✕

Fumata nera al vertice in Turchia: Il grano ucraino resta a Odessa

Ascolta l'audio

Il piano sui cereali concordato ad Ankara tra Cavusoglu e Lavrov non convince Kiev 
2 minuti di lettura

ANKARA - C'è un piano per sbloccare il grano ucraino, a cui lavorano le Nazioni Unite e che la Turchia considera "ragionevole". Ma non c'è ancora un accordo politico tra Mosca e Kiev. Ieri nella Kulliye di Ankara, l'enorme cittadella costruita intorno a una moschea dove ha sede la presidenza turca, il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha provato a scavare nel muro della diffidenza: "Ci sono state distanze tra Russia e Ucraina dopo i colloqui di Istanbul, ma speriamo che si possa presto tornare al negoziato", ha esordito accogliendo il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov.

I colloqui sono durati circa due ore, si è parlato di Ucraina, un dossier su cui la Turchia sta spendendo molto del suo capitale politico, con una mediazione che gli è valsa un allentamento delle tensioni con l'Europa e gli Stati Uniti. Ma anche di Siria, un tema che sarà al centro della campagna elettorale di Erdogan per le elezio…

ANKARA - C'è un piano per sbloccare il grano ucraino, a cui lavorano le Nazioni Unite e che la Turchia considera "ragionevole". Ma non c'è ancora un accordo politico tra Mosca e Kiev. Ieri nella Kulliye di Ankara, l'enorme cittadella costruita intorno a una moschea dove ha sede la presidenza turca, il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha provato a scavare nel muro della diffidenza: "Ci sono state distanze tra Russia e Ucraina dopo i colloqui di Istanbul, ma speriamo che si possa presto tornare al negoziato", ha esordito accogliendo il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov.

I colloqui sono durati circa due ore, si è parlato di Ucraina, un dossier su cui la Turchia sta spendendo molto del suo capitale politico, con una mediazione che gli è valsa un allentamento delle tensioni con l'Europa e gli Stati Uniti. Ma anche di Siria, un tema che sarà al centro della campagna elettorale di Erdogan per le elezioni del 2023, e di Libia.

Il piano in lavorazione all'Onu non riguarda solo l'export alimentare ma la sicurezza delle rotte mercantili sul Mar Nero, perché in Ucraina sono bloccati cereali, ma anche metalli, acciaio. Da questa trattativa dipende anche la ripresa del negoziato tra Kiev e Mosca, ragionavano ieri fonti diplomatiche turche. L'idea è creare un meccanismo di cooperazione coordinato dalle Nazioni Unite con la marina di Ankara a fare da scorta alle navi e un centro di comando a Istanbul. Per ora, però, le posizioni russe e ucraine restano distanti. Kiev non si fida delle "aperture" di Mosca, chiede garanzie di sicurezza che impediscano a Putin di lanciare nuovi attacchi via mare una volta sminate le coste, e nuovi missili anti-nave. Pochi giorni fa, del resto, i bombardamenti russi hanno distrutto i magazzini di uno dei più grandi terminal di prodotti agricoli nel porto di Mykolaiv. Nei silos di Odessa rischiano di marcire 25 milioni di tonnellate di grano, bloccate dalle navi russe dall'inizio dell'invasione lo scorso 24 febbraio, ma il governo Zelensky non vuole esporre la città sminando. Se non si troverà un accordo, il piano B di Kiev è puntare tutto sul corridoio del Danubio attraverso il porto romeno di Costanza.

La Russia dal suo canto è preoccupata dal contraccolpo internazionale del blocco sul grano: la crisi alimentare mette a rischio i rapporti politici di Mosca in Africa e Medio Oriente. Per questo ieri Lavrov ha tentato di scaricare la responsabilità su Kiev e sull'Occidente. "Zelensky cambia idea ogni giorno, è l'Ucraina che deve sminare i porti, noi non abbiamo posto nessun ostacolo al movimento delle navi". Dietro le quinte Mosca avanza richieste. Vorrebbe che i mercantili in uscita dall'Ucraina fossero controllati dai suoi militari e soprattutto chiede un allentamento delle sanzioni, trovando questa volta la sponda di Ankara. "Se dobbiamo aprire il mercato internazionale ai prodotti di Kiev riteniamo legittimo rimuovere gli ostacoli alle esportazioni russe", dice Cavusoglu.

Grano e fertilizzanti non sono colpiti dalle sanzioni occidentali, l'Unione europea l'ha ribadito ancora ieri, ma le esportazioni - è l'argomento dei russi - sono di fatto ostacolate dai limiti sulle transazioni bancarie e finanziarie. Nel frattempo la Russia manovra nei territori occupati, sposta grano dai porti di Mariupol e Berdyansk e via Crimea. Ieri la tensione alla Kullyie si è alzata quando un giornalista della tv pubblica ucraina ha preso la parola rivolgendosi direttamente a Lavrov: "Quali beni rubati all'Ucraina, oltre al grano, la Russia sta vendendo sul mercato?". Il ministro russo è rimato gelido. "È Zelensky che deve dare l'ordine di sbloccare i porti".

L'altro tema caldo del vertice è stata la Siria. Il 23 maggio Erdogan aveva paventato la possibilità di una nuova operazione militare nel Nord contro i curdi del Pkk. Ankara ha inviato rinforzi al confine, l'artiglieria turca ha colpito Manbij e Tal Rifaat. Ma ieri Lavrov è apparso piuttosto freddo: a Mosca l'idea di un'operazione militare turca in Siria non piace, l'equilibrio in quell'area tra russi, americani, iraniani e curdi è già molto fragile. E non piace nemmeno a Washington, che ha fatto arrivare a Erdogan la sua contrarietà. Il leader turco sta attento a non perdere il credito internazionale conquistato con la mediazione nel conflitto ucraino. Potrebbe dunque decidere di sospendere le operazioni, confidavano ieri due funzionari di Ankara.