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La responsabile ucraina dei rapporti Ue: "La possibilità di una neutralità dell'Ucraina è morta dopo Bucha"

 Ivanna Klympush-Tsintsadse - foto ufficiale Verkhovna Rada, parlamento ucraino   
L’ex vicepremier ucraina definisce “inaccettabile” l’atteggiamento di Orban. Ma è anche scettica anche sul piano di pace italiano: “la premessa è sbagliata”.
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DAVOS - Ivanna Klympush-Tsintsadse è “pessimista” sulla possibilità che si possano liberare i porti ucraini dalla morsa di Mosca e che si possa scongiurare una spaventosa crisi alimentare globale. L’ex vicepremier ucraina e attuale presidente del Comitato per l’integrazione dell’Ucraina nella UE definisce “inaccettabile” l’atteggiamento di Orban, che in Europa blocca l’embargo sul petrolio russo. Ma la parlamentare ucraina è molto scettica anche sul piano di pace italiano: “la premessa è sbagliata”, ossia l’idea che l’Ucraina possa accettare una neutralità militare, in futuro. “Quell’idea è morta al più tardi dopo Bucha”. Quanto all’integrazione di Kiev nella Ue, Klympush-Tsintsadse è molto chiara: chi la blocca per motivi “burocratici o legalistici” come Francia, Germania o Paesi Bassi dovrebbe ricordarsi che in Ucra…

DAVOS - Ivanna Klympush-Tsintsadse è “pessimista” sulla possibilità che si possano liberare i porti ucraini dalla morsa di Mosca e che si possa scongiurare una spaventosa crisi alimentare globale. L’ex vicepremier ucraina e attuale presidente del Comitato per l’integrazione dell’Ucraina nella UE definisce “inaccettabile” l’atteggiamento di Orban, che in Europa blocca l’embargo sul petrolio russo. Ma la parlamentare ucraina è molto scettica anche sul piano di pace italiano: “la premessa è sbagliata”, ossia l’idea che l’Ucraina possa accettare una neutralità militare, in futuro. “Quell’idea è morta al più tardi dopo Bucha”. Quanto all’integrazione di Kiev nella Ue, Klympush-Tsintsadse è molto chiara: chi la blocca per motivi “burocratici o legalistici” come Francia, Germania o Paesi Bassi dovrebbe ricordarsi che in Ucraina “stiamo combattendo ogni giorno per difendere la nostra libertà, anche quella di scegliere l’Unione europea invece della Russia”.

Il blocco dei porti ucraini rischia di scatenare una spaventosa crisi del cibo globale. A che punto sono le trattative per sbloccarli?

“Sono pessimista. Il primo punto inaccettabile è che la Russia pretenda che si smontino le sanzioni occidentali per liberarli. Il secondo problema è che non ci fidiamo dei corridoi che propongono: potrebbero essere una scusa per entrare a Odessa e assaltarla. Noi chiediamo che le navi con il grano vengano scortate dall’Onu o da una potenza neutrale”.  

A Davos il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha detto di essere più preoccupato dello stallo delle sanzioni in Europa che dei ritardi sull’invio di armi. Ci spiega meglio cosa significa?

“Vuol dire che a causa dello stallo sul sesto pacchetto di sanzioni europee, Putin continua a incassare un miliardo di euro al giorno grazie al gas e al petrolio che vende. E quei soldi, la Russia li impiega per massacrare civili e bombardare le nostre città. E il tutto perché l’Europa è in ostaggio di un solo uomo, il premier ungherese Viktor Orban, fedele a Putin e determinato a non voler rinunciare al petrolio a basso costo e a rapporti privilegiati con Mosca. E’ qualcosa di inaccettabile, un gioco fatto sulla pelle degli ucraini che combattono e muoiono ogni giorno. La Ue è un’unione basata sulla solidarietà, non è anche scritto nei Trattati?”. 

Cosa ne pensa del piano di pace italiano?

“Penso che sia costruito su alcune premesse sbagliate. La prima è l’idea della neutralità dell’Ucraina. La neutralità di oggi significa la schiavitù di domani”.

Ma anche Volodymyr Zelensky aveva parlato, all’inizio della guerra, di un’ipotesi di neutralità con un ombrello di sicurezza garantito da determinati Paesi come la Turchia, gli Stati Uniti o l’Italia.

“Penso che quell’idea sia morta. Primo, perché poi abbiamo scoperto Bucha, Sumi e tutti i luoghi delle atrocità imperdonabili commesse dai russi. Secondo, perché gli ucraini non lo sosterrebbero più in un’ipotesi del genere. E il presidente lo sa”.

Ma non pensa che a un certo punto bisognerà cercare di far dialogare Zelensky e Putin?

“E’ troppo presto per lavorare a un piano di pace, francamente. E’ chiaro che ogni guerra finisce con un accordo di pace. Ma questa non può finire con la cessione, da parte nostra, di fette di territorio”. 

A fine giugno non tutti pensano che il Consiglio Ue accetterà la vostra candidatura, il premier olandese Mark Rutte ad esempio. Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di 15-20 anni per il processo di adesione. E il cancelliere tedesco, Olaf Scholz ha sottolineato anche a Davos che bisogna integrare, intanto, i Balcani occidentali.

“Come ha detto la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, bisogna smetterla di attaccarsi a dettagli burocratici e legalistici. Noi stiamo combattendo ogni giorno per difendere la nostra libertà, anche quella di scegliere l’Unione europea invece della Russia. E mi faccia dire qualcosa al cancelliere Scholz, che a Davos ha detto che Putin ‘non deve vincere’ la guerra. Io sogno il giorno che il cancelliere tedesco dirà che Putin ‘deve perdere la guerra’, che la Russia deve essere isolata e sconfitta. Spero che ci arriveremo”.