A Berlino il bis dell’attentato di Natale auto sulla folla, un morto e 14 feriti
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - Tutto si poteva immaginare. Tranne un deja vu del più grave attentato di matrice islamista che abbia mai colpito la Germania. I berlinesi sono precipitati di nuovo nell'incubo dell'attacco del mercatino di Natale. Sei anni fa il militante jihadista Anis Amri piombò con un camion sulla folla del Breidscheitplatz, mietendo tredici vittime e ferendo 42 persone. E proprio a pochi metri da lì, alle 10,26, un tedesco-armeno 29enne, Gor H., ha lanciato la sua auto a tutta velocità sui passanti che affollavano il marciapiede del Kurfuerstendamm - la tradizionale via dello shopping di lusso - per poi proseguire con il piede affondato sull'acceleratore sulla Tauentzienstrasse, sfiorare un'altra macchina e finire la sua corsa assassina nella vetrina di una profumeria Douglas.
Il precedente a Breitscheidplatz
Secondo alcuni media tedeschi, Gor H. avrebbe accelerato a 150 kmh prima di buttarsi sul marciapiede e travolgere un intera classe di …
BERLINO - Tutto si poteva immaginare. Tranne un deja vu del più grave attentato di matrice islamista che abbia mai colpito la Germania. I berlinesi sono precipitati di nuovo nell'incubo dell'attacco del mercatino di Natale. Sei anni fa il militante jihadista Anis Amri piombò con un camion sulla folla del Breidscheitplatz, mietendo tredici vittime e ferendo 42 persone. E proprio a pochi metri da lì, alle 10,26, un tedesco-armeno 29enne, Gor H., ha lanciato la sua auto a tutta velocità sui passanti che affollavano il marciapiede del Kurfuerstendamm - la tradizionale via dello shopping di lusso - per poi proseguire con il piede affondato sull'acceleratore sulla Tauentzienstrasse, sfiorare un'altra macchina e finire la sua corsa assassina nella vetrina di una profumeria Douglas.
Il precedente a Breitscheidplatz
Secondo alcuni media tedeschi, Gor H. avrebbe accelerato a 150 kmh prima di buttarsi sul marciapiede e travolgere un intera classe di studenti. E accelerando, il tedesco-armeno è sfrecciato accanto alla piazza del mercatino di Natale e alla Chiesa della memoria, ai luoghi che sin dal Natale del 2016, dall'atto terroristico di Anis Amri, sono blindati da enormi blocchi di cemento e custodiscono, incisi a terra, i nomi delle vittime, tra cui l'italiana Fabrizia di Lorenzo. Una mostruosa riedizione di un trauma collettivo, ma che ha gettato stavolta gli inquirenti in un grande buco nero. Ad ora il movente non è chiaro.
Quando Gor H. ha tentato di fuggire a piedi abbandonando la sua Renault Clio argento, due passanti lo hanno bloccato finché la polizia non lo ha portato via in manette, in stato confusionale, mansueto, chiuso nel suo enigma. Sul marciapiede, l'attentatore ha lasciato una vittima, l'insegnante di una classe di 24 ragazzi della decima classe (l'equivalente di una quinta ginnasio) che erano venuti in gita nella capitale. Undici degli studenti della scuola di Bad Arolsen, in Assia, sono feriti, uno è grave, secondo quanto riferito dai pompieri. La macchina ha lambito anche un collega della vittima; e nella corsa omicida Gor H. ha anche travolto una donna incinta. In tutto sarebbero sei, secondo un primo bilancio, i feriti che lottano tra la vita e la morte. I feriti, in tutto, sono quattordici.
Il movente tutt'ora da chiarire
Nelle prime ore gli inquirenti sembravano brancolare nel buio sui motivi dell'attacco, anche se una fonte investigativa aveva immediatamente spazzato via ogni dubbio su un possibile incidente. "E' un killer a sangue freddo", aveva detto alla Bild. La Procura ha interrogato Gor H. a lungo, e in serata le squadre speciali della polizia hanno fatto irruzione nel suo appartamento del quartiere Charlottenburg, lo stesso del luogo dell'attacco.
Auto tra la folla a Berlino: le immagini dei soccorsi
All'ora di pranzo la Breitscheidplatz si è ritrovata nuovamente, tristemente blindata dopo la tragedia di sei anni fa e si è riempita di 130 poliziotti, un centinaio di pompieri e dozzine di inquirenti. E alcuni giornali online hanno cominciato a battere la notizia che nell'auto dell'attentatore fossero state trovate delle bandiere turche e una lettera. "Non c'è una vera e propria rivendicazione", ha chiarito nel pomeriggio la ministra dell'Interno di Berlino, Iris Spranger (Spd), confermando anche le indiscrezioni su presunti cartelli con degli slogan "sulla Turchia". Spranger non ha voluto aggiungere altri dettagli per non compromettere le indagini, che "devono proseguire in ogni direzione", ha puntualizzato.
Il presidente Steinmeier
Quell'area della città, a pochi metri dallo zoo e della stazione principale della vecchia Germania Ovest dove Christiane F. raccontò negli anni Settanta il degrado di una generazione falcidiata dall'eroina, sembra ormai maledetta. E l'intero mondo politico si è stretto in un abbraccio delle vittime e dei loro famigliari. "I miei pensieri sono con i feriti e i feriti gravi", ha detto il presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, "e con coloro che hanno dovuto vivere momenti terribili". Molti testimoni sotto shock sono stati accuditi da una squadra di psicologi. Anche la portavoce del governo, Christine Hoffmann, si è detta "molto colpita e scossa" dall'attacco.
Sul luogo della corsa omicida è arrivata quasi subito la sindaca di Berlino, Franziska Giffey (SPD), per esprimere vicinanza e "il massimo sostegno" alle famiglie delle vittime e per promettere "un chiarimento" sui motivi dell'attacco. Dal land più colpito dal lutto, dall'Assia da cui proveniva la classe di ragazzi e gli insegnanti presi di mira per primi da Gor H., sono arrivate parole di cordoglio e di sconcerto dalla presidente del parlamentino regionale, Astrid Wallmann (CDU). Ma è tutta la Germania a essere di nuovo sotto shock.