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Kazakhstan, ecco come si archivia un dittatore. Il referendum "cancella" Nazarbaev

(reuters)
Il 77% degli elettori ha approvato gli emendamenti che modificano quasi un terzo della Carta fondamentale. Obiettivo: sbarazzarsi dell'eredità dell'ex presidente. Ma, secondo gli esperti, porebbe essere una manovra
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MOSCA - L'era dell'ex presidente Nursultan Nazarbaev è finita. O almeno così vuole far credere il suo successore sessantanovenne Kassym-Jomart Tokaev. Domenica il Kazakhstan ha approvato a larghissima maggioranza il referendum che emenda circa un terzo della Costituzione del più grande Paese centrasiatico, ricco di idrocarburi e risorse minerarie. Il voto, considerato "valido" dalla Commissione elettorale centrale, ha registrato oltre il 68% dell'affluenza e, secondo i risultati preliminari, il 77% di voti a favore.

Il referendum, indetto da Tokayev dopo i sanguinosi scontri dello scorso gennaio che avrebbero provocato oltre 230 morti, revoch…

MOSCA - L'era dell'ex presidente Nursultan Nazarbaev è finita. O almeno così vuole far credere il suo successore sessantanovenne Kassym-Jomart Tokaev. Domenica il Kazakhstan ha approvato a larghissima maggioranza il referendum che emenda circa un terzo della Costituzione del più grande Paese centrasiatico, ricco di idrocarburi e risorse minerarie. Il voto, considerato "valido" dalla Commissione elettorale centrale, ha registrato oltre il 68% dell'affluenza e, secondo i risultati preliminari, il 77% di voti a favore.

Il referendum, indetto da Tokayev dopo i sanguinosi scontri dello scorso gennaio che avrebbero provocato oltre 230 morti, revocherà all'ottantunenne Nazarbaev il titolo di "Elbasy", Capo della nazione, che gli conferiva notevole potere dietro le quinte anche dopo essersi dimesso a sorpresa nel 2019. Non solo: i familiari di dirigenti non potranno più rivestire cariche pubbliche.

"Oramai possiamo dire con certezza che l'era di Elbasy è finita", ha detto all'Afp il politologo Gaziz Abichev. Secondo Tokayev, il Paese passerà da un regime "super-presidenziale", contrassegnato a lungo dal culto della personalità di Nazarbaev, a un "sistema presidenziale con un forte Parlamento", venendo così incontro alla popolazione che in piazza gridava: "Shal Ket!", "Via il vecchio!".

Gli emendamenti vieteranno inoltre al presidente di far parte di un partito politico e prevederanno l'elezione diretta dei membri del Mazhilis, la Camera bassa del Parlamento, portandoli da 107 a 98.

In realtà, secondo diversi esperti e anche secondo molti cittadini, si tratterebbe di cambiamenti di facciata che difficilmente accontenteranno la popolazione che chiedeva di trasformare il Paese in una Repubblica parlamentare e di poter eleggere governatori e sindaci. Tokayev, tra l'altro, manterrà il potere di approvare o respingere le leggi, indire elezioni parlamentari, nominare il primo ministro e altri esponenti di governo.

Lo stesso voto è stato opaco. Non c'è stata una campagna per il "No". Non c'è stata alcuna aperta discussione sui possibili effetti della riforma. Nonostante le petizioni, non è stato dato abbastanza tempo alla popolazione per studiare gli emendamenti, considerati ostici anche dagli addetti ai lavori.

E inoltre restano senza risposte diverse domande sulle morti di gennaio nell'ex capitale Almaty e sulle dinamiche che hanno portato alll'arresto di Karim Massimov, ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale, l'8 gennaio e dell'ex presidente Kairat Satybaldy a marzo.

Molti gli interrogativi su Nursultan Nazarbaev che è comparso raramente in pubblico dopo gennaio salvo lanciare un appello a votare a favore della riforma costituzionale una settimana fa e recarsi alle urne ieri domenica.