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Iran, Khamenei attacca: dietro le proteste "nemici stranieri che vogliono dividere la Repubblica islamica"

(ansa)

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La Guida suprema dell'Iran torna a parlare in un luogo affollato - dopo i due anni di discorsi solitari causa Covid - nel giorno in cui si celebrano i 33 anni dalla scomparsa dell'imam Khomenei. 
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Accusa i "nemici stranieri" che sobillano le rivolte popolari, punta il dito contro i "traditori" della patria che combuttano con forze ostili per rovesciare la Repubblica Islamica. Difende il sistema figlio della "migliore rivoluzione" di tutti i tempi. La Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, torna a parlare in un luogo affollato - dopo i due anni di discorsi solitari causa Covid - nel giorno in cui l'Iran celebra i 33 anni dalla scomparsa dell'imam Khomenei, il fondatore della Repubblica islamica, e attacca i manifestanti che in queste settimane sono scesi in piazza in diverse città del Paese. 

"I nemici hanno sperato nelle proteste del…

Accusa i "nemici stranieri" che sobillano le rivolte popolari, punta il dito contro i "traditori" della patria che combuttano con forze ostili per rovesciare la Repubblica Islamica. Difende il sistema figlio della "migliore rivoluzione" di tutti i tempi. La Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, torna a parlare in un luogo affollato - dopo i due anni di discorsi solitari causa Covid - nel giorno in cui l'Iran celebra i 33 anni dalla scomparsa dell'imam Khomenei, il fondatore della Repubblica islamica, e attacca i manifestanti che in queste settimane sono scesi in piazza in diverse città del Paese. 

"I nemici hanno sperato nelle proteste del popolo iraniano e hanno cercato di provocare lo scontro tra la Repubblica islamica e il popolo, ma i loro calcoli sono sbagliati, come molti di quelli fatti in passato", ha detto Khamenei riferendosi alle proteste che hanno scosso la città di Abadan, nel Khuzestan petrolifero, dove il 23 maggio scorso il crollo di un edificio ha provocato almeno 37 morti. L'inchiesta chiarirà cosa è accaduto, ma dalle prime informazioni è emerso con chiarezza come la storia dietro il disastro sia anche una storia di regole non rispettate e controlli omessi. Le accuse di corruzione al proprietario del palazzo hanno acceso la rabbia popolare. 

Hossein Abdolbaghi, imprenditore quarantenne, era un personaggio molto influente nel Khuzestan, uomo di business con forti legami con i centri di potere e l'establishment locale, comprese la polizia e la forze di sicurezza. Secondo alcune inchieste di stampa avrebbe pagato mazzette per evitare i controlli su alcuni lavori alla struttura. Sulla sua sorte sono state diffuse informazioni contrastanti, in un primo momento sembrava che fosse stato arrestato dopo il crollo, poi il suo nome è stato inserito tra le vittime della tragedia. 

La manifestazioni di piazza che sono seguite sono state represse duramente dalle Irgc, il corpo dei guardiani della rivoluzione, che è il braccio armato a difesa della Repubblica islamica. Ma le rivolte di Abadan non sono le prime e nemmeno un fenomeno isolato. Negli ultimi anni l'Iran è stato attraversato da molteplici ondate di proteste. Agli inizi di maggio, per due settimane, in diverse città a migliaia sono scesi in piazza contro la riforma dei sussidi alimentari varata dal governo, che ha fatto schizzare il prezzo della farina, dell'olio, delle uova, in un Paese già piegato dalle sanzioni e dall'inflazione. 

Khamenei ha tenuto il suo discorso trasmesso in diretta tv dal santuario dedicato a Khomeini. Ha attaccato i nemici esterni ma anche i discendenti di iraniani che secondo la sua visione "danno consigli sbagliati" agli Stati Uniti sullo stato delle cose in Iran. Ieri il figlio dello Scià Reza Pahlavi aveva parlato della possibiltà di un "cambio di regime" a Teheran.