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Daniel Gros: "Il bluff di Putin sul grano lo pagheranno i Paesi dell'Africa"

"Il Cremlino ha solo intravisto un momento favorevole per acquisire la gratitudine di un continente in cui ha grossi interessi", dice l'economista 
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"Non credete a una sola parola di quelle che dicono Putin e i suoi emissari. Tanto meno in questa storia del grano, una spaventosa tragedia nella tragedia che la Russia sta recitando, stavolta sulla pelle dei Paesi africani, i più poveri del mondo". Daniel Gros, economista tedesco di lungo corso che ha studiato a Roma e preso il PhD a Chicago, esperienze al Fondo monetario internazionale, alla commissione Ue e infine al think-tank Ceps di Bruxelles, abbandona i toni pacati del dibattito al Festival Internazionale dell'Economia di Torino, e parla con rabbiosa fermezza: "È l'ennesima mossa cinica e ipocrita di Putin, che ora vuole anche rubare il grano all'Ucraina".

Eppure s…

"Non credete a una sola parola di quelle che dicono Putin e i suoi emissari. Tanto meno in questa storia del grano, una spaventosa tragedia nella tragedia che la Russia sta recitando, stavolta sulla pelle dei Paesi africani, i più poveri del mondo". Daniel Gros, economista tedesco di lungo corso che ha studiato a Roma e preso il PhD a Chicago, esperienze al Fondo monetario internazionale, alla commissione Ue e infine al think-tank Ceps di Bruxelles, abbandona i toni pacati del dibattito al Festival Internazionale dell'Economia di Torino, e parla con rabbiosa fermezza: "È l'ennesima mossa cinica e ipocrita di Putin, che ora vuole anche rubare il grano all'Ucraina".

Eppure sembrava che attraverso il fronte del grano si potesse aprire uno spiraglio di negoziabilità, c'è stato l'incontro con Macky Sall, il presidente dell'Unione africana...
"Macché. I venti milioni di tonnellate di Odessa restano lì, e partiranno con il contagocce via terra chissà quando, se partiranno. Non ci facciamo abbagliare: Putin non ha cominciato a ragionare, ha intravisto un momento favorevole per acquisire la gratitudine dell'Africa, continente dove ha grossi interessi, ma sta ingannando tutti ancora una volta. Quello che gli ha promesso è il grano, non si sa ancora quanto, che sta via razziando agli ucraini nei territori che invade: finora il furto riguarda 4-500mila tonnellate, rapinate agli agricoltori al passaggio delle truppe con tanto di bombardamenti sulle fattorie. Quel grano è di proprietà ucraina, ma lui lo farà passare per suo e lo spedirà con le navi da Sebastopoli, Mariupol, Kherson. I "suoi" porti, a loro volta frutto di rapine. E i Paesi dell'Africa dove ha da tempo stabilito delle ben munite teste di ponte e dove non vuole perdere influenza, dalla Repubblica Centrafricana fino alla Libia, gli saranno anche grati".


Neanche la visita di Lavrov ad Ankara può sbloccare la situazione?
"Difficile, e i tempi cominciano a diventare incompatibili. Il destino di quel grano mi sembra segnato, salvo quel poco che affronta in camion lentissime code verso la Polonia e la Romania, oppure viene instradato verso le chiatte sul Danubio. Oppure ancora, ma parliamo sempre di quantitativi minimi, viene trasformato in farina nei mulini che la Fao sta faticosamente riattivando nel sud del Paese".


Ma anche i convogli rischiano di essere attaccati?
"Forse meno ora che, a quanto risulta, i russi hanno esaurito i razzi: per questo hanno rallentato la distruzione di infrastrutture, figuriamoci i bersagli mobili".

Altro fronte economico è il petrolio: visto che si combatte senza esclusione di colpi bassi e bassissimi, cosa dobbiamo aspettarci?
"L'embargo funzionerà a metà. Bene fanno le compagnie assicurative inglesi e americane a dire che non garantiranno mai una petroliera che trasporti solo una goccia di petrolio russo. Magari Putin riuscirà lo stesso a farlo arrivare in qualche Paese amico, però avrà vita difficile. C'è ancora un aspetto, più sottile: l'Opec, su input Usa, sta concordando un aumento delle quote per abbassare il prezzo. Inoltre il greggio russo, la varietà "Urals", sarà probabilmente pagato dai Paesi compratori, come l'India, fino a 30 dollari in meno di quello mediorentale, l'"Arab Light", o quello texano, il "Wti". È lo sconto-Putin: la qualità è peggiore, si corre il rischio politico di fare affari con Mosca ma si paga meno il petrolio".