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Le lacrime di Biden a Uvalde. I parenti dei bimbi uccisi: "Faccia qualcosa"

(reuters)
Il presidente americano porta un mazzo di rose bianche alla scuola dove Salvador Ramos ha ucciso 19 alunni e due insegnanti. Commozione, lacrime e preghiere. Ma di imporre uno stop alle armi, in Texas, non se ne parla nemmeno
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UVALDE (TEXAS) - Joe Biden abbraccia Mandy Gutierrez, preside della Robb Elementary School, davanti al memoriale coperto di fiori, all'ingresso della scuola. La first lady li guarda, la mano destra posata sul braccio del marito come a creare una connessione. Attorno, centinaia di persone, in maggioranza ispaniche, osservano in silenzio. I Biden depongono un mazzo di rose bianche. Il presidente si muove piano, si asciuga una lacrima. Qualcuno dalla folla urla: "Abbiamo bisogno di cambiamento". Il governatore del Texas, Greg Abbott, viene fischiato. "Presidente, faccia qualcosa", grida un altro. "Lo farò", risponde.

Scene inedite da queste parti, ma se il Texas non è cambiato nella notte, non succederà niente neanche questa volta: martedì un ragazzo di diciotto anni, armato di AR-15, è entrato in questa scuola piazzata in mezzo a un niente fatto di strade polverose e casette asimettriche, e ha ucciso 19 bambini e due …

UVALDE (TEXAS) - Joe Biden abbraccia Mandy Gutierrez, preside della Robb Elementary School, davanti al memoriale coperto di fiori, all'ingresso della scuola. La first lady li guarda, la mano destra posata sul braccio del marito come a creare una connessione. Attorno, centinaia di persone, in maggioranza ispaniche, osservano in silenzio. I Biden depongono un mazzo di rose bianche. Il presidente si muove piano, si asciuga una lacrima. Qualcuno dalla folla urla: "Abbiamo bisogno di cambiamento". Il governatore del Texas, Greg Abbott, viene fischiato. "Presidente, faccia qualcosa", grida un altro. "Lo farò", risponde.

Scene inedite da queste parti, ma se il Texas non è cambiato nella notte, non succederà niente neanche questa volta: martedì un ragazzo di diciotto anni, armato di AR-15, è entrato in questa scuola piazzata in mezzo a un niente fatto di strade polverose e casette asimettriche, e ha ucciso 19 bambini e due insegnanti, mentre la polizia se ne stava fuori in attesa di uomini meglio attrezzati e con più coraggio. È stato ucciso il killer, Salvador Ramos, ma non quello che rappresenta: qui potrebbero vivere altri dieci ragazzi isolati come Ramos e che hanno qualcosa da dire al mondo. Migliaia sono in giro per gli Stati Uniti.

È il giorno in cui i Biden visitano la scuola, vanno a messa nella chiesa cattolica della comunità. Ad attenderli, seicento fedeli. Biden e la moglie incontrano i familiari delle vittime, ma in forma privata, così diversi dal Donald Trump che nel 2019 a El Paso, dove ventitré persone vennero uccise in un centro commerciale, si fece fotografare accanto ai parenti delle vittime, mostrando il pollice alzato. Se guardiamo le migliaia di persone radunate a Houston per dire no alle armi, qualcosa cambierà. Ma il Texas rurale è tutto come Uvalde, dove la gente piange, depone fiori, li depone ovunque, davanti alla scuola, agli angoli delle strade, nella piazza del municipio, monta croci commemorative, scrive sui muri i numeri di salmi dalla Bibbia, ma non va oltre. I negozi espongono il messaggio "Uvalde Strong" e sulle insegne digitali appare "pray for Uvalde", ma alla fine mancano le due parole di vera rottura con il passato: no guns. Non le pronuncia nessuno. L'arcivescovo Gustavo Garcia-Siller, che officia la messa, dice: "Il Signore ha preparato un posto per i diciannove piccoli che abbiamo perso".

Biden lascia Uvalde, e la gente, ai giornalisti che domandano "cosa chiederebbe al presidente?", risponde: "Do more", fare di più. Di più cosa? Proteggere le scuole. Cioè: gente armata e porte bloccate. La ricetta della Nra, la lobby dei produttori di armi, il cui sogno è gente armata ovunque. Nessuno qui che dica: "Mettiamo al bando i fucili da guerra".

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Henry "El Zapatista" Rodriguez, membro del "Concilio Zapatista", se ne sta a trenta metri da Biden. Panama bianco, occhiali a specchio e baffi bianchi, premette: "Il Concilio è bipartistan, non facciamo politica". Zapatista bipartisan, se basta a capire cosa siano il Texas e il livello del dibattito sulle armi. "Però, personalmente, sarei per bandirle", dice ma piano, perché nessuno lo guardi con sospetto. "Perché questa è una comunità rurale - spiega - amano la caccia, crescono con le armi, il tema non è sentito". Le armi fanno parte della vita quotidiana, come i rodei e il barbecue di carne con chili.

All'ingresso della città ci sono due cartelloni enormi: uno pubblicizza pistole. Quello sotto, un ospedale. Nello store Walmart, a tre chilometri da dove abitava il killer, vendono fucili mimetici Crickett a 126 dollari. Sullo scaffale accanto sono esposte fiabe per bambini della serie "Andiamo in campeggio". Lungo le strade si alternano croci con i nomi delle ventuno vittime e le foto celebrative, un po' cimiteriali, dei freschi laureati di Uvalde. Tutto si tiene insieme, vita e morte. Girare con un mazzo di fiori fa comunità, come mostrare la bandiera texana. Essere parte della maggioranza è ciò che conta di più. E la maggioranza vuole più sicurezza, non meno armi. "Per fermare i cattivi ragazzi armati - ha detto il senatore Ted Cruz - bastano i bravi ragazzi armati".

L'8 novembre si eleggerà il governatore. Il repubblicano Abbott è sostenuto dalla lobby della Nra. Lo sfidante, il democratico Beto O'Rourke, è contro. Sarà interessante vedere come voterà il Texas, e come Uvalde.