✕

Ucraina, reparti scelti e artiglieria: Severodonetsk nella morsa russa

Conquistare la città permetterebbe a Putin di occupare quasi tutto il Donbass ucraino
2 minuti di lettura

L’offensiva contro Severodonetsk rimette in movimento l’intera linea del fronte, con un’intensità di scontri che non si vedeva da oltre un mese. La città sta diventando un altro snodo di questa guerra: conquistarla permetterebbe a Putin di occupare la quasi totalità del Donbass ucraino, ottenendo una vittoria netta seppur lontana dalle ambizioni iniziali dell’invasione. Le avanguardie russe sono entrate nella periferia da due direzioni, ma incontrano una resistenza accanita. I difensori però rischiano di ritrovarsi accerchiati, con alle spalle il grande fiume Sieverskij Donec che ostacola la ritirata. Severodonetsk rischia di trasformarsi in una trappola, forse peggiore dell’acciaieria Azovstal perché già ora è quasi impossibile mettere in salvo l’armamento pesante. E anche il bilancio di vittime civili potrebbe toccare livelli altissimi: molti dei 100mila abitanti non sono riusciti a fuggire.


M…

L’offensiva contro Severodonetsk rimette in movimento l’intera linea del fronte, con un’intensità di scontri che non si vedeva da oltre un mese. La città sta diventando un altro snodo di questa guerra: conquistarla permetterebbe a Putin di occupare la quasi totalità del Donbass ucraino, ottenendo una vittoria netta seppur lontana dalle ambizioni iniziali dell’invasione. Le avanguardie russe sono entrate nella periferia da due direzioni, ma incontrano una resistenza accanita. I difensori però rischiano di ritrovarsi accerchiati, con alle spalle il grande fiume Sieverskij Donec che ostacola la ritirata. Severodonetsk rischia di trasformarsi in una trappola, forse peggiore dell’acciaieria Azovstal perché già ora è quasi impossibile mettere in salvo l’armamento pesante. E anche il bilancio di vittime civili potrebbe toccare livelli altissimi: molti dei 100mila abitanti non sono riusciti a fuggire.


Mosca sembra avere destinato a quest’operazione le truppe migliori a disposizione: si notano paracadutisti e fanteria di marina; l’avanzata nei centri urbani viene affidata ai reparti speciali degli Spetsnaz, ai miliziani ceceni e ai mercenari della Wagner. Questi uomini si muovono con cautela, ostacolando i droni ucraini con contromisure elettroniche e utilizzando i loro per sorvegliare le mosse degli avversari. Alcuni dei mezzi più moderni sono stati gettati nella mischia, dai semoventi Terminator ai tank T-90. Il protagonista di questa avanzata però è l’artiglieria, con un volume di fuoco che non si vedeva dal 1945: uno sbarramento ininterrotto da oltre una settimana di obici, razzi e bombardamenti aerei.


I russi concentrano il tiro da lunga distanza; gli ucraini cercano di rispondere con i nuovi cannoni da 155 millimetri forniti dall’Occidente ma il personale ha ricevuto un addestramento frettoloso: l’impressione è che usino le armi pesanti alla spicciolata, senza riuscire a contrastare lo schieramento di Mosca. In alcuni casi sparano e restano allo scoperto, venendo colpiti dal tiro russo: è quello che è accaduto a un paio di obici FH70, che secondo Mosca appartengono alle forniture italiane. Le truppe trincerate nei boschi finiscono così sotto le cannonate per giorni, logorandosi prima entrare in contatto con i nemici.


Kiev ha ben chiaro il valore politico e militare di questa battaglia. Lancia contrattacchi in più zone, per obbligare Mosca a distogliere le forze. Il primo è scattato per riprendere il controllo dell’autostrada tra Bakhmut e Lysychansk, senza la quale è impossibile rifornire Severodonetsk: al momento non sembra avere incrinato la marcia dei russi, lenta ma inesorabile.


La manovra più importante è partita domenica molto più a Sud, attraversando il Dnepr non lontano da Kherson: gli ucraini sono andati avanti per una decina di chilometri, senza sfondare finora la linea di difesa. L’assalto è stato sostenuto dall’aviazione e ci sarebbero stati duelli tra caccia, in cui sarebbe stato abbattuto un Sukhoi 35 russo. Ma gli invasori stanno mandando rinforzi massicci, impiegando le ferrovie per ridurre il pericolo di imboscate: nella stazione di Melitopol, a ridosso di questo fronte, domenica è arrivato un altro convoglio di tank. Sembra che il Cremlino stia impegnando le ultime risorse, mettendo in campo unità provenienti dall’estremo nord e dall’Asia. Kiev continua a ricevere equipaggiamenti moderni dall’Occidente ma deve riuscire a istruire gli uomini: almeno tre nuove brigate stanno venendo formate con carri armati, blindati e semoventi. Prima che siano pronte al combattimento ci vorranno settimane. Mentre la morsa su Severodonetsk si chiuderà entro pochi giorni.