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Giubileo di platino della Regina, il segreto della popolarità di Elisabetta II

Giubileo di platino della Regina, il segreto della popolarità di Elisabetta II
(reuters)
Durante il suo regno sono passati quindici premier britannici da Winston Churchill a Boris Johnson, tredici presidenti degli Stati Uniti da Eisenhower a Biden, sette pontefici da Pio XII a papa Francesco. In un mondo di conflitti è sempre stata imparziale e sopra le parti, senza essere indifferente
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LONDRA – C’era una volta una regina, appena salita al trono, nel lontano 1952. E c’è ancora, settanta anni più tardi, nei giorni del Giubileo di Platino, mentre il Regno Unito celebra l’epopea di una sovrana senza eguali. Beninteso, non tutti festeggiano: il 30 per cento dei suoi sudditi preferirebbe una repubblica e le ex-colonie come la Giamaica, ferite dallo schiavismo, dove Elisabetta II rimane tuttavia ancora oggi capo di stato, si preparano ad abolire il suo ruolo e la monarchia, rompendo l’ultimo retaggio del British Empire. Eppure, l’attenzione e il rispetto nei confronti di questa regina travalicano i confini nazionali, facendone un personaggio di dimensioni storiche.

Una ragione è il suo record di longevità: una vita lunga 96 anni, di cui sette decenni con la corona in testa. Se il novanta per cento del successo è farsi vedere, come sostiene Woody Allen, ciò basta ad averla resa una presenza familiare, in patria e all’estero: sono passati quindici premier britannici da Winston Churchill a Boris Johnson, tredici presidenti degli Stati Uniti da Eisenhower a Biden, sette pontefici da Pio XII a papa Francesco (per tacere della cinquantina di presidenti del Consiglio italiani), mentre ad agitare la mano sul balcone di Buckingham Palace ha continuato a esserci lei. Ma il secondo motivo, concordano i commentatori a Londra, è più sostanziale e importante: in un mondo di perenni contrasti, destra e sinistra, nord e sud, ricchi e poveri, Elisabetta è rimasta sempre al di sopra delle parti, simbolo di un’imparzialità mai pilatesca o indifferente, bensì portatrice di un messaggio che mira a unificare e confortare, anziché dividere e provocare.

Avere mantenuto con dignità e decoro un simile atteggiamento per così tanto tempo ha finito per farne una figura universale, un’icona della tradizione, intesa come le nostre radici, ma anche della capacità di adeguarsi ai cambiamenti e rinnovarsi. La sua fu la prima incoronazione trasmessa in diretta tivù: Arrigo Levi era l’inviato che la raccontò per la Rai al microfono. Ora palazzo reale posta le sue foto ufficiali sui social media. Non tutto ha funzionato per il verso giusto, nei 70 anni di The Queen: tre divorzi su quattro figli, le polemiche sulla scarsa empatia inizialmente dimostrata davanti alla tragica morte della principessa Diana, il dorato esilio di Harry e Meghan in California accompagnato da accuse di razzismo alla royal family, infine lo scandalo peggiore, gli abusi sessuali del principe Andrea, coperto con un indennizzo di 12 milioni di sterline, pagati di tasca sua per proteggere il figlio prediletto e scellerato.

Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, insegna Tolstoj nel celebre incipit di Anna Karenina, e questa è stata l’infelicità reale di casa Windsor. Ciononostante, quando ieri è apparsa sul famoso balcone, accanto ai tre re che un giorno prenderanno il suo posto, Carlo, William e il piccolo principe George, sebbene per la prima volta senza avere al suo fianco il marito Filippo, scomparso un anno fa, sprizzava comprensibilmente soddisfazione nei panni della intramontabile madre, nonna e bisnonna della propria nazione. Anche noi italiani, che per ironia della sorte nello stesso giorno del 2 giugno abbiamo celebrato l’addio alla monarchia e la nascita della repubblica, possiamo salutarla con simpatia. C’è qualcosa di malinconico nel Platinum Jubilee, per gli inglesi e per la stessa sovrana: poiché se ne fa uno ogni dieci anni, è probabile che questo sia il suo ultimo. E anche lei è in un certo senso l’ultima. Non c’è bisogno di essere monarchici per riconoscere che non ci sarà più una regina come Elisabetta.