Cento giorni di guerra sono cento giorni passati sotto terra, e non solo da morti. Cento giorni che valgono cent’anni di solitudine. Il mondo è distratto mentre Nadia, dal suo rifugio nel villaggio di Kutuzivka, nord-est dell’Ucraina - alla luce debole delle lampadine, alimentate dalle batterie per le auto - segna una croce in rosso per ogni giorno dal 24 febbraio: una croce per dire a sé stessa "sono viva", "siamo vivi". C’è bisogno di accendere una stufa a legna, perché c’è umidità, ma il calore a tratti è soffocante.
Nadja ha con sé un gatto e molte compagne di rifugio coetanee. Lei ha settantasei anni. Dal suo sottomondo isolato continua a segnare con croci in rosso i giorni di sopravvivenza.