✕

Cambogia, la Cina prepara segretamente una base navale

Il primo ministro cambogiano Hun Sen (reuters)
Secondo le rivelazioni del "Washington Post", Pechino sta continuando il progetto con l'intenzione di installarci poi i suoi militari. Sarebbe il secondo avamposto all'estero
2 minuti di lettura

PECHINO - Se ne parla da almeno tre anni, da quando nel 2019 si iniziò a vociferare di un presunto accordo segreto tra Pechino e Phnom Penh per l’utilizzo dell'esercito cinese di parte della base navale cambogiana di Ream: accordo che tutte e due le parti in causa hanno sempre negato di aver firmato. Ora sulla storia ritorna il Washington Post che, citando anonimi funzionari occidentali, riferisce di come la Cina stia continuando a portare avanti i lavori nella zona settentrionale della base che affaccia sul Golfo della Thailandia per, un domani, installarci i suoi di militari.


“L'istituzione di una base navale cinese in Cambogia - che sarebbe il suo secondo avamposto all'estero (dopo quello a Gibuti, ndr) e il …

PECHINO - Se ne parla da almeno tre anni, da quando nel 2019 si iniziò a vociferare di un presunto accordo segreto tra Pechino e Phnom Penh per l’utilizzo dell'esercito cinese di parte della base navale cambogiana di Ream: accordo che tutte e due le parti in causa hanno sempre negato di aver firmato. Ora sulla storia ritorna il Washington Post che, citando anonimi funzionari occidentali, riferisce di come la Cina stia continuando a portare avanti i lavori nella zona settentrionale della base che affaccia sul Golfo della Thailandia per, un domani, installarci i suoi di militari.


“L'istituzione di una base navale cinese in Cambogia - che sarebbe il suo secondo avamposto all'estero (dopo quello a Gibuti, ndr) e il primo nella regione indo-pacifica strategicamente significativa - fa parte dei piani di Pechino di costruire una rete di strutture militari in tutto il mondo a sostegno delle sue aspirazioni a diventare una vera potenza globale”, raccontano le fonti al quotidiano statunitense. Che aggiungono come Pechino stia “legando la regione ai propri interessi, attraverso una combinazione di coercizione, minacce e pressioni diplomatiche in campo economico e militare”.

La cerimonia di giovedì

Un funzionario di Pechino ha confermato al Washington Post che una porzione della base di Ream sarà effettivamente utilizzata dai militari cinesi, ma non in modo esclusivo, e che una cerimonia inaugurale è in programma per giovedì prossimo con la partecipazione dell’ambasciatore cinese in Cambogia. Le stesse fonti occidentali sentite dal Post hanno detto di aspettarsi che, in occasione della cerimonia di giovedì, le autorità cinesi riconosceranno di aver preso parte al finanziamento e all’espansione della base, senza tuttavia ammettere che sarà utilizzata dai militari di Pechino. “Entrambi i governi sono impegnati a nascondere la presenza militare cinese nella base: le delegazioni straniere che giungono in visita possono accedere solo ad aree prestabilite e il personale militare cinese sul posto indossa uniformi non facilmente riconoscibili per non destare sospetti”, ha spiegato una delle fonti.


La Cambogia ribatte: "La nostra Costituzione non permette alcuna presenza militare straniera e il rinnovamento della base è teso esclusivamente a rafforzare le capacità della Marina nazionale”. L’argomento è sensibile, tanto più che quest’anno il Paese asiatico ha la presidenza di turno dell’Asean e “vuole evitare di essere percepito come una pedina di Pechino”.

La Cina è lontana anni luce dal numero di basi che gli americani hanno in tutto il mondo ma, come spiega al quotidiano Usa Richard Fontaine del Center for a New American Security, questa in Cambogia “potrebbe dare a Pechino una capacità di proiezione della forza che altrimenti non avrebbe nella regione”. Una mossa che preoccupa gli Usa, come avvenuto con l’altro accordo nel Pacifico firmato con le Isole Salomone che potrebbe - anche qui il condizionale è d’obbligo - portare ad una base del Dragone ad appena duemila chilometri dalle coste australiane. E proprio il primo ministro di Canberra, Anthony Albanese, ha parlato oggi della questione della base cambogiana chiedendo ai cinesi di “essere trasparenti nelle loro intenzioni”.


L'influenza cinese in Cambogia è cresciuta rapidamente negli ultimi anni, con i rapporti che si sono rafforzati sul piano economico, politico e militare. A fine marzo di quest’anno c’è stata la firma di un memorandum di intesa proprio sulla cooperazione militare tra i due Paesi, per provare a contenere l’influenza di Washington. I dettagli sono top secret. L'accordo è stato firmato dal comandante delle forze di terra dell'Esercito Popolare di Liberazione e il generale Hun Manet. Hun, che ha studiato all'Accademia Militare degli Stati Uniti a West Point, è il figlio maggiore del primo ministro cambogiano Hun Sen, e ha avuto l’appoggio dal partito di governo a diventare il futuro leader.

Le relazioni con gli Stati Uniti

I rapporti tra Cambogia e Usa sono tesi dal 2019, proprio da quando Pechino firmò quel presunto accordo segreto di cui nega l’esistenza. Già nel 2016 Phnom Penh condusse la sua prima esercitazione militare con Pechino, interrompendo l’anno successivo quelle con Washington. La presenza cinese nella provincia di Sihanoukville, dove si trova la base di Ream, ha radici ancora più lontane. Nel 2008 la Union Development Group ottenne la concessione per 99 anni di 36mila ettari nella zona di Botum Sakor per realizzare un complesso turistico. Resort di lusso da connettere con l’aeroporto di Dara Sakor, costruito dalla stessa compagnia cinese e che entro pochi mesi dovrebbe diventare operativo. Il timore degli americani è che lo scalo possa invece servire da collegamento con la base di Ream se lì dovesse insediarsi l’esercito di Pechino.