Strage in Nigeria, un testimone: "In un attimo si è scatenato il panico. C'erano corpi ovunque"
di Raffaella Scuderi , di Raffaella Scuderi"Stavo guidando la mia auto a poca distanza dal luogo della strage quando ho sentito una forte esplosione. Improvvisamente si è scatenato il panico. La gente correva per cercare un riparo". Damilola Olufemi è un reporter di Abuja che ieri si trovava a Owo, nello Stato di Ondo, dove è avvenuto il massacro di almeno 30 persone nella chiesa di San Francesco, nella domenica di Pentecoste. Il numero delle vittime è ancora da confermare da parte delle autorità.
"Inizialmente abbiamo tutti pensato a una bomba. Poi mi sono avvicinato all'ospedale e ho visto copri privi di vita ovunque". È partita subito dopo una massiccia richiesta di donazione di sangue per salvare i feriti.
"Sono sicuro che sono stati i fulani. Questo è uno Stato a maggioranza yoruba (un'etnia in gran parte convertita al cristianesimo, ndr). Ma queste stragi qui non sono mai accadute. Rapimenti sì ma massacri no".
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"Stavo guidando la mia auto a poca distanza dal luogo della strage quando ho sentito una forte esplosione. Improvvisamente si è scatenato il panico. La gente correva per cercare un riparo". Damilola Olufemi è un reporter di Abuja che ieri si trovava a Owo, nello Stato di Ondo, dove è avvenuto il massacro di almeno 30 persone nella chiesa di San Francesco, nella domenica di Pentecoste. Il numero delle vittime è ancora da confermare da parte delle autorità.
"Inizialmente abbiamo tutti pensato a una bomba. Poi mi sono avvicinato all'ospedale e ho visto copri privi di vita ovunque". È partita subito dopo una massiccia richiesta di donazione di sangue per salvare i feriti.
"Sono sicuro che sono stati i fulani. Questo è uno Stato a maggioranza yoruba (un'etnia in gran parte convertita al cristianesimo, ndr). Ma queste stragi qui non sono mai accadute. Rapimenti sì ma massacri no".
Il Sud-Ovest del Paese è sotto shock. Se stragi e attacchi kamikaze erano all'ordine del giorno qualche mese fa nel Nord, per mano dei jihadisti sanguinari di Boko Haram e dei loro ex alleati miliziani dell'Iswap (ala african dell'Isis), nel Sud si viveva una vita "relativamente tranquilla". Sono frequenti i rapimenti, tanto di cristiani come di musulmani. Lo scopo è l'estorsione, la richiesta di un ricatto per finanziare i gruppi armati.
Sono in tanti, incluso Damilola a ritenere che i responsabili siano i fulani, pastori nomadi che migrano nella fascia africana del Sahel e che la desertificazione e i cambiamenti climatici hanno costretto a invadere i campi degli agricoltori e della popolazione locale crando conflitti, spesso molto violenti.
Ma mai i fulani, come confermano missionari e religiosi del luogo, si erano spinti cosi in là. "Non parliamo di conflitto interreligioso. La religione non c'entra niente. Sono terorristi che colpiscono indiscriminatamente", dicono molto osservatori.
Ogi a Owo è stato decreto il lutto cittadino, le bandiere sono a mezz'asta e scuole e negozi sono chiusi. La comunità cristina stamattina ha marciato fino al palazzo del re di Ondo, Oba Ajibade Gbadegesin Ogunoye III, per chiedere spiegazioni, aiuto e sicurezza. L'incontro è in corso. Anche il governatore di Ondo, Rotimi Akeredolu, uomo potente e molto apprezzato in Nigeria e forse in corsa per la presidenza, è sul posto. Proprio lui qualche settimana fa ha emesso ulteriori restrizioni ai movimenti dei fulani.
La chiesa di San Francesco si trova in un'area strategica di Owo, vicino al quartier generale del governatore. Dettagli che fanno supporre ad alcuni che il messaggio lanciato dagli attentatori fosse politico, rivolto ad Akeredolu.