aree dei campi, il posizionamento di mitragliatrici e fucili di precisione nelle torri di guardia e l’ordine di ‘sparare per uccidere’ per chi cerca di fuggire”, si legge nell’inchiesta.