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Nigeria, quel massacro senza colpevoli in un Paese dilaniato dalla violenza

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La corsa a smentire la matrice religiosa della strage di Pentecoste tradisce il timore di alimentare l’odio confessionale. Ma il movente economico non è più rassicurante
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Sono passati due giorni dalla Pentecoste di Sangue di Owo e ancora si contano i morti. Il bilancio del massacro nella chiesa cattolica di San Francesco Saverio resta indefinito. Le vittime sono "oltre cinquanta", imprecisato il numero dei feriti, alcuni dei quali molto gravi. Molti sono i bambini. Era una domenica di festa speciale per i credenti e la chiesa, la più grande, la più centrale della città, era affollata.

Cresce la rabbia. Ieri c'è stata in città una marcia di protesta, le autorità danno l'impressione di essere frastornate, incapaci. L'attacco è durato un tempo infinito - chi dice mezz'ora, anche se forse il terrore ha dilatato i minuti - e non c'è stata la minima reazione delle forze di sicurezza. Così gli aggressori hanno avuto agio di dedicarsi a una caccia all'uomo, stanando le persone da sotto i banchi della chiesa, dalla sagrestia dove alcuni si erano asserragliati, dai …

Sono passati due giorni dalla Pentecoste di Sangue di Owo e ancora si contano i morti. Il bilancio del massacro nella chiesa cattolica di San Francesco Saverio resta indefinito. Le vittime sono "oltre cinquanta", imprecisato il numero dei feriti, alcuni dei quali molto gravi. Molti sono i bambini. Era una domenica di festa speciale per i credenti e la chiesa, la più grande, la più centrale della città, era affollata.

Cresce la rabbia. Ieri c'è stata in città una marcia di protesta, le autorità danno l'impressione di essere frastornate, incapaci. L'attacco è durato un tempo infinito - chi dice mezz'ora, anche se forse il terrore ha dilatato i minuti - e non c'è stata la minima reazione delle forze di sicurezza. Così gli aggressori hanno avuto agio di dedicarsi a una caccia all'uomo, stanando le persone da sotto i banchi della chiesa, dalla sagrestia dove alcuni si erano asserragliati, dai dintorni. Un macello.

C'è stato tutto il tempo perché i più coraggiosi tra i presenti impugnassero il cellulare e documentassero sui social quello che era successo, mostrando scene di sangue, di morte e devastazione. La Nigeria è purtroppo abituata da tempo alla criminalità, agli attacchi terroristici di matrice islamica, a un'insicurezza diffusa. Ma la strage di Owo sembra aver fatto varcare una nuova soglia, forse per la sua dimensione, la crudezza, la gratuità. E perché si è compiuta in una zona del Paese, il sud-ovest, che era apparso finora relativamente al riparo da questi problemi.

Il governatore Rotimi Akeredolu era ad Abuja, la capitale federale nigeriana, per partecipare alle primarie del partito al potere (le presidenziali sono l'anno prossimo). È tornato precipitosamente nella sua città natale. Ha fatto bene: così ha evitato di partecipare al banchetto offerto in serata dal presidente ai notabili del partito, che ha fatto infuriare ancor di più i social. Nel suo primo tweet ha scritto che gli autori della strage di Pentecoste sono "i nemici del popolo". Il che è sicuramente vero, ma altrettanto sicuramente troppo poco. Nessuna indicazione più precisa è venuta finora dalle autorità: probabile che non abbiano certezze, ma anche che temano indiscriminate rappresaglie popolari se additassero un colpevole.

Chi sono i nemici del popolo? Difficile scegliere, per l'abbondanza di candidati. Le autorità religiose, in prima fila quelle cattoliche, hanno ripetuto da subito, come un mantra, che la matrice della violenza non è confessionale - anche se il suo bersaglio lo è, eccome. Dietro questa presa di posizione convinta c'è sicuramente l'ansia di evitare che cristiani e musulmani si armino gli uni contro gli altri; ma anche la consapevolezza che 200 milioni di nigeriani hanno alle spalle secoli di convivenza tra fedi diverse e che i nemici di questa armonia sono una minoranza infima.

Dove cercare allora? Nel grande nord nigeriano c'è da tempo un serio problema islamista, di cui sono protagonisti i terroristi del movimento Boko Haram. Tuttavia lo stato di Ondo, dove si è compiuto il massacro, è lontanissimo dal territorio nel quale operano. E non c'è stata rivendicazione. Fiorenti, sempre al nord ma un po' dappertutto, sono poi i sequestri di persona, che qui e là hanno visto le corrotte autorità locali conniventi con i banditi. Proprio in questi giorni sono stati rapiti e poi liberati dietro pagamento di un riscatto alcuni pastori metodisti. Ma quanto è accaduto nella chiesa di San Francesco Saverio è di tutt'altra dimensione e gravità.

La teoria dominante a Owo è che gli autori del massacro siano sicari di etnia Fulani. I Fulani (ma sarebbe più corretto chiamarli Fulbe) sono, tradizionalmente, allevatori seminomadi, sparsi attraverso l'intero territorio nigeriano - e, in vari distinti sottogruppi, quasi in tutta l'Africa occidentale. Sono musulmani e, altrettanto tradizionalmente, sono coinvolti in dispute talora sanguinose con gli agricoltori per i diritti di pascolo delle loro mandrie.

Con l'aumento della popolazione, le scarse piogge, la crescente penuria alimentare, queste tensioni non fanno che aumentare, e non sono certo un'esclusiva della Nigeria. Nello stato di Ondo la gente è Yoruba, cristiana e musulmana in parti più o meno equivalenti, ma unanimemente detesta i Fulani. L'anno scorso il governatore Akeredolu si era duramente scontrato con i mandriani, accusandoli di variate illegalità fino a ingiungere loro di lasciare la regione. La strage di Pentecoste sarebbe, secondo l'opinione diffusa, la loro vendetta. Una lettura dei fatti apparentemente rassicurante, perché riconduce la matrice del massacro a fattori locali. In realtà, la fa apparire come possibile scintilla di un incendio spaventosamente più vasto. Il futuro dirà.