Sorpresa al primo turno delle elezioni in Colombia, il "vecchietto di Tik Tok" mina il successo del candidato progressista Petro
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoUn voto per il cambiamento. Un voto contro l’establishment, contro il sistema che ha governato la Colombia per 200 anni. Gustavo Petro, candidato per il Pacto Histórico, vince al primo turno delle presidenziali con il 40 per cento dei voti, ma si trova davanti un ostacolo imprevisto nel ballottaggio che affronterà tra tre settimane, il 19 giugno. La vera sorpresa di queste importante e mai così tese elezioni nel paese andino si chiama Rodolfo Hernández, 77 anni, chiamato anche “Il Vecchietto di TikTok” perché il successo (28 per cento) che ha incassato è dovuto soprattutto alla sua popolarità sui social dove vanta quasi un milione di follower.
Indipendente, legato a un programma fatto di cose semplici che fanno presa su un elettorato stanco del binomio conservatori/ liberali che si sono alternati da sempre al potere, questo imprenditore che a molti ricorda Donald Trump è l’ultimo esempio di una tende…
Un voto per il cambiamento. Un voto contro l’establishment, contro il sistema che ha governato la Colombia per 200 anni. Gustavo Petro, candidato per il Pacto Histórico, vince al primo turno delle presidenziali con il 40 per cento dei voti, ma si trova davanti un ostacolo imprevisto nel ballottaggio che affronterà tra tre settimane, il 19 giugno. La vera sorpresa di queste importante e mai così tese elezioni nel paese andino si chiama Rodolfo Hernández, 77 anni, chiamato anche “Il Vecchietto di TikTok” perché il successo (28 per cento) che ha incassato è dovuto soprattutto alla sua popolarità sui social dove vanta quasi un milione di follower.
Indipendente, legato a un programma fatto di cose semplici che fanno presa su un elettorato stanco del binomio conservatori/ liberali che si sono alternati da sempre al potere, questo imprenditore che a molti ricorda Donald Trump è l’ultimo esempio di una tendenza che si impone in molti paesi dell’America Latina. Si presenta come simbolo della lotta alla corruzione e di sfida al sistema. Xenofobo con gli immigrati, misogino sui temi femminili, è scivolato su accostamenti che volevano essere battute ma erano solo frutto di superficialità. Come quella di chiara ammirazione nei confronti di Hitler che ha poi corretto dicendo che intendeva dire Einstein. “Mi sono confuso”.
Così è stato a suo tempo con Jair Bolsonaro, l’ex capitano dell’Esercito che sembrava uno scherzo più che un potenziale presidente; così è avvenuto in Perú dove Pedro Castillo, prima di vincere le elezioni, era un perfetto sconosciuto: un maestro elementare della provincia delle Ande scelto su internet dalla coppia che aveva fondato il partito per il quale è stato poi candidato. A parte Fernández, in Argentina, che si trova alle prese con una ribelle Cristina de Kirchner, solo Gabriel Boric, in Cile, incarna la nuova sinistra che si affaccia sulla scena dopo 10 anni di trionfo della destra. In attesa di Lula, se prevarrà.
Il grande perdente è Federico Fico Gutiérrez, ex sindaco di Medellín, volto di quella continuità che ha finito per divorarlo. Candidato della destra è riuscito, ha faticato a far convergere su di lui i voti sia dei conservatori sia dei liberali. La sua sconfitta è anche un chiaro segnale per la classe dominante della Colombia mal sopportata dalla maggioranza della popolazione; finisce l’era dominata dall’ex presidente Àlvaro Uribe. Ha ammesso subito il tracollo e ha anche subito annunciato che appoggerà Hernández al secondo turno. E’ la prospettiva più difficile per Gustavo Petro. Se si sommano i cinque milioni di voti di Fico ai sei di Hernández si raggiungono 11 milioni: 2,5 in più degli 8,5 raccolti dal candidato della sinistra. Davanti ai giornalisti arrivati da tutto il mondo, Petro ha ammesso i suoi timori convinto che di più non poteva incassare. “Ci sono cambiamenti”, ha detto riferendosi al successo del suo sfidante, “che non sono cambiamenti, sono suicidi. Cosa vogliamo, cambiare o suicidarci?”.
Il voto si è svolto senza problemi. Nessun incidente di rilievo, nessuna denuncia di truffa. Ma tanta tensione. La Colombia sa di essere alla vigilia di un cambiamento storico. La maggioranza continua ad avere paura della sinistra. Il conflitto nato con il Bogotazo nel 1948 è una ferita mai rimarginata del tutto. Ci sono stati 56 anni di guerra tra Stato e guerriglia, l’accordo di pace del 2016 non è ancora applicato e digerito. Il Covid, i due anni di pandemia, hanno pesato sull’economia. Ci sono state due ondate di rivolte con feriti e morti.
Gustavo Petro ha raccolto questo disagio e questa richiesta di rinnovamento. E’ al suo terzo tentativo come presidente. Non è detto che ci riesca. Anzi. I suoi discorsi moderati hanno tranquillizzato la classe imprenditoriale; ha indicato il vicepresidente della Confindustria come ministro dell’Economia. Ha cercato di trasmettere fiducia e serenità. E’ noto il suo passato come guerrigliero dell’M-15, gruppo armato della sinistra degli Anni 80 del secolo scorso poi tornato nella legalità. Ma è nota anche la sua indole pacifica, il fatto che non ha mai sparato, neanche imbracciato un’arma. Ieri era nervoso, è rimasto tutto il giorno in silenzio. Si è perfino dimenticato la carta d’identità quando si è recato al seggio. Ha dovuto aspettare che qualcuno andasse a prenderla a casa. Ha parlato solo all’ultimo, quando i dati erano chiari. Tutto diverso da Rodolfo Hernández che ha subito acclamato il suo successo. Ovviamente sui social, chiuso nella sua cucina di casa. Non ha mai partecipato a un confronto pubblico, nemmeno in tv. Assapora la vittoria convinto che la destra pur di non trovarsi un presidente di sinistra lo voterà anche al ballottaggio.