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Svolta sull'immigrazione al vertice delle Americhe. Biden apre all'accoglienza dei rifugiati

(afp)
I punti principali dell'accordo: espandere i programmi di lavoro temporaneo, accrescere l'assistenza umanitaria, perseguire il traffico di esseri umani
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NEW YORK - La "Dichiarazione di Los Angeles" è il nuovo paradigma con cui Joe Biden spera di cambiare la traiettoria storica del fenomeno delle migrazioni, con l’aiuto dei Paesi dell’America Latina da cui scappa la maggior parte dei disperati diretti verso il confine con gli Usa. Un modello che forse si potrebbe replicare in tutto il mondo, perché indica un approccio a problemi generalmente simili ovunque, nonostante le differenze esistenti fra le varie aree geografiche.

Se funzionerà è tutto da vedere, anche tenendo conto delle spaccature emerse durante il Summit of the Americas che l’ha adottato, per l’esclusione di dittature come Nicaragua, Cuba e Venezuela. Però l’amministrazione lo vede come lo strumento per mettere a tacere le critiche sul tema che aveva lanciato la candidatura presidenziale di Donald Trump nel 2016, con l’idea diametralmente opposta di alzare un muro lungo il confine col Messico, …

NEW YORK - La "Dichiarazione di Los Angeles" è il nuovo paradigma con cui Joe Biden spera di cambiare la traiettoria storica del fenomeno delle migrazioni, con l’aiuto dei Paesi dell’America Latina da cui scappa la maggior parte dei disperati diretti verso il confine con gli Usa. Un modello che forse si potrebbe replicare in tutto il mondo, perché indica un approccio a problemi generalmente simili ovunque, nonostante le differenze esistenti fra le varie aree geografiche.

Se funzionerà è tutto da vedere, anche tenendo conto delle spaccature emerse durante il Summit of the Americas che l’ha adottato, per l’esclusione di dittature come Nicaragua, Cuba e Venezuela. Però l’amministrazione lo vede come lo strumento per mettere a tacere le critiche sul tema che aveva lanciato la candidatura presidenziale di Donald Trump nel 2016, con l’idea diametralmente opposta di alzare un muro lungo il confine col Messico, in vista delle elezioni midterm di novembre e della corsa alla Casa Bianca nel 2024.    

«Abbracciamo - afferma la Dichiarazione - la necessità di promuovere le condizioni politiche, economiche, di sicurezza, sociali e ambientali, affinché le persone possano condurre una vita pacifica, produttiva e dignitosa nei loro Paesi di origine. La migrazione dovrebbe essere una scelta volontaria e informata, non una necessità». Quindi aggiunge: «Rimaniamo impegnati a sfruttare collettivamente i vantaggi della migrazione, mentre affrontiamo le sue sfide nei Paesi e nelle comunità di origine, transito, destinazione e ritorno. Lo facciamo in uno spirito di collaborazione, solidarietà e responsabilità condivisa tra gli Stati, e in collaborazione con la società civile e le organizzazioni internazionali». Biden ha sottolineato che si tratta di «un nuovo approccio alla gestione delle migrazioni. Con questa dichiarazione lo stiamo trasformando. Ognuno di noi firma impegni che riconoscono le sfide condivise».

Nella sostanza, la dichiarazione punta a gestire su diversi piani l’emergenza dei circa 73 milioni di migranti in movimento nel continente, più quelli in arrivo da Africa, Medio Oriente e altre regioni. Il primo punto è espandere i programmi per il lavoro temporaneo in tutta l’America, con impegni concreti presi da Messico, Belize, Costa Rica, Colombia, Guatemala, Ecuador, Canada, oltre a Washington, in modo che chi si sposta non debba necessariamente andare negli Usa, o quando arriva abbia già una destinazione che lo aspetta e lo vuole. Anche la Spagna, ad esempio, ha promesso di raddoppiare i permessi per chi parte dall’Honduras. Il secondo è creare nuovi canali per facilitare l’immigrazione legale. Il Belize ad agosto inizierà la regolarizzazione degli illegali arrivati da America Centrale e Caraibi.

Il terzo è stabilire nuovi obiettivi per l’accoglienza dei rifugiati: gli Usa faranno salire il loro numero a 20mila all’anno, e il Canada ne prenderà 4.000. Il quarto è accrescere l’assistenza umanitaria e le iniziative per affrontare le cause del fenomeno, con Ottawa che investirà 27 milioni, oltre alle centinaia di milioni messi sul piatto da Washington. Il quinto è perseguire il traffico degli esseri umani, ad esempio con le "Sting Operation" già avviate dagli Usa, che hanno portato ad oltre 20mila arresti, sequestri di proprietà, e circa 900 arrivi in meno ogni giorno al confine.

I Paesi che hanno firmato la dichiarazione sono Argentina, Barbados, Belize, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Giamaica, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Uruguay, oltre agli Usa. Alcuni di loro però, come il Messico, non hanno partecipato al vertice di Los Angeles con il loro presidente, per protestare contro l’esclusione di Nicaragua, Cuba e Venezuela. Biden è riuscito comunque a salvare il Summit, che rischiava di fallire, e il mese prossimo riceverà Andrés Manuel López Obrador alla Casa Bianca. I repubblicani puntano molto sul fatto che l’emergenza dei migranti sta esplodendo lungo il confine meridionale, accusando il presidente di averla incoraggiata con le sue politiche troppo permissive. Per lui e per i democratici è quindi indispensabile trovare soluzioni da presentare agli elettori, prima del voto di novembre.