Su Kiev tornano i missili. E Putin adesso attacca anche le linee del grano
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio TonacciSLOVIANSK - Cinque missili da crociera X-22 risvegliano Kiev dall'illusione di essere una capitale fuori pericolo. Alle sei della mattina in città si sono udite esplosioni come non capitava dai giorni dell'assedio russo. Uno dei missili è stato intercettato dalla contraerea, gli altri quattro hanno colpito il quartiere orientale Darnytsia danneggiando le officine delle ferrovie dello Stato. L'attacco sembra avere a che fare con la crisi del grano più che con la strategia militare e si lega, vedremo perché, con quanto accaduto sabato nel porto di Mykolaiv.
I missili sono stati sparati da cacciabombardieri russi T-95 in volo sul Mar Caspio. L'ultimo attacco su Kiev risale a cinque settimane fa. Vladimir Putin ha detto pubblicamente che schiaccerà "come noci" le armi che l'Occidente sta fornendo e infatti il Cremlino ha giustificato l'operazione così: "Abbiamo distrutto carri armati T-72 e altri veicoli…
SLOVIANSK - Cinque missili da crociera X-22 risvegliano Kiev dall'illusione di essere una capitale fuori pericolo. Alle sei della mattina in città si sono udite esplosioni come non capitava dai giorni dell'assedio russo. Uno dei missili è stato intercettato dalla contraerea, gli altri quattro hanno colpito il quartiere orientale Darnytsia danneggiando le officine delle ferrovie dello Stato. L'attacco sembra avere a che fare con la crisi del grano più che con la strategia militare e si lega, vedremo perché, con quanto accaduto sabato nel porto di Mykolaiv.
I missili sono stati sparati da cacciabombardieri russi T-95 in volo sul Mar Caspio. L'ultimo attacco su Kiev risale a cinque settimane fa. Vladimir Putin ha detto pubblicamente che schiaccerà "come noci" le armi che l'Occidente sta fornendo e infatti il Cremlino ha giustificato l'operazione così: "Abbiamo distrutto carri armati T-72 e altri veicoli blindati nascosti lì e che erano stati donati all'Ucraina da alcuni Paesi dell'est Europa". Se così fosse, si tratterebbe dei tank polacchi.
E però la versione delle autorità ucraine, riferita da Oleksandr Kamyshin che dell'azienda pubblica ferroviaria Ukrzaliznytsia è amministratore delegato, è opposta. "Non c'erano equipaggiamenti militari", ha detto, invitando i giornalisti a visitare lo stabilimento per verificare. "È un'officina che ripara vagoni merci, compresi quelli che utilizziamo per trasportare il grano. Un operaio è rimasto ferito. Questo è il vero obiettivo dell'attacco russo: vogliono bloccare l'esportazione dei nostri prodotti, annientando l'economia e la popolazione civile". È una lettura dei fatti che potrebbe avere un senso, soprattutto se messa insieme alla serie di recenti bombardamenti su strade e binari che collegano il Paese con l'Europa e ai tre ordigni (un missile Uragan a lungo raggio, due proiettili di artiglieria calibro 152 e calibro 203) piovuti sabato sul terminal Nika-Tera nel porto di Mykolaiv.
Lo scalo è privato, di proprietà dell'oligarca Dmytro Firtash. Al suo interno ospita diversi depositi alimentari, due dei quali contenenti prodotti cerealicoli e farina di grano per l'estero. Entrambi sono andati a fuoco. I pompieri ci hanno messo due giorni per spegnere le fiamme divampate in un'area di 10 mila metri quadrati. Si segnala pure il bombardamento su un'azienda agricola nella regione del Donetsk.
Se sia una precisa strategia del Cremlino per evitare soluzioni della crisi del grano diverse da quella di un accordo tra Mosca e Kiev per aprire un corridoio sminando le acque di Odessa lo sa solo il presidente della Federazione russa. Che ieri è tornato a parlare con la Tass, l'agenzia stampa governativa. "Se l'Occidente fornirà missili a lungo raggio a Kiev, ne prenderemo atto e colpiremo strutture finora risparmiate dalla guerra", ha detto Vladimir Putin. Dare armi all'Ucraina ha solo un obiettivo: prolungare il più possibile il conflitto".
La capitale, secondo il governo di Zelensky, rimane il principale obiettivo dell'offensiva nemica, al momento concentrata nel Donbass attorno a Severodonetsk, la città del distretto di Lugansk ancora non del tutto conquistata. Anzi, la resistenza dell'esercito ucraino, aiutato da una legione di miliziani internazionali (ci sono georgiani, francesi, polacchi e australiani), risulta essere più efficace del previsto. Il governatore di Lugansk Sergiy Gaidai ora sostiene che siano riusciti a recuperare metà città combattendo quartiere per quartiere. Circolano foto di mezzi blindati bruciati, con la zeta sulla lamiera. Gaidai dice anche che, comunque andrà, Severodonetsk da un punto di vista prettamente tattico-militare non è così importante come Lysychansk, il centro gemello al di qua del fiume Siverskyi Donez in cui hanno piazzato i (pochi) pezzi di artiglieria e dove, stando a fonti locali, i soldati russi hanno appena distrutto un centro di distribuzione di aiuti umanitari.
In effetti, difendere una linea di fronte tracciata su un ostacolo naturale come è un corso d'acqua è più semplice (come nel caso di Irpin, nel nord-ovest di Kiev) e consente di respingere il nemico usando cannoni e mortai. Allo stesso tempo, una volta caduta quella linea, sarà difficile fermare l'avanzata che punta a prendersi tutto il Donbass. "Dipenderà con quali armi li aspetteremo", dicono gli ucraini sul fronte di Severodonetsk. "Se non ci arrivano in fretta i missili americani a lunga gittata non potremo resistere per molto".