✕

Voto di sfiducia contro Boris Johnson, in corso la conta. Il primo ministro: "Vinciamo per chiudere questa storia"

 Boris Johnson con la moglie Carrie Symonds (afp)
I ribelli conservatori hanno raggiunto quota 54 necessaria per innescarlo e si terrà oggi a Westminster. Ecco perché il leader potrebbe sopravvivere (e perché no)
3 minuti di lettura

LONDRA - Alla fine, dopo tante voci, il giorno è arrivato. È terminato il voto di sfiducia contro Boris Johnson, interno al partito conservatore, nel Parlamento di Westminster. Ed è in corso la conta. A chiederlo sono stati i suoi stessi deputati, quelli ribelli, che hanno raggiunto la fatidica cifra di 54 lettere di sfiducia, ossia il 15% del gruppo parlamentare tory, inviate alla comissione speciale detta "1922". Ora il primo ministro dovrà dunque affrontare la prova più grande per rimanere in sella, dopo lo scandalo "Partygate", che ha deteriorato la sua immagine, reputazione e la fiducia di molti suoi deputati verso di lui.

LONDRA - Alla fine, dopo tante voci, il giorno è arrivato. È terminato il voto di sfiducia contro Boris Johnson, interno al partito conservatore, nel Parlamento di Westminster. Ed è in corso la conta. A chiederlo sono stati i suoi stessi deputati, quelli ribelli, che hanno raggiunto la fatidica cifra di 54 lettere di sfiducia, ossia il 15% del gruppo parlamentare tory, inviate alla comissione speciale detta "1922". Ora il primo ministro dovrà dunque affrontare la prova più grande per rimanere in sella, dopo lo scandalo "Partygate", che ha deteriorato la sua immagine, reputazione e la fiducia di molti suoi deputati verso di lui.

I risultati dovrebbero arrivare alle 22. Secondo i pronostici che si affastellano a Westminster facendo la conta di "fedeli e traditori" tra i corridoi del Parlamento, Johnson dovrebbe probabilmente farcela a sorpravvivere e a ottenere almeno 180 voti per rimanere a galla, ovvero la metà più uno del suo gruppo parlamentare. O almeno era così fino a ieri. Ma certo la ribellione tra i tory è cresciuta sensibilmente negli ultimi giorni e, a differenza del passato, in silenzio e sottobanco. Quindi ancora più pericolosa e imprevedibile.

Johnson però non molla. Stamattina ha scritto una lettera ai suoi deputati, rimarcando quelli che lui definisce i suoi successi al governo, dal programma di vaccinazione, alle nuove leggi sull'immigrazione (inclusa l'espulsione dei migranti irregolari in Ruanda), la lotta contro l'invasione di Putin in Ucraina e annunciando una serie di misure a protezione delle famiglie. "Stasera abbiamo l'opportunità di chiudere questa storia e settimane di speculazioni dei media, in moda da finalmente andare avanti nel bene del Paese, con alla guida un partito unito".

La prova finale dell'epilogo del voto di sfiducia, considerato inevitabile qui già ieri, è arrivata stamattina con una brutale ed estremamente significativa lettera di accuse di Jesse Norman, deputato di Hereford e sostenitore esplicito di Johnson sin dai tempi di quando quest'ultimo era sindaco di Londra. Norman gli ha rinfacciato di essere impresentabile, di aver umiliato il partito conservatore, di aver deluso tantissimi britannici, di esser irresponsabile sulla questione del protocollo Brexit sull'Irlanda del Nord e varie altre amenità.

Perché Johnson potrebbe sopravvivere?
Almeno circa 160 deputati sono a libro paga del governo per diversi incarchi governativi o semplicemente formali, il che è una buona base per vincere questa sera. Inoltre, tutti gli sfidanti del primo ministro non convincono ancora una buona parte del partito: la ministra degli Esteri Liz Truss è considerata ancora acerba, il ministro delle Finanze Rishi Sunak si è bruciato con lo scandalo della ricchissima moglie che non pagava le tasse nel Regno Unito, il ministro della Difesa Ben Wallace è saldo nella sua attuale posizione, l'attuale presidente della Commissione salute Jeremy Hunt non scalda i cuori. Inoltre, ci sono problemi gravi da risolvere al momento, come la crisi energetica, l'inflazione oramai al 10%  e la stessa guerra in Ucraina. Molti conservatori sono spaventati dall'aggiungere altra instabilità a una situazione già molto complessa.

Perché Johnson potrebbe invece cadere?
Dopo lo scandalo Partygate, tanti deputati tory sono stati travolti di critiche dai loro elettori locali. Nel regno Unito c'è un sistema elettorale uninominale secco, per cui i parlamentari sono strettamente connessi alle loro circoscrizioni, dove devono tenere alto il consenso per farsi rieleggere al giro successivo.

Tutto questo ora è tremendamente più difficile per loro dopo il caso delle feste proibite in lockdown, che hanno scatenato indignazione soprattutto tra i cittadini che hanno rispettato pedissequamente le regole anti Covid, incluso il divieto di vedere i propri familiari morenti in ospedale. Il Regno Unito è un Paese che si basa profondamente sulle convenzioni e sull'etica, e dunque è chiaro che le scene viste a Downing Street durante il lockdown abbiano minato la fiducia nei confronti di Johnson e dei suoi parlamentari.

Tutto questo ha innescato una ribellione crescente nel partito conservatore, con sempre più deputati convinti che, dopo una macchia simile, oltre a perdere possibilmente il loro seggio, il partito conservatore sarà inesorabilmente sconfitto alle prossime elezioni dal Labour di Sir Keir Starmer, un leader rispettabile ma che è sempre mancato di carisma. Ora però, la reputazione così incrinata di Johnson potrebbe spianargli la strada.

Gli scenari
Se Johnson venisse sfiduciato stasera, rimarrebbe ad interim fino all'elezione del nuovo leader conservatore e nuovo primo ministro britannico, processo che in genere avviene nel giro di qualche mese in base al sistema della campagna tory che qui si chiama "hustings". Se Johnson invece sopravvivesse stasera, secondo le regole tory sarebbe al sicuro da altri voti interni di sfiducia per almeno un anno. Ma il futuro politico per lui potrebbe comunque restare fosco, anche in quel caso. I sondaggi sulla sua reputazione nazionale, dopo il "Partygate", sono sempre più impietosi e una vittoria risicata al voto di sfiducia di stasera potrebbe essere soltanto la cima di un inesorabile piano inclinato.

I precedenti
Anche Theresa May, per esempio, nel dicembre 2018, superò la stessa prova con 83 voti di vantaggio sui ribelli di allora, ma poi fu comunque costretta a dimettersi sei mesi dopo in seguito al disastro alle elezioni europee. O Margaret Thatcher, nel 1990, lasciò dopo una vittoria troppo risicata contro i ribelli europeisti allora guidati da Michael Heseltine. Ma c'è una differenza: Johnson da sempre promette ai suoi che lui, no, lui non si dimetterà mai. Per questo sempre più tory sono convinti che bisogna cacciarlo il prima possibile. Ma non sarà facile.