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Gli Stati Uniti avvertono i Paesi africani: "Non accettate il grano russo, è rubato all'Ucraina"

(afp)
Con la guerra dei cereali Putin si gioca il rapporto con i Paesi africani che non si sono schierati contro la Russia per l'invasione e sono in generale potenziali partner di Mosca nel disegno di allargare la propria sfera di influenza
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In parallelo con la guerra delle armi, attorno all'Ucraina infuria la guerra del grano. Kiev è uno dei maggiori produttori mondiali di granaglie. Il blocco russo dei suoi porti impedisce l'esportazione. Questo colpisce l'economia ucraina già devastata dal conflitto. Ma colpisce anche i Paesi che dipendono dal grano ucraino per la loro alimentazione, in primo luogo in Africa, e le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme per il rischio di fame e carestia. 

Secondo cifre del palazzo di vetro, 50 Paesi emergenti dipendono mediamente dall'Ucraina, e anche dalla Russia, per il 30 per c…

In parallelo con la guerra delle armi, attorno all'Ucraina infuria la guerra del grano. Kiev è uno dei maggiori produttori mondiali di granaglie. Il blocco russo dei suoi porti impedisce l'esportazione. Questo colpisce l'economia ucraina già devastata dal conflitto. Ma colpisce anche i Paesi che dipendono dal grano ucraino per la loro alimentazione, in primo luogo in Africa, e le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme per il rischio di fame e carestia. 

Secondo cifre del palazzo di vetro, 50 Paesi emergenti dipendono mediamente dall'Ucraina, e anche dalla Russia, per il 30 per cento del loro fabbisogno di grano, metà dei quali dipendono da Kiev e Mosca per il 50 per cento del fabbisogno. In questa situazione, il Cremlino sta compiendo due mosse che preoccupano l'Occidente.
 
La prima è addossare all'Ucraina la responsabilità della crisi del grano. Come notano fonti diplomatiche occidentali, il motivo è politico: molti dei Paesi africani a corto di grano non si sono schierati contro la Russia nel contesto dell'invasione e sono in generale potenziali partner di Mosca nel disegno di allargare la propria sfera di influenza. Per cercare di portarli sempre più dalla propria parte, Vladimir Putin ha lanciato l'equivalente di un "ponte navale" verso l'Africa, per portare grano con forniture di emergenza ai Paesi più bisognosi.
Secondo l'amministrazione Biden, tuttavia, almeno parte di quel grano è stato rubato all'Ucraina nei territori conquistati dalle forze russe dall'inizio della guerra e Washington ammonisce i Paesi africani a non accettarlo.
 
La seconda mossa è il bombardamento russi di ieri a Kiev, il primo in oltre un mese sulla capitale. Mosca sostiene che il bersaglio dei suoi missili era un deposito di aiuti militari occidentali, ma Kiev afferma che invece si trattava di un deposito di mezzi civili di trssporto, destinati in particolare proprio al trasporto del grano verso i suoi porti. Del resto i primi cento giorni di guerra hanno visto bombardamenti mirati russi per distruggere i raccolti ucraini, nel tentativo di privare Kiev della sua principale risorsa economica.
Nella guerra del grano si inserisce la mediazione turca, sia per quanto riguarda lo sminamento dei porti e io rilassamento del blocco navale russo nel Mar Nero, sia per il trasporto del grano all'estero, nel più ampio quadro del ruolo di Ankara nel negoziato tra Mosca e Kiev alla ricerca di un cessate il fuoco e di un eventuale accordo di pace.
 
La Russia chiede inoltre che la possibile riapertura dei porti ucraini sia legata alla fine o almeno a una riduzione delle sanzioni economiche occidentali nei suoi confronti, in particolare per il divieto di attracco alle navi cargo russe nei porti dell'Occidente. Da un lato dunque la guerra del grano solleva questioni economiche. Dall'altro questioni politiche, sottolineate dall'astensione di 17 nazioni africane nel voto di condanna dell'invasione russa in Ucraina all'assemblea generale dell'Onu.
 
Nel 2019 Putin aveva indetto il primo summit russo-africano. Da allora l'Africa giudica l'atteggiamento dell'Occidente sulla questione alimentare come emblematico dei rapporti con il mondo industrializzato. Naturalmente qualcosa di simile esisteva anche ai tempi dell'Unione Sovietica durante la guerra fredda. La differenza è che allora l'Africa e il Medio Oriente erano un terreno di scontro della battaglia ideologica tra comunismo e democrazia capitalista. Oggi quella di Putin è una battaglia priva di contesto ideologico, solo una cinica lotta di potere.