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La tela dell’Onu per salvare il grano. Scontro Kiev-Mosca

Un trattore al lavoro nella regione di Khmelnytsky (ansa)

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Porti aperti in cambio della revoca di sanzioni su export di cereali e fertilizzanti. No ucraino al passaggio in Bielorussia. Lite tra Ucraina e Francia
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NEW YORK - L’Onu accelera i negoziati con la Russia per sbloccare la crisi del grano, ma Mosca pone condizioni da ricatto per farsi togliere le sanzioni, e suggerisce il passaggio via terra dalla Bielorussia allo scopo di aiutare il suo complice Lukashenko. Kiev risponde che l’unica soluzione praticabile per esportare i 20 milioni di tonnellate di cereali ferme nei magazzini è togliere il blocco navale ai propri porti, e denuncia che il Cremlino già ruba i suoi raccolti, per venderli di nascosto in Siria. Gli Usa favoriscono la mediazione del Palazzo di Vetro, offrono silos temporanei per salvare il grano e studiano percorsi che possano portarlo in Europa senza passare dal territorio di Minsk. Sono le componenti di questo risiko globale, in cui si giocano insieme la sopravvivenza di circa 50 milioni di persone minacciate dalla fame, soprattutto in Africa e Medio Oriente, e la possibilità di riaprire il dialogo anche allo scopo di andare verso una tregu…

NEW YORK - L’Onu accelera i negoziati con la Russia per sbloccare la crisi del grano, ma Mosca pone condizioni da ricatto per farsi togliere le sanzioni, e suggerisce il passaggio via terra dalla Bielorussia allo scopo di aiutare il suo complice Lukashenko. Kiev risponde che l’unica soluzione praticabile per esportare i 20 milioni di tonnellate di cereali ferme nei magazzini è togliere il blocco navale ai propri porti, e denuncia che il Cremlino già ruba i suoi raccolti, per venderli di nascosto in Siria. Gli Usa favoriscono la mediazione del Palazzo di Vetro, offrono silos temporanei per salvare il grano e studiano percorsi che possano portarlo in Europa senza passare dal territorio di Minsk. Sono le componenti di questo risiko globale, in cui si giocano insieme la sopravvivenza di circa 50 milioni di persone minacciate dalla fame, soprattutto in Africa e Medio Oriente, e la possibilità di riaprire il dialogo anche allo scopo di andare verso una tregua.


A questo scopo, secondo la Cnn, emissari dell’Amministrazione Usa hanno incontrato più volte i colleghi europei per discutere delle ipotesi di accordo negoziale, anche se il piano italiano non starebbe ottenendo molti consensi. Il segretario generale Guterres ha tenuto aperte le comunicazioni col Cremlino attraverso il responsabile delle emergenze umanitarie Martin Griffiths, e quella dei commerci Rebecca Grynspan. Lei era stata a Mosca lunedì scorso per incontrare il vice premier russo Belousov, e il portavoce Dujarric aveva definito «costruttivi» i colloqui. Griffiths è tornato al Cremlino giovedì e venerdì, per superare lo stallo. L’accordo a cui si lavora prevede lo sminamento e lo sblocco dei porti ucraini, in particolare Odessa, da dove dovrebbero partire i cargo col grano scortati dalle navi turche. In cambio la Russia otterrebbe il diritto di esportare i propri cereali e fertilizzanti senza sanzioni primarie o secondarie. Il tutto garantito da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza.


«La situazione rimane fluida», ha detto venerdì Dujarric. L’ambasciatrice americana all’Onu Thomas-Greenfield ha garantito che il suo governo è pronto a consegnare lettere di garanzia alle compagnie assicuratrici e alle banche coinvolte, ma ha chiarito che i prodotti alimentari già non sono sottoposti a sanzioni. Il collega russo Nebenzia ha risposto che «le mine nei porti non le abbiamo messe noi. Se gli ucraini le tolgono, siamo pronti a garantire il passaggio sicuro del grano». Putin però ha chiesto che transiti solo dai porti sotto il suo controllo, pretendendo un generale allentamento delle sanzioni. Guterres stesso ha parlato venerdì con Lukashenko, che gli ha confermato la disponibilità a far arrivare il grano ucraino nei porti del Baltico via terra, in cambio del via libera a usare gli stessi porti per esportare beni bielorussi.

(reuters)

Il ministro delle Infrastrutture di Kiev, Kubrakov, ha detto al Financial Times che l’unica opzione praticabile è la fine del blocco russo ai porti del suo paese, perché via terra non potrebbe transitare più del 20% dell’intero raccolto, per vari problemi tecnici fra cui il diverso scartamento delle ferrovie europee rispetto a quelle del suo Paese. E questo senza considerare il prezzo dei ricatti imposti da Putin e Lukashenko. Proprio per questo il ministro degli Esteri Kuleba si è infuriato col presidente francese Macron per le aperture che continua a offrire a Putin, dicendo che «non bisogna umiliare la Russia» nonostante l’incremento dei bombardamenti.


Mosca, secondo le denunce della Cnn confermate da Franceinfo, sta già rubando i raccolti nelle regioni ucraine conquistate nel sud del Paese e li vende. Il 2 maggio il cargo Matros Pozynich è salpato da Sebastopoli e ha attraversato il Bosforo per andare ad Alessandria, ma in realtà poi si è diretto verso il porto siriano di Latakia per piazzare il grano sottratto. Il Cremlino ha il coltello dalla parte del manico perché i suoi interessi sono meno stringenti. Il mese scorso, secondo AGFlow, le esportazioni di cereali ucraini sono diminuite del 32%, mentre quelle russe sono aumentate del 18%, portando 1,9 miliardi di dollari nelle casse dello stato. Il blocco del grano è costato a Kiev il 10% del suo pil, mentre l’intero settore vale solo il 5% per Mosca.


Joe Biden si è attivato, anche su sollecitazione del premier italiano Draghi, e ha offerto appoggio. Gli Usa sono pronti a dare garanzie che i prodotti alimentari non vengano sottoposti alle sanzioni. Washington poi lavora a realizzare magazzini temporanei per salvare il raccolto, e studia trasporti via terra che raggiungano l’Europa senza passare dalla Bielorussia. Dietro le quinte, all’Onu e negli Usa, si ripete che Putin ha le leve per evitare la catastrofe umanitaria: «Se non le userà, sarà la dimostrazione di come è pronto a sacrificare milioni di vite per soddisfare l’ambizione di imporre il suo potere».