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Opec, i signori del petrolio tendono la mano a Mosca

(ansa)
Lavrov vola a Riad e ottiene rassicurazioni: Mosca resterà nel sistema delle quote, ma l’embargo fa ancora paura
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Mosca – Nelle foto e nei video di rito dei suoi colloqui con gli sceicchi del Golfo Persico, Serghej Lavrov sorride, scherza o si sbellica dalle risa. Volato a Riad con perfetto tempismo all’indomani dell’embargo sul petrolio russo messo in cantiere dall’Unione Europea, il ministro degli Esteri della Federazione ha incontrato i capi della diplomazia del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) — che, oltre all’Arabia Saudita, comprende Emirati Arabi Uniti, Oman, Kuwait, Bahrain e Qatar — incassando l’assicurazione che «i principi di cooperazione nell’ambito dell’Opec+ sono ancora rilevanti e attuali». Almeno per ora sembrerebbe scongiurata, dunque, una possibile esclusione di Mosca dal sistema delle quote del consesso allargato dei produttori del petrolio, come ipotizzava martedì il Wall Street Journal. Sospendere la Russia, scriveva il quotidiano statunitense, avrebbe consentito a Paesi come Arabia Saudit…

Mosca – Nelle foto e nei video di rito dei suoi colloqui con gli sceicchi del Golfo Persico, Serghej Lavrov sorride, scherza o si sbellica dalle risa. Volato a Riad con perfetto tempismo all’indomani dell’embargo sul petrolio russo messo in cantiere dall’Unione Europea, il ministro degli Esteri della Federazione ha incontrato i capi della diplomazia del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) — che, oltre all’Arabia Saudita, comprende Emirati Arabi Uniti, Oman, Kuwait, Bahrain e Qatar — incassando l’assicurazione che «i principi di cooperazione nell’ambito dell’Opec+ sono ancora rilevanti e attuali». Almeno per ora sembrerebbe scongiurata, dunque, una possibile esclusione di Mosca dal sistema delle quote del consesso allargato dei produttori del petrolio, come ipotizzava martedì il Wall Street Journal. Sospendere la Russia, scriveva il quotidiano statunitense, avrebbe consentito a Paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti di pompare più greggio come richiesto da Usa e Ue per far fronte all’aumento dei prezzi del petrolio.

Un’ipotesi improbabile, secondo diversi analisti russi. Primo, perché difficilmente Riad andrebbe incontro all’amministrazione di Washington dal momento che non le perdona né la condanna per l’omicidio del giornalista Khashoggi né la linea politica su Yemen e Iran. Secondo, perché non ci sono precedenti: nonostante le sanzioni, Iran, Iraq, Venezuela o Libia non sono mai stati sospesi da Opec+. Stando a vari delegati interpellati da Reuters, la rimozione della Russia dall’accordo sul petrolio non è stata peraltro né avanzata né discussa durante l’incontro tecnico alla vigilia del vertice dell’Opec+ che si terrà oggi a Vienna. Lavrov e il suo omologo saudita, il principe Faisal bin Farhan, hanno semmai «elogiato il livello di cooperazione nel formato Opec+», ha affermato in una nota il ministero degli Esteri di Mosca. «Hanno notato l’effetto stabilizzante che lo stretto coordinamento tra Russia e Arabia Saudita in quest’area strategicamente importante ha sul mercato globale degli idrocarburi».

Ma, per quanto fondamentale, il sostegno dei Paesi del Golfo non basta a Mosca per far fronte alle ripercussioni dell’embargo sul petrolio russo in discussione a Bruxelles. Soprattutto a fronte del calo tra gennaio e maggio del 27,6% delle esportazioni di gas rispetto allo stesso periodo del 2021. La Ue del resto rappresentava quasi la metà delle esportazioni complessive russe di greggio nel 2021, secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie). Tenendo conto delle “autosanzioni” volontarie decise dalle grandi aziende, la Russia potrebbe ora vedere le sue esportazioni di greggio calare di 3 milioni di barili al giorno per una perdita, secondo le stime di Bloomberg, di 22 miliardi di dollari di ricavi petroliferi l’anno.

«Queste sanzioni avranno un impatto negativo per l’Europa, per noi e per l’intero mercato energetico globale», ha ammesso ieri il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. «Ma c’è un riorientamento delle esportazioni che ci consentirà di ridurre al minimo le conseguenze negative». Tra quanti ne beneficiano c’è l’India che sta acquistando quantità record di petrolio russo a prezzi scontatissimi rispetto alle tariffe di mercato. E che spesso lo rimette nel mercato dopo averlo raffinato, come ha ricostruito il Wall Street Journal. Ma, secondo gli esperti della società di analisi petrolifere norvegese Rystad Energy, la Russia è in grado di dirottare verso altri Paesi solo un milione di barili al giorno, ossia un terzo del volume in calo.

La mancanza di infrastrutture frena un ulteriore crescita delle esportazioni verso Est: la capacità dell’oleodotto principale verso la Cina, l’Espo, è quasi al limite. In teoria la Russia potrebbe ricorrere anche ad altre vie — legali — per aggirare le sanzioni, sempre che Bruxelles non metta dei paletti nei documenti ufficiali sull’embargo che non sono ancora stati approvati né diffusi. Uno di questi stratagemmi è, ad esempio, miscelare il petrolio russo con altre varietà, come quella lettone o kazaka, sostiene Bjernar Tonhaugen, capo della ricerca di Rystad. Metodo già adottato da Shell: secondo il centro di ricerca europeo Bruegel, il colosso avrebbe miscelato il 49% del diesel russo con il 51% di carburante di altra provenienza camuffandone così la vera origine.