Esteri

Razov contro Repubblica: “Articoli ingiusti e parziali”

L'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, S.E. Sergey Razov, durante una conferenza stampa a piazzale Clodio lo scorso 25 Marzo
L'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, S.E. Sergey Razov, durante una conferenza stampa a piazzale Clodio lo scorso 25 Marzo 
I quotidiani italiani avrebbero riportato in modo "ingiusto e parziale" i contenuti dell'incontro in cui il ministero degli Esteri gli chiedeva conto ufficialmente del suo attacco rivolto proprio alla stampa italiana
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L'ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, se l'è presa di nuovo con la stampa italiana: è stata "ingiusta e imparziale", dice, nel riportare i contenuti dell'incontro in cui il ministero degli Esteri gli chiedeva conto ufficialmente del suo paradossale attacco rivolto proprio alla stampa italiana, accusata di fare campagna d'odio.

Convocato alla Farnesina per le sparate sulla "moralità dei politici" e sulla "russofobia dei media" - salpate dal ministero degli Esteri russo e rilanciate su Facebook dall'Ambasciata a Roma - Razov ha fatto scena muta. Così lo descrive chi c'era. I giornali lo riportano, e lui invece di incassare ci riprova: "L'interpretazione del contenuto della riunione riservata difficilmente può essere considerata altrimenti che, come minimo, ingiusta e parziale" e "non può che disorientare i lettori, gettare un'ombra aggiuntiva sulla Russia e sull'ambasciata".

"Abbiamo preso attenta visione - dice in un comunicato pubblicato ieri su Facebook - dell'interpretazione da parte di alcuni media italiani del contenuto dell'incontro al Ministero degli Esteri italiano tra l'ambasciatore Razov e il Segretario generale Ettore Sequi. Le informazioni ufficiali sono state pubblicate sui siti web della Farnesina e dell'Ambasciata. Tuttavia, oggi abbiamo letto con sorpresa su Repubblica, Corriere della Sera, Foglio e altre testate che mettono in dubbio le rassicurazioni che "non hanno bisogno di lezioni di giornalismo"".

La versione ufficiale di quell'incontro, pubblicata dai collaboratori di Razov su Facebook, sosteneva che "l'Ambasciatore si è soffermato sulle dichiarazioni talvolta inaccettabili di alti funzionari italiani nei confronti della Russia e della sua leadership. Ha sottolineato che la linea di propaganda che sta dominando nei media italiani difficilmente può essere qualificata altrimenti che come ostile. Ha chiesto moderazione ed equilibrio" e ha "fornito chiarimenti anche in relazione alle proposte dell'Italia per porre fine al conflitto in Ucraina e agli appelli per lo sblocco delle esportazioni di grano".

Macché: "Non ha saputo dare risposte né motivare le accuse ai politici e alla stampa", ribadisce chi è a conoscenza dei "contenuti riservati" dell'incontro. Ma attaccare a testa bassa è la nuova linea di Mosca, quella del falco Medvedev e del ministero degli Esteri: lo stile Zakharova, imposto ai diplomatici all'estero "e non solo in Italia". Farina del sacco del Cremlino, insomma. E Razov è l'ambasciatore che porta pena.