Via Lituania o verso la Romania: le rotte alternative del grano se fallisce il piano di Ankara
dal nostro inviato Corrado Zunino , dal nostro inviato Corrado ZuninoODESSA - Se fallisce anche l’accordo del grano, mercoledì prossimo, ad Ankara, l’Ucraina e l’Unione europea dovranno rendere pienamente operative le alternative per portare le derrate ucraine al Sud dell’Europa. E al Sud del mondo.
Volodymyr Zelensky non ha accettato l’ultimatum putiniano: i cereali partiranno dai nostri porti o da quelli della Bielorussia, ha detto il presidente russo. E così Kiev alla fine di maggio ha fatto avviare il piano bis, che già sta consentendo — a fatica — di portare fuori dal Paese invaso i cereali del raccolto 2021 (22 milioni le tonnellate da esportare). La rotta del Mar Nero — che vuol dire bonificare dalle mine flottanti il versante occidentale, quindi far passare i cargo dagli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli per l’approdo nel Mediterraneo — avrebbe consentito altri volumi e un’altra velocità di consegna.
ODESSA - Se fallisce anche l’accordo del grano, mercoledì prossimo, ad Ankara, l’Ucraina e l’Unione europea dovranno rendere pienamente operative le alternative per portare le derrate ucraine al Sud dell’Europa. E al Sud del mondo.
Volodymyr Zelensky non ha accettato l’ultimatum putiniano: i cereali partiranno dai nostri porti o da quelli della Bielorussia, ha detto il presidente russo. E così Kiev alla fine di maggio ha fatto avviare il piano bis, che già sta consentendo — a fatica — di portare fuori dal Paese invaso i cereali del raccolto 2021 (22 milioni le tonnellate da esportare). La rotta del Mar Nero — che vuol dire bonificare dalle mine flottanti il versante occidentale, quindi far passare i cargo dagli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli per l’approdo nel Mediterraneo — avrebbe consentito altri volumi e un’altra velocità di consegna.
La prima tratta del piano alternativo, si chiama “Ue-Ukraine solidarity lanes”, porta in Lituania, e in realtà è praticata dal 24 maggio scorso. Ogni giorno e da due settimane un treno carico di 1.500 tonnellate di grani raggiunge il porto lituano di Klaipeda. Le merci, convogliate nell’Ovest dell’Ucraina, devono entrare nel territorio alleato della Polonia, salire verso Nord e fare ingresso in Lituania attraverso lo stretto confine tra i due Paesi un tempo satelliti dell’Unione sovietica. Ad oggi, al porto di Klaipeda sono arrivate 18.000 tonnellate, un cucchiaio nel mare di grano da consegnare.
La seconda tratta alternativa dovrebbe portare i treni ucraini dal confine verso i porti polacchi di Danzica e Gdynia, vicini tra loro ed entrambi affacciati sul Mar Baltico. In tutti i tre i casi — percorso via rotaia verso gli approdi della Lituania e della Polonia — il successivo viaggio sarebbe affidato a una rotta marina dal Mare del Nord allo Stretto di Gibilterra. Un itinerario decisamente più lungo e costoso.
Infine, e anche questa terza rotta è già stata collaudata durante la guerra, le derrate cerealicole radunate a Odessa sono trasportate in treno verso l’estremo Sud-Ovest dell’Ucraina, le città fluviali di Izmail, ex colonia genovese, e Reni. Questi due porti sono sul Danubio e da lì, con spostamenti aiutati da chiatte e quindi attraverso treni e camion, la merce alimentare può arrivare a Costanza, città rumena con affaccio sì sul pericoloso Mar Nero ma sufficientemente a Sud per restare al di fuori del blocco navale imposto sulle coste ucraine dalla marina russa. Tra aprile e maggio alcune navi sono riuscite a partire da Costanza, dirette verso il Portogallo. E anche la Bulgaria si è detta disposta ad aiutare l’esportazione delle scorte ucraine dal suo porto di Varna, dove sta migliorando le infrastrutture.
Per facilitare un trasporto complesso e comunque in grado di spostare quantità di grani ucraini inferiori, la Commissione europea ha chiesto agli stati membri di concedere a questa staffetta alimentare navi e silos di stoccaggio gratuitamente. La commissaria per i Trasporti, la rumena Adina Ioana Valean, ha suggerito ai Paesi europei di dare priorità all’esportazione di grano rispetto ad altri traffici e di offrire permessi speciali temporanei a camionisti ucraini e moldavi. Il passaggio dei treni merci dai territori ex sovietici all’Europa occidentale, tra l’altro, ha un ostacolo nella diversa larghezza dei binari tra Est e Ovest, ma “Solidarity lanes” ha già consegnato le prime tonnellate ai Paesi più in difficoltà.
Il blocco navale russo ha fin qui strozzato il 90 per cento dell’export ucraino e le previsioni dei mercati alimentari dicono due cose. In questi primi mesi del 2022 l’esportazione di cereali da Mosca (comprensiva del grano rubato nei magazzini ucraini conquistati) è cresciuta del 18 per cento, quella ucraina è crollata del 32 per cento. E poi, la produzione del 2022, avviata in piena guerra, potrà arrivare a 19,2 milioni di tonnellate contro i 33 milioni dell’anno scorso. Nella migliore delle ipotesi.