Stop al piano cinese per il Pacifico che preoccupava Usa e Australia
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Respinto. Il mega accordo multilaterale tra Pechino e le dieci nazioni del Pacifico non s’ha da fare, al momento. “La Cina sarà sempre un buon amico”, scriveva in una lettera il presidente Xi Jinping indirizzata ai partecipanti del meeting di Suva, alle Fiji. Il suo ministro degli Esteri, Wang Yi, non è riuscito, però, a convincere fino in fondo i partecipanti della bontà di questa amicizia. Il capo della diplomazia cinese aveva scelto di lanciare il “patto per il Pacifico” proprio dalla capitale figiana, tappa centrale del suo tour nella regione: una “visione di sviluppo comune” per la creazione di una zona di libero scambio, accordi su pesca, tecnologia, addestramento delle forze di polizia e soprattutto in materia di sicurezza “tradizionale e non tradizionale” che aveva messo in allarme Stati Uniti e alleati, Australia in primis.
Dopo le perplessità e le marce indietro dei giorni sco…
PECHINO - Respinto. Il mega accordo multilaterale tra Pechino e le dieci nazioni del Pacifico non s’ha da fare, al momento. “La Cina sarà sempre un buon amico”, scriveva in una lettera il presidente Xi Jinping indirizzata ai partecipanti del meeting di Suva, alle Fiji. Il suo ministro degli Esteri, Wang Yi, non è riuscito, però, a convincere fino in fondo i partecipanti della bontà di questa amicizia. Il capo della diplomazia cinese aveva scelto di lanciare il “patto per il Pacifico” proprio dalla capitale figiana, tappa centrale del suo tour nella regione: una “visione di sviluppo comune” per la creazione di una zona di libero scambio, accordi su pesca, tecnologia, addestramento delle forze di polizia e soprattutto in materia di sicurezza “tradizionale e non tradizionale” che aveva messo in allarme Stati Uniti e alleati, Australia in primis.
Dopo le perplessità e le marce indietro dei giorni scorsi di Micronesia e Fiji, è proprio su quest’ultimo punto che le altre nazioni (Samoa, Tonga, Kiribati, Papua Nuova Guinea, Vanuatu, Salomone, Niue e Isole Cook) hanno deciso di mettere l’accordo “in pausa” e prendersi più tempo per riflettere.
“Non siate troppo ansiosi o troppo nervosi”, aveva provato a rassicurare Wang. “Lo sviluppo comune e la prosperità della Cina e di tutti gli altri Paesi in via di sviluppo significherebbe soltanto una grande armonia, una maggiore giustizia e un maggiore progresso del mondo intero”. "C'è stato un sostegno generale - ha ammesso Qian Bo, ambasciatore cinese alla Fiji - ma ovviamente ci sono perplessità su alcune questioni specifiche”.
Dopo l'incontro, ha dichiarato Wang, si è trovato un accordo su cinque aree di cooperazione (tra cui la ripresa economica post-Covid e nuovi centri per l'agricoltura e i disastri naturali) ma è necessario “un maggiore consenso”.
Dopo le Salomone, Kiribati, Samoa e Fiji, Wang sarà impegnato fino a sabato anche a Tonga, Vanuatu, Papua Nuova Guinea e Timor Est.
Non tornerà a casa comunque completamente a mani vuote. Sabato ha firmato un accordo con le Samoa per una “maggiore collaborazione”: dettagli, tuttavia, ancora poco chiari. E almeno tre accordi proprio con le Fiji che, secondo la diplomazia cinese, amplierebbero la cooperazione in materia di economia, commercio, agricoltura, pesca, turismo, aviazione civile, istruzione.
La controffensiva australiana al piano cinese non si era fatta attendere. Venerdì scorso, proprio alle Fiji, era volata la neoministra degli Esteri Penny Wong: “L’Australia sarà un partner che non imporrà oneri finanziari insostenibili”, riferimento nemmeno troppo velato ai prestiti cinesi nella regione.
A preoccupare Washington, Tokyo, Canberra e Wellington era stato già nelle settimane scorse l’accordo siglato tra la Cina e le Isole Salomone. Pechino e Honiara hanno firmato il mese scorso un patto che potrebbe aprire la strada ad una base militare permanente cinese sull’arcipelago, ad appena duemila chilometri dalla costa australiana.