“Putin sblocchi i porti ucraini”: il pressing finale della Ue sul grano
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Revocare il blocco dei porti ucraini del Mar Nero per consentire le esportazioni di cibo, in particolare da Odessa. È quello che chiederanno oggi alla Russia i capi di stato e di governo riuniti a Bruxelles anche per esaminare l'emergenza alimentare mondiale provocata dalla guerra in Ucraina. Il nuovo appello Ue, secondo la bozza della conclusioni diramata ieri, segue l'apertura comunicata da Putin sabato a Macron e Scholz. Il presidente russo ha promesso di consentire il transito delle navi commerciali e di non "sfruttare militarmente" lo sminamento delle acque circostanti.
Ma alle promesse di Putin anche Macron e Scholz hanno imparato a diffidare. Lo sblocco del porto di Odessa per l'export di grano dovrebbe essere accompagnato da una missione internazionale, sotto l'egida dell'Onu e con l'appoggio operativo di alcuni paesi europei. Un'operazione complessa e rischiosa su cui non c'è al momento accordo nell'Ue…
PARIGI - Revocare il blocco dei porti ucraini del Mar Nero per consentire le esportazioni di cibo, in particolare da Odessa. È quello che chiederanno oggi alla Russia i capi di stato e di governo riuniti a Bruxelles anche per esaminare l'emergenza alimentare mondiale provocata dalla guerra in Ucraina. Il nuovo appello Ue, secondo la bozza della conclusioni diramata ieri, segue l'apertura comunicata da Putin sabato a Macron e Scholz. Il presidente russo ha promesso di consentire il transito delle navi commerciali e di non "sfruttare militarmente" lo sminamento delle acque circostanti.
Ma alle promesse di Putin anche Macron e Scholz hanno imparato a diffidare. Lo sblocco del porto di Odessa per l'export di grano dovrebbe essere accompagnato da una missione internazionale, sotto l'egida dell'Onu e con l'appoggio operativo di alcuni paesi europei. Un'operazione complessa e rischiosa su cui non c'è al momento accordo nell'Ue e pesano anche i dubbi del governo di Kiev che non può accettare di abbassare le difese su Odessa, città simbolo che la Russia minaccia da settimane. Non a caso ieri il leader turco Erdogan ha sentito sia Putin che Zelensky invitandoli a parlarsi "direttamente". Non solo sul grano, ma anche per un cessate il fuoco.
Per affrontare la crisi alimentare globale, che sta già destabilizzando paesi del Mediterraneo e dell'Africa, la Commissione propone la creazione di "corridoi di solidarietà" su cui far transitare il grano. Sono rotte che attraversano l'Ucraina, passando per Romania e Polonia, con un percorso fluviale verso il porto rumeno di Costanza e poi il trasporto merci su strada. I tedeschi di Deutsche Bahn hanno già cominciato il potenziamento del collegamento ferroviario ma con difficoltà logistiche. I convogli che viaggiano sulla rete ucraina non sono compatibili con quella europea. La quantità massima di cereali che possono essere esportati attraverso Polonia e Romania è di circa 2 milioni di tonnellate al mese, con un deficit di almeno 4 milioni di tonnellate mancanti.
"Un'altra opzione, sollecitata dagli Usa, consiste nell'utilizzare un percorso ferroviario attraverso la Bielorussia fino ai porti baltici" racconta una fonte all'Eliseo. In questo caso, la rete ferroviaria di stampo sovietico è compatibile ma resta il nodo politico. Lukashenko, il dittatore amico di Putin, potrebbe chiedere un alleggerimento delle sanzioni Ue in cambio del passaggio delle merci. È lo stesso ricatto che pesa sulla disponibilità di Putin di aprire varchi su Odessa. Lo zar continua a sostenere che l'emergenza alimentare è dovuta alle sanzioni. "Dobbiamo smontare la narrazione russa: la crisi è dovuta alla guerra" commentano dall'Eliseo dove però non si abbandona il tentativo di dialogo con Mosca. Francia e Germania, con la sponda dell'Italia, continuano a lavorare per costruire un "corridoio marittimo" che sarebbe più rapido ed efficace: un vagone di treno trasporta 60 tonnellate di grano, una nave fino a 60mila.