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La Chiesa russa d’Ucraina taglia i ponti con Kirill

Dodicimila luoghi di culto, disseminati soprattutto a Oriente. Ieri un Sinodo teso ha decretato l’addio alla casa madre
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Il dado è tratto: dopo mesi di imbarazzi e fedeli in fuga, ieri la Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca ha detto addio a Kirill e ha proclamato l'indipendenza. Ricca di parrocchie ma sempre più povera di consensi, la costola ucraina della Chiesa di Mosca, insomma la Chiesa dei filorussi ucraini, si è riunita in un sinodo difficile e doloroso decretando l'addio al Cremlino e alla sua guerra sanguinosa.
È un addio altamente simbolico, maturato in una Chiesa che era già lacerata da uno scisma interno diventato rovente, in questi mesi di guerra. Una Chiesa ucraina slegata da Mosca c'era già: è la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", una Chiesa autocefala nata nel 2018.

Epifanio, il suo patriarca, ha ricevuto formalmente il tomos dell'autocefalia dal patriarca di Costantinopoli, e non riconosce autorità sopra di sé. Ma la sua Chiesa rappresenta gli ucraini che guardano all'Occid…

Il dado è tratto: dopo mesi di imbarazzi e fedeli in fuga, ieri la Chiesa ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca ha detto addio a Kirill e ha proclamato l'indipendenza. Ricca di parrocchie ma sempre più povera di consensi, la costola ucraina della Chiesa di Mosca, insomma la Chiesa dei filorussi ucraini, si è riunita in un sinodo difficile e doloroso decretando l'addio al Cremlino e alla sua guerra sanguinosa.
È un addio altamente simbolico, maturato in una Chiesa che era già lacerata da uno scisma interno diventato rovente, in questi mesi di guerra. Una Chiesa ucraina slegata da Mosca c'era già: è la "Chiesa ortodossa dell'Ucraina", una Chiesa autocefala nata nel 2018.

Epifanio, il suo patriarca, ha ricevuto formalmente il tomos dell'autocefalia dal patriarca di Costantinopoli, e non riconosce autorità sopra di sé. Ma la sua Chiesa rappresenta gli ucraini che guardano all'Occidente, non quelli ancora legati culturalmente alla Russia, un popolo che fino a pochissimi anni fa contendeva la maggioranza del Paese. In questa Ucraina dilaniata tra due mondi in conflitto, però, pochi anni sono un'epoca. Come i partiti filorussi hanno prosciugato i loro consensi dal 2014 in poi, anche la Chiesa ucraina del patriarcato di Mosca si è andata assottigliando dopo lo scisma, e rischiava di sparire. Per celebrare messa i suoi preti dovevano addirittura commemorare - come sempre si fa nella liturgia ortodossa - il patriarca di Mosca Kirill, che dell'invasione russa in Ucraina è un fervente sostenitore. Un paradosso sempre più inaccettabile, tra le bombe e il sangue dell'avanzata russa. In molti si rifiutavano di farlo, si tirava avanti ma era sempre più dura.

"Esprimiamo il nostro disaccordo con la posizione del patriarca Kirill, di Mosca e di tutta la Russia riguardo alla guerra in Ucraina", ha detto ieri il Consiglio varcando il suo rubicone e proclamando "la completa indipendenza". In teoria ora la Chiesa scismatica del patriarca Onofrio, che guida la costola ucraina allontanatasi dal patriarcato di Mosca, dovrebbe confluire nella Chiesa ortodossa dell'Ucraina di Epifanio, ma le cose dell'uomo sono sempre più complicate di quello che la logica lascerebbe supporre. E così il Consiglio riunito ieri ha subito messo le mani avanti, e ci saranno difficili nodi canonici da sciogliere.

Nel frattempo Mosca ha perso del tutto il suo pulpito sui fedeli ucraini. Un pulpito che poteva contare su dodicimila chiese disseminate soprattutto nell'Est del Paese, un patrimonio che stava però svanendo con il suo patriarca filorusso Onofrio che non prendeva le distanze dall'aggressione militare e non denunciava i massacri provocati dall'invasione. Ora il Consiglio lo ha scritto tra i primi punti: "Affinché abbia luogo il dialogo" per una riunificazione, i rappresentanti della Chiesa ucraina di Epifanio devono "fermare il sequestro di chiese e i trasferimenti forzati delle parrocchie"; insomma basta furti, dicono, ma quelli mica erano furti: era la legittima fuga da una Chiesa che per tre mesi è rimasta legata a Mosca mentre migliaia di ucraini morivano sotto le bombe.

A Mosca intanto non l'hanno presa benissimo. "Dal momento che la Chiesa ortodossa russa non ha ricevuto alcun appello dalla Chiesa ortodossa ucraina - dice il presidente del dipartimento sinodale, Volodymyr Legoyda - non possiamo rispondere alle informazioni ricevute dalla stampa. Preghiamo per la conservazione dell'unità, per una pace rapida e la fine dello spargimento di sangue".