✕

Una colletta per l'Armata russa: la corsa a inviare binocoli, cibo e medicinali ai soldati al fronte

Vladimir Putin in visita ai soldati rimasti feriti (reuters)
Il New York Times racconta le iniziative di solidarietà per le truppe dispiegate in Ucraina per quella che il Cremlino continua a chiamare "operazione speciale". Sostegno all'invasione, ma soprattutto un segnale di come l'esercito sia a corto di tutto
2 minuti di lettura

LONDRA – C’è chi raccoglie fondi per comprare medicinali, aghi anestetici, bende e disinfettante. Chi organizza una colletta per l’acquisto di droni, occhiali per la visione notturna e stivali da campo. E perfino qualcuno che si mette in moto per spedire semplicemente roba da mangiare, a cominciare dalle patate, alimento base della dieta nazionale. Per la guerra in Ucraina, il crowdfunding è diventato il finanziamento alternativo dell’armata russa. Da Mosca a Nizhnij Novgorod, da San Pietroburgo alla Siberia, parenti e amici dei soldati inviati dal Cremlino a invadere la nazione vicina mandano al fronte tutto quello che l’esercito regolare non è in grado di fornire ai propri soldati.

Nata tra familiari e conoscenti dei 150 mila militari impegnati in quella che Putin chiama “operazione speciale”, la colletta viaggia sul web come un tam-tam e ottiene il sostegno di cittadini senza legami diretti con le truppe. Una cam…

LONDRA – C’è chi raccoglie fondi per comprare medicinali, aghi anestetici, bende e disinfettante. Chi organizza una colletta per l’acquisto di droni, occhiali per la visione notturna e stivali da campo. E perfino qualcuno che si mette in moto per spedire semplicemente roba da mangiare, a cominciare dalle patate, alimento base della dieta nazionale. Per la guerra in Ucraina, il crowdfunding è diventato il finanziamento alternativo dell’armata russa. Da Mosca a Nizhnij Novgorod, da San Pietroburgo alla Siberia, parenti e amici dei soldati inviati dal Cremlino a invadere la nazione vicina mandano al fronte tutto quello che l’esercito regolare non è in grado di fornire ai propri soldati.

Nata tra familiari e conoscenti dei 150 mila militari impegnati in quella che Putin chiama “operazione speciale”, la colletta viaggia sul web come un tam-tam e ottiene il sostegno di cittadini senza legami diretti con le truppe. Una campagna di solidarietà che da un certo punto di vista dimostra il sostegno della popolazione alla guerra. Ma c’è anche una diversa interpretazione del fenomeno: se c’è bisogno del crowdfunding per dare armi, medicinali e perfino cibo alle forze russe, significa che il ministero della Difesa non ha o non ha più i mezzi per proseguire l’offensiva.

Secondo alcune stime, il costo dell’invasione per la Russia è pari a 700 milioni di euro al giorno, circa quello che Mosca incassava quotidianamente dal gas e dal petrolio venduto all’Europa prima che un parziale embargo volontario e tagli decisi dal Cremlino per rappresaglia contro gli aiuti militari occidentali a Kiev riducessero le entrate per Putin. I messaggi che i soldati russi mandano a casa dal campo di battaglia suggeriscono che le forze armate sono a corto di tutto. E questo sta spingendo i privati a supplire con la propria iniziativa alle deficienze dello stato.

Per questo la colletta, come racconta stamane il New York Times, non viene pubblicizzata dai media nazionali: sarebbe imbarazzante per il potere. Il presidente ha visitato per la prima volta un ospedale militare nei giorni scorsi, facendo coraggio ai feriti e promettendo: “I nostri soldati riceveranno tutto quello di cui hanno bisogno per completare vittoriosamente questa campagna”. Ma il crowdfunding rivela chiaramente che le cose non stanno così.

Natalia Abyieia, una agente immobiliare di Nizhnij Novgorod, invia al fronte siringhe, lacci emostatici, materiale medico di ogni tipo, ma anche patate, cipolle, binocoli, radio trasmittenti, capi d’abbigliamento: da quando è iniziata la guerra il 24 febbraio, è già stata sette volte al confine con l’Ucraina, insieme a un gruppo di amici, per consegnare pacchi di cibo e assistenza ai soldati. Dice di avere raccolto l’equivalente di 60 mila dollari di aiuti. “Poiché tutto il mondo dà aiuti all’Ucraina, dobbiamo impegnarci noi ad aiutare i nostri soldati”, afferma.

Tatyana Polotnikova arriva al fronte da ancora più lontano, facendo un viaggio di 1500 chilometri dai monti Urali: ha già consegnato 3 tonnellate di materiale alle truppe russe. Fa circolare il suo appello a donare soldi per i soldati sui social media. Dice che servono con urgenza anche stampelle e sedie a rotelle. Altri riferiscono di casi in cui i militari non hanno nemmeno lacci per gli scarponi. Quanto a droni e occhiali per la visione notturna, è possibile acquistarli in negozi per la caccia o su internet: e sembra che ci sia grande richiesta anche di quelli, come ha riferito un documentario che è stato visto 3 milioni di volte su YouTube. E una chat su Telegram chiede con urgenza spray anti-insetti, scarpe, calze, cappelli, zucchero e batterie. “I nostri ragazzi muoiono per mancanza di equipaggiamento”, scrive un blogger in un messaggio disfattista. L’armata russa starà anche avanzando nel Donbass, ma senza il crowdfunding potrebbe presto diventare un’armata rotta.