Il Giappone vuole rafforzare la sua Difesa davanti al pericolo cinese
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Un gruppo strategico interno al Ministero degli Esteri incaricato di monitorare le attività cinesi. Sulla scia dell’invasione russa dell’Ucraina e delle frizioni con Pechino nell’Indo-Pacifico, il Giappone ha deciso di inaugurare questa nuova unità - riporta oggi l'agenzia di stampa Kyodo - per raccogliere e analizzare informazioni politiche, economiche e diplomatiche relative alla Cina. Una mossa che somiglia a quella “China House” appena lanciata da Washington per coordinare e integrare le politiche statunitensi nei confronti di Pechino.
Le spese per la Difesa
Che la Cina sia in cima all’agenda nipponica lo si capisce dalla bozza che l&…
PECHINO - Un gruppo strategico interno al Ministero degli Esteri incaricato di monitorare le attività cinesi. Sulla scia dell’invasione russa dell’Ucraina e delle frizioni con Pechino nell’Indo-Pacifico, il Giappone ha deciso di inaugurare questa nuova unità - riporta oggi l'agenzia di stampa Kyodo - per raccogliere e analizzare informazioni politiche, economiche e diplomatiche relative alla Cina. Una mossa che somiglia a quella “China House” appena lanciata da Washington per coordinare e integrare le politiche statunitensi nei confronti di Pechino.
Le spese per la Difesa
Che la Cina sia in cima all’agenda nipponica lo si capisce dalla bozza che l’agenzia Reuters ha visionato lo scorso venerdì: “Rafforzare drasticamente” le capacità militari, si legge nel documento. La bozza non fornisce dettagli sulla spesa (anche se dovrebbe essere portata al 2% del Pil), ma si afferma per la prima volta che: "Ci sono stati tentativi di cambiare unilateralmente lo status quo con la forza in Asia orientale, rendendo la sicurezza regionale sempre più grave”. Non sono menzionati Paesi particolari ma è ovvio che il Giappone ha in mente soprattutto Pechino e Pyongyang. Il giorno prima, giovedì, l’ex primo ministro Shinzo Abe affermava che la spesa per la Difesa dovrebbe essere portata a 7mila miliardi di yen (60 miliardi di dollari) dagli attuali 5.400, alla luce della crescente spesa militare della Cina e delle minacce missilistiche della Corea del Nord. "Siamo seriamente preoccupati per la rapida crescita delle attività militari cinesi", ha detto il primo ministro Kishida in un'intervista a Nikkei la scorsa settimana. "Le capacità di difesa del Giappone devono essere radicalmente rafforzate”.
La riforma della Costituzione
Da mesi a Tokyo si discute della possibilità di aumentare le spese per la Difesa (Kishida lo ha promesso anche a Biden durante il loro incontro della settimana scorsa), così come quella di modificare la natura dell’esercito consentendo la cosiddetta “capacità di primo attacco”. Non una passeggiata, tuttavia: bisognerebbe cambiare la Costituzione pacifista imposta dagli Usa. L’articolo 9 della Carta, redatto dalle forze di occupazione statunitensi dopo la Seconda guerra mondiale, stabilisce che il Giappone rinuncia alla guerra e proibisce al Paese di usare la forza per risolvere le controversie internazionali. Il suo esercito è limitato a un ruolo strettamente difensivo. “La volontà di abbandonare l’impegno non ufficiale in vigore fin dal dopoguerra di mantenere la spesa per la difesa a circa l'1% del PIL è un riflesso della crescente ansia per l'ambiente di sicurezza regionale e la guerra della Russia in Ucraina”, racconta al Guardian Michito Tsuruoka dell’Università Keio di Tokyo. "Molti in Giappone, incluso Kishida, sostengono che l'invasione russa non dovrebbe essere un precedente da ripetere in Asia da parte della Cina. Abbiamo in mente la Cina quando pensiamo alla guerra in Ucraina”, continua Tsuruoka.
Sondaggi in crescita per il premier
L’attivismo internazionale (insolito) del Giappone durante questa crisi ucraina sembra premiare comunque il premier, almeno dando retta ai sondaggi: indice di gradimento al 66%, percentuale più alta da quando ha vinto le elezioni lo scorso ottobre. Il governo giapponese mira a rafforzare la deterrenza contro la Cina anche cooperando con i Paesi che hanno firmato accordi di sicurezza individuali con Tokyo. Entro il marzo del prossimo anno potrebbero arrivare le modifiche normative necessarie per autorizzare l’export di jet da combattimento missili e altre armi verso 12 Paesi.
A preoccupare Tokyo è ovviamente l’eventuale presa di Taiwan da parte di Pechino: l’isola si trova a soli 110 km da Yonaguni, nella prefettura meridionale di Okinawa. L’altro fronte è quello delle Senkaku-Diaoyu. Nel ’72 in questo angolo di Oceano Pacifico gli americani si ritirarono e da allora Pechino, Tokyo e Taipei ne rivendicano l’appartenenza. Sono acque che fanno gola: per la loro pescosità e per le risorse naturali come gas e petrolio. In questi sette chilometri quadrati disabitati si stuzzicano la marina militare cinese da una parte e la guardia costiera nipponica dall’altra. Tokyo puntualmente denuncia le incursioni nelle proprie acque territoriali, spaventata dalla rinnovata assertività cinese.