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Migranti, svolta europea: chi non aiuta dovrà pagare

(ansa)

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Passa per la prima volta il principio della solidarietà obbligatoria. Sarà redistribuito anche chi emigra per motivi economici.
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Non saranno numeri ad alto impatto sull'Italia ma è il principio, per la prima volta accolto dalla Ue, della condivisione della gestione dei flussi migratori da parte di tutti gli Stati membri a rendere "storico" l'accordo raggiunto ieri, su proposta della presidenza francese a Lussemburgo, dai ministri dell'Interno dei 27. Gli sbarchi non saranno più solo questione dei cinque Paesi del Mediterraneo approdo naturale di chi arriva via mare: i migranti verranno redistribuiti con un meccanismo automatico tra i Paesi (al momento 12) che accetteranno di accoglierli, mentre gli altri dovranno comunque dimostrare la loro "solidarietà" ( per questo definita obbligatoria e non volontaria) pagando un contributo finanziario ai Paesi che sostengono l'onere della prima accoglienza. Tra chi è pronto ad accogliere Francia, Germania, Svezia, ma anche Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania, Croazia. "L'ok al meccanismo di solidariet&…

Non saranno numeri ad alto impatto sull'Italia ma è il principio, per la prima volta accolto dalla Ue, della condivisione della gestione dei flussi migratori da parte di tutti gli Stati membri a rendere "storico" l'accordo raggiunto ieri, su proposta della presidenza francese a Lussemburgo, dai ministri dell'Interno dei 27. Gli sbarchi non saranno più solo questione dei cinque Paesi del Mediterraneo approdo naturale di chi arriva via mare: i migranti verranno redistribuiti con un meccanismo automatico tra i Paesi (al momento 12) che accetteranno di accoglierli, mentre gli altri dovranno comunque dimostrare la loro "solidarietà" ( per questo definita obbligatoria e non volontaria) pagando un contributo finanziario ai Paesi che sostengono l'onere della prima accoglienza. Tra chi è pronto ad accogliere Francia, Germania, Svezia, ma anche Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania, Croazia. "L'ok al meccanismo di solidarietà è un accordo storico", dice la commissaria europea agli Affari Interni, la svedese Ylva Johansson.

Ma non solo: a finire per la prima volta nero su bianco su un documento condiviso dall'Europa è il concetto di search and rescue, l'attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo da cui proviene la maggior parte delle persone che sbarcano in Italia. E che adesso, senza più alcuna distinzione, potranno entrare nel meccanismo di redistribuzione finora riservato solo ai rifugiati. Così era previsto nel Patto di Malta, raggiunto nel 2019 da Luciana Lamorgese che con i suoi 5 aderenti ha aperto la strada al ben più ampio accordo, che avrà validità di un anno e si propone di redistribuire una cifra indicativa di 10.000 persone.

Per l'Italia (che nel 2022 ha visto sbarcare oltre 21.000 persone con un incremento del 30 % sullo scorso anno) potrebbe significare 3.000 ricollocamenti. Numeri che non incidono in maniera profonda sul sistema di accoglienza. Ma c'è un principio di solidarietà che, per la prima volta, passa, come fortemente richiesto la scorsa settimana a Venezia dai 5 Paesi del Mediterraneo. Dice la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese: "Ora l'accordo di Malta è a livello europeo. È un avanzamento di rilevanza strategica verso una politica europea di gestione condivisa dei flussi migratori equilibrata ed ispirata ai principi di solidarietà e di responsabilità. L'intesa raggiunta favorisce principalmente gli Stati membri che devono affrontare gli sbarchi a seguito di operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo". I dettagli tecnici dell'operazione saranno messi a punto nei prossimi giorni con una piattaforma informatica ad hoc per la redistribuzione automatica di chi sbarca.

Ma c'è anche l'altra gamba dell'accordo, quella della responsabilità sul controllo delle frontiere. L'Italia e gli altri Paesi di approdo dovranno garantire lo screening e la registrazione puntuale di chi arriva (completa di impronte digitali) sul sistema Eurodac, uno strumento per gestire richieste di asilo e rimpatri ma anche per limitare i cosiddetti movimenti secondari in Europa. Ma anche in questo caso viene riconosciuto l'ingresso di chi viene soccorso in mare.
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