"Leggevo Crusoe dentro l’Azovstal, così ho salvato i miei bambini”
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio TonacciMykolaiv - Solo la forza meravigliosa di una giovane mamma poteva trasformare i tunnel arrugginiti dell'Azovstal nell'isola di Robinson Crusoe. E rendere l'eco terrificante di una bomba che esplode lo strumento essenziale di un'orchestra immaginaria. "Sono stata là sotto per 65 giorni con mio figlio e 17 bambini spaventati. Cos'altro potevo fare per proteggerli dall'orrore?". Anna Zaitseva, quell'orrore, lo ha colorato.
Ha fatto disegnare la frutta e le torte da vendere al mercato invisibile, che poi era l'impianto di areazione. Ha preso spunto dal libro di Daniel Defoe per proporre escursioni negli angoli bui del bunker. A lume di candela leggeva le avventure di Crusoe per far addormentare i piccoli mentre gli adulti piangevano in silenzio, girati su un fianco. Le ha dato una mano suo padre Oleg, che fa il musicista e quando cadevano i missili russi, metteva i bimbi in cerchio e li faceva cantare, battendo le mani a tempo c…
Mykolaiv - Solo la forza meravigliosa di una giovane mamma poteva trasformare i tunnel arrugginiti dell'Azovstal nell'isola di Robinson Crusoe. E rendere l'eco terrificante di una bomba che esplode lo strumento essenziale di un'orchestra immaginaria. "Sono stata là sotto per 65 giorni con mio figlio e 17 bambini spaventati. Cos'altro potevo fare per proteggerli dall'orrore?". Anna Zaitseva, quell'orrore, lo ha colorato.
Ha fatto disegnare la frutta e le torte da vendere al mercato invisibile, che poi era l'impianto di areazione. Ha preso spunto dal libro di Daniel Defoe per proporre escursioni negli angoli bui del bunker. A lume di candela leggeva le avventure di Crusoe per far addormentare i piccoli mentre gli adulti piangevano in silenzio, girati su un fianco. Le ha dato una mano suo padre Oleg, che fa il musicista e quando cadevano i missili russi, metteva i bimbi in cerchio e li faceva cantare, battendo le mani a tempo con i boati.
Anna Zaitseva ha 24 anni, è nata a Mariupol e, prima dell'assedio, insegnava francese nelle scuole. Adesso si trova nell'ovest dell'Ucraina, insieme ai genitori e al suo Svyatoslav, entrato nel rifugio dell'acciaieria sovietica il 24 febbraio che aveva appena quattro mesi di vita ed evacuato il 30 aprile che ne aveva sei. "C'era anche mio marito Kirill", racconta Anna a Repubblica, sfogliando mentalmente il diario non scritto di quei 65 giorni.
"E' un operaio dell'acciaieria, dopo l'invasione si è arruolato nel Reggimento Azov. L'ultima volta che ci siamo abbracciati era l'11 marzo, eravamo nei cunicoli. Mi ha portato i pannolini per Svyatoslav e il latte in polvere, che ho scaldato mettendo una tazza di ferro sopra la candela. Per lo stress e il poco cibo ho perso il latte materno. Kirill mi ha dato il libro di Defoe e un bacio. Gli ho promesso che se torna vivo gli darò la figlia femmina che tanto vuole. Non l'ho più visto, so che lo è ferito ed è a Novoazovsk, in mano ai russi. Mi ha mandato una lettera".
"Nel bunker c'erano bambini dai 4 ai 12 anni. Avevano fame, allora un giorno abbiamo disegnato frutta, verdura, coca cola e biscotti su pezzi di carta e ci siamo messi a giocare alla Caffetteria: loro venivano da me a comprare il cibo pagando con banconote finte. Svitlana, una bimba di 6 anni, era disperata, sono riuscita a calmarla con la scommessa della torta al cioccolato: se resisteva senza piangere, una volta fuori gliene avrei comprata una intera tutta per lei, con la glassa".
Laggiù, dieci metri sotto terra, non c'era acqua né elettricità. "Usavamo un generatore, gli uomini uscivano ogni giorno nonostante i bombardamenti per prendere il diesel dai serbatoi dei trattori. Lo stesso con l'acqua: c'erano delle scorte, ma solo in alcuni punti nel labirinto dell'Azovstal. Il cibo l'avevamo portato da casa, ai primi di marzo era già finito. Il capo dell'impianto però si era preparato, aveva comprato kit alimentari. A fine aprile erano esauriti anche quelli"
Andare in bagno era complicato. "Ne avevamo uno, coi tubi di cinquant'anni fa che si sono intasati subito. La facevamo in secchi di metallo e la tenevamo lontano dalla zona dormitorio. Sapete quella storia delle ragazze giapponesi che riescono a lavarsi i capelli solo con un bicchiere d'acqua? Pensavo non fosse possibile, invece... C'era un'altra toilette in superficie, che funzionava ma rischiavi la vita. Una signora anziana c'è andata, un mortaio le ha fatto esplodere lo specchio addosso, è tornata giù tutta insanguinata". Il sangue è difficile da spiegare ai bambini, pure con tutta la fantasia di Anna. "Ho detto loro la verità, perché non volevamo che sottovalutassero i pericoli. La guerra gliel'ho spiegata così: il mondo è diviso in buoni e cattivi, e i cattivi stavano facendo del male ai buoni".
"La stanza aveva un sistema d'areazione rotto, se giravamo a mano la ventola un po' di aria fresca entrava. Nel primo mese potevo vedere il sole salendo su per massimo cinque minuti, poi è diventato troppo pericoloso. Giocavamo alla scuola, io facevo la maestra di francese e mio padre insegnava le note. Organizzavamo mini concerti, abbiamo festeggiato sei compleanni regalando fiori di carta e un libro illustrato fatto dai bimbi. L'8 marzo i maschietti hanno cantato una canzone rap per le donne. Il giorno peggiore è stato il 25 aprile, primo tentativo di evacuazione: una volta fuori ci hanno bombardato, abbiamo avuto quattro feriti. I russi hanno usato una di quelle bombe super pesanti, che penetrano nelle strutture d'acciaio. Siamo rimasti intrappolati in una palazzina per ore. Il giorno più bello? Il 30 aprile, quando siamo riaffiorati dal buio e non ci sparavano addosso".
Poco prima, uno dei soldati ucraini le ha consegnato la lettera di Kirill, che stava combattendo altrove nell'immensa acciaieria. "Voi due siete la cosa più preziosa che ho, in questi tempi duri solo pensare a voi mi fa mantenere la calma. Ti ammiro Anna, sei dolcemente pazza", le ha scritto il marito. Anna Zaitseva sulla spalla destra ha il tatuaggio in francese, "La vie est belle". Il 26 maggio era il suo primo anniversario di matrimonio, non lo ha potuto festeggiare. Svitlana è da qualche parte nel mondo e ha mangiato la torta alla cioccolata. Con la glassa.