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La Cina vuole un patto di sicurezza con le isole del Pacifico. La Micronesia: "Rischio scontro con Washington"

Dalla pesca ai dati, dai sistemi doganali alle reti Internet fino alla cooperazione in materia di polizia: la proposta di Pechino alle Isole Salomone, Kiribati, Samoa, Fiji, Tonga, Vanuatu, Papua Nuova Guinea e Timor Est
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PECHINO - Dalla pesca ai dati, dai sistemi doganali alle reti Internet fino alla cooperazione in materia di polizia e a quella "nei settori della sicurezza tradizionale e non tradizionale". È la proposta che presenterà il ministro degli Esteri cinese Wang Yi il 30 maggio alle nazioni del Pacifico: da domani fino al 4 giugno il capo della diplomazia di Pechino sarà impegnato infatti in un tour che lo porterà alle Isole Salomone, Kiribati, Samoa, Fiji, Tonga, Vanuatu, Papua Nuova Guinea e Timor Est. Un "patto per il Pacifico" offerto a 10 delle nazioni insulari dell'area che somiglia a una sorta di Quad (l'alleanza che mette assieme Usa, Australia, India e Giappone) con caratteristiche cinesi. Un altro passo per guadagnare terreno e influenza nella regione. Non tutti sono entusiasti, però.

PECHINO - Dalla pesca ai dati, dai sistemi doganali alle reti Internet fino alla cooperazione in materia di polizia e a quella "nei settori della sicurezza tradizionale e non tradizionale". È la proposta che presenterà il ministro degli Esteri cinese Wang Yi il 30 maggio alle nazioni del Pacifico: da domani fino al 4 giugno il capo della diplomazia di Pechino sarà impegnato infatti in un tour che lo porterà alle Isole Salomone, Kiribati, Samoa, Fiji, Tonga, Vanuatu, Papua Nuova Guinea e Timor Est. Un "patto per il Pacifico" offerto a 10 delle nazioni insulari dell'area che somiglia a una sorta di Quad (l'alleanza che mette assieme Usa, Australia, India e Giappone) con caratteristiche cinesi. Un altro passo per guadagnare terreno e influenza nella regione. Non tutti sono entusiasti, però.

A svelarlo è stata l'agenzia Reuters che ha potuto vedere in esclusiva la lettera inviata da David Panuelo, presidente della Micronesia, ad altre 21 nazioni del Pacifico, nella quale si parla del piano di Pechino. Per Panuelo, l'intenzione della Cina "minaccia la stabilità regionale". 

"Un accordo a livello regionale che copra la sicurezza e il commercio tra la Cina e le isole del Pacifico rappresenterebbe uno spostamento dell'attenzione di Pechino dalle relazioni bilaterali ai rapporti con il Pacifico su base multilaterale - e probabilmente aumenterebbe le preoccupazioni di Washington e dei suoi alleati", scrive Reuters. 

Nella bozza del documento si prevedono "corsi di formazione di polizia", una cooperazione su reti di dati, sicurezza informatica, sistemi doganali efficienti, un'area di libero scambio Cina-Isole del Pacifico e il sostegno ad azioni sul cambiamento climatico e sulla salute.

"A parte l'impatto sulla nostra sovranità - scrive Panuelo nella lettera - il controllo cinese sulle nostre infrastrutture di comunicazione, sui nostri mari, sulle risorse e sulla nostra sicurezza, tutto ciò aumenterà le possibilità che la Cina entri in conflitto con Australia, Giappone, Stati Uniti e Nuova Zelanda". La fornitura di apparecchi per i sistemi doganali, aggiunge Panuelo, "porterebbe alla raccolta di biodati e alla sorveglianza di massa di coloro che risiedono, entrano ed escono dalle nostre isole".

A preoccupare Washington, Tokyo, Canberra e Wellington è stato già nelle settimane scorse l'accordo siglato con le Salomone - che Wang dovrebbe firmare ufficialmente domani - che potrebbe aprire la strada ad una base militare di Pechino nella regione.