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Pechino, proteste per le misure anti-Covid anche all'Università Normale: "Fateci tornare a casa"

La protesta alla Normale di Pechino 
Tra le richieste degli studenti anche tamponi e servizi di trasporto: "Esami online, la vita nell'ateneo aiuta la diffusione della pandemia". E c'è chi cita Chen Sheng, il leader della ribellione che rovesciò la dinastia dei Qin
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PECHINO - Dopo la notte di proteste, pacifiche, della settimana scorsa alla Peking University durante la quale gli studenti hanno tirato giù la recinzione che li avrebbe separati dal resto del campus, ieri notte il malcontento si è spostato in un altro dei più prestigiosi atenei della capitale cinese, la Bnu, la Normale di Pechino. Centinaia di studenti si sono radunati a tarda sera per protestare contro le misure anti-Covid e il lockdown che da settimane impedisce loro di ritornare a casa liberamente.


Tre le richieste degli studenti, presentate in una lettera circolata sui social: “L'Università deve consentire immediatamente agli studenti di tornare a casa, organizzare i tamponi prima della partenza e fornire il servizio di trasporto alla stazione ferroviaria o all’aeroporto”; “Tutti gli esami offline del trimestre dovrebbero essere sostituiti da esami online o da esami tenuti in un secondo momento. Il carico di studio di …

PECHINO - Dopo la notte di proteste, pacifiche, della settimana scorsa alla Peking University durante la quale gli studenti hanno tirato giù la recinzione che li avrebbe separati dal resto del campus, ieri notte il malcontento si è spostato in un altro dei più prestigiosi atenei della capitale cinese, la Bnu, la Normale di Pechino. Centinaia di studenti si sono radunati a tarda sera per protestare contro le misure anti-Covid e il lockdown che da settimane impedisce loro di ritornare a casa liberamente.


Tre le richieste degli studenti, presentate in una lettera circolata sui social: “L'Università deve consentire immediatamente agli studenti di tornare a casa, organizzare i tamponi prima della partenza e fornire il servizio di trasporto alla stazione ferroviaria o all’aeroporto”; “Tutti gli esami offline del trimestre dovrebbero essere sostituiti da esami online o da esami tenuti in un secondo momento. Il carico di studio di questo trimestre dovrebbe essere alleggerito”; “L'Università dovrebbe riconoscere che le richieste degli studenti sono ragionevoli e garantire che nessuno sarà ritenuto responsabile dopo questo raduno”.



Tre richieste accompagnate da altrettante spiegazioni: “L'ambiente di vita dentro l’Università non è abbastanza buono per prevenire la pandemia”; “Altre università, tra cui l'Università di Pechino e l'Università Tsinghua, hanno già permesso agli studenti di tornare a casa”; “Gli studenti si sono sottoposti a tamponi per 16 giorni di fila e non è stato segnalato alcun caso nell'ultimo mese, quindi non c'è alcuna possibilità che il ritorno a casa degli studenti possa facilitare la trasmissione del virus”.


Nella lettera l’ultima frase recita così: "Da Chu sorge e Chen Sheng è il re”. Riferimento a Chen Sheng, il leader della ribellione che rovesciò la dinastia dei Qin nel 209 Avanti Cristo. Chu, invece, era il regno di cui Chen si era autoproclamato re. “Penso che questo riferimento si tratti di uno scherzo, una boutade”, racconta uno studente di un altro ateneo che preferisce rimanere anonimo. “Questo non ha davvero nulla a che fare con le loro esigenze e ciò che vogliono è ben lontano dal rovesciare un regime”. Ci avviciniamo alla data sensibile del 4 giugno, anniversario della strage di Piazza Tiananmen, e ogni dissenso studentesco è estremamente sensibile, però, agli occhi del potere comunista. 


I campus universitari sono chiusi da settimane a Pechino, mentre la città combatte per controllare il focolaio di Omicron che ha visto circa 1.600 infezioni dal 22 aprile. Altri 47 casi locali sono stati segnalati oggi. La scorsa settimana, quasi 700 studenti del campus di Fangshan del Beijing Institute of Technology sono stati portati in isolamento dopo che quattro studenti sono risultati positivi. Alcune università, come la Communication University of China, hanno rifiutato di consentire agli studenti di tornare a casa per il semestre primaverile. Altri atenei stanno, invece, gradualmente, consentendo agli universitari di uscire e tornare nelle loro rispettive comunità.