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La Fao: “Nel 2023 rischiamo carestie”. Un piano con l’Italia per il cibo in Africa

Il vicedirettore Martina sulla crisi alimentare: “Serve un fondo per i Paesi più vulnerabili”. Mercoledì vertice organizzato dalla Farnesina
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«Dobbiamo contrastare al più presto gli effetti della crisi alimentare determinata dal conflitto fra Russia e Ucraina nelle aree più vulnerabili del Mediterraneo. Perché se oggi il problema è l’aumento dei costi dei generi alimentari, il dramma del 2023 potrebbe essere la carenza. In Paesi più fragili, soprattutto africani, già colpiti dalla siccità e dai cambiamenti climatici, il blocco dei fertilizzanti russi e bielorussi potrebbe determinare un calo drastico della produzione, col rischio di affamare intere popolazioni». L’ex Ministro delle politiche Agricole Maurizio Martina, oggi vicedirettore generale della Fao, non ha dubbi: «Bisogna lavorare concretamente per prevenire gli scenari peggiori». Per questo, spiega, è cruciale l’iniziativa lanciata dal Ministero degli Esteri e da quello dell’Agricoltura (con l’assistenza tecnica della Fao) che mercoledì hanno indetto …

«Dobbiamo contrastare al più presto gli effetti della crisi alimentare determinata dal conflitto fra Russia e Ucraina nelle aree più vulnerabili del Mediterraneo. Perché se oggi il problema è l’aumento dei costi dei generi alimentari, il dramma del 2023 potrebbe essere la carenza. In Paesi più fragili, soprattutto africani, già colpiti dalla siccità e dai cambiamenti climatici, il blocco dei fertilizzanti russi e bielorussi potrebbe determinare un calo drastico della produzione, col rischio di affamare intere popolazioni». L’ex Ministro delle politiche Agricole Maurizio Martina, oggi vicedirettore generale della Fao, non ha dubbi: «Bisogna lavorare concretamente per prevenire gli scenari peggiori». Per questo, spiega, è cruciale l’iniziativa lanciata dal Ministero degli Esteri e da quello dell’Agricoltura (con l’assistenza tecnica della Fao) che mercoledì hanno indetto un “Dialogo ministeriale mediterraneo sulla sicurezza alimentare”, vertice online per discutere di azioni concrete coi rappresentanti di 23 Paesi e 7 organizzazioni internazionali. Il capo della diplomazia Luigi Di Maio, lo ha ripetuto pochi giorni fa: «La guerra del grano minaccia la stabilità dell’Africa. Se affamato, il continente potrebbe scivolare in una spirale di conflitti, colpi di Stato, migrazioni di massa. E dare nuova linfa al terrorismo».


In questo momento lo sforzo diplomatico di tutti, Italia compresa, è focalizzato sullo sblocco dei porti ucraini affinché ne escano al più presto le navi cariche di grano. Proprio mercoledì un memorandum per consentire il passaggio dei cargo attraverso il Mar Nero e gli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli potrebbe essere siglato a Istanbul dove è atteso il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. E sempre in Turchia, nei prossimi giorni, si terrà una riunione a tre tra Onu, Russia e Ucraina per parlare di esportazioni. Ma l’appuntamento italiano si distingue proprio perché focalizzato sul quadrante mediterraneo. Qui la sfida è cruciale, perché se è vero che Russia e Ucraina producano “solo” un terzo del grano mondiale, è proprio l’Africa a importarne circa il 40% e ormai a fatica ne sostiene il repentino aumento dei prezzi. «Fin dallo scorso G20, il governo italiano si è disegnato un ruolo specifico nella diplomazia agricola e alimentare, ben sapendo quanto siano cruciali le questioni geopolitiche poste» sottolinea ancora Martina. «Mercoledì presenteremo progetti concreti: come la creazione di uno strumento di finanziamento a sostegno dell’importazione alimentare nei Paesi africani, servono 9 miliardi di dollari».