Il politologo Perrineau legge le elezioni francesi: "Difficile una coabitazione tra Macron e Melénchon"
dalla nostra inviata Anais Ginori , dalla nostra inviata Anais GinoriPARIGI - Alla vigilia del primo turno delle legislative, Pascal Perrineau prevede una battaglia all'ultimo voto per Macron, incalzato dalla coalizione di sinistra Nupes (Nouvelle union populaire écologique et sociale). Professore emerito a Sciences Po, il politologo non esclude che il leader francese abbia solo una maggioranza relativa all'Assemblée Nationale.
Gli ultimi tre presidenti hanno sempre ottenuto una maggioranza alle legislative. Macron sarà l'eccezione?
"Dal 2000, quando il mandato presidenziale è passato da 7 a 5 anni, le elezioni legislative sono diventata un passaggio di conferma. È difficile immaginare che Macron ora finisca senza una maggioranza. Ma potrebbe essere relativa e non assoluta. L’Opa lanciata dalla sinistra sul governo sta oggettivamente influenzando il gioco delle previsioni".
Jean-Luc Mélenchon è riuscito a rendere più aperta la sfida?
"Le preferenze nei sondaggi p…
PARIGI - Alla vigilia del primo turno delle legislative, Pascal Perrineau prevede una battaglia all'ultimo voto per Macron, incalzato dalla coalizione di sinistra Nupes (Nouvelle union populaire écologique et sociale). Professore emerito a Sciences Po, il politologo non esclude che il leader francese abbia solo una maggioranza relativa all'Assemblée Nationale.
Gli ultimi tre presidenti hanno sempre ottenuto una maggioranza alle legislative. Macron sarà l'eccezione?
"Dal 2000, quando il mandato presidenziale è passato da 7 a 5 anni, le elezioni legislative sono diventata un passaggio di conferma. È difficile immaginare che Macron ora finisca senza una maggioranza. Ma potrebbe essere relativa e non assoluta. L’Opa lanciata dalla sinistra sul governo sta oggettivamente influenzando il gioco delle previsioni".
Jean-Luc Mélenchon è riuscito a rendere più aperta la sfida?
"Le preferenze nei sondaggi per la Nupes (tra 27 e 28%, ndr) non sono di per sé eccezionali, corrispondono ai voti sommati di tutti i candidati di sinistra alle presidenziali. Di eccezionale c'è stato l'opportunismo di Mélenchon. È riuscito a far credere alla possibilità di prendere il potere".
Lei non ci crede?
"Non credo a una coabitazione tra Macron e Mélenchon. L'alleanza delle sinistre può avere successo al primo turno. Ma al secondo? Non ci sono riserve di voti. Detto questo, si conferma che Macron ha iniziato il suo secondo mandato senza luna di miele con i francesi. Qualche giorno dopo la rielezione era già sceso intorno al 35% delle preferenze. Non è più una crisi di rappresentanza, ma una fase di odio per la politica. È diventata quasi una questione personale, tra il Presidente e una parte di cittadini in collera".
La nomina della nuova premier Elisabeth Borne non ha dato alcuno slancio?
"Poco dopo essersi insediata, Borne ha registrato uno dei più bassi livelli di fiducia per un premier, solo il 30%. Macron sta pagando l'incapacità di costruirsi una classe politica radicata e strutturata. Il Presidente rimane incredibilmente solo. Ed è indebolito dal fatto che non potrà ricandidarsi tra cinque anni".
Cosa succederà se Macron avrà solo una maggioranza relativa?
"Dovrà negoziare con i micropartiti del centro e della sinistra vicini alla maggioranza, ma anche ricorrere, come fece Rocard nel 1988, a un sostegno esterno. Ci sarà quindi un lavoro difficile per costruire maggioranze assolute à la carte. La coalizione di sinistra sarà la prima forza di opposizione. Mélenchon farà una battaglia dura e rumorosa. È una situazione che può portare vantaggi: Macron, che ha scarsa cultura parlamentare, dovrà imparare a negoziare".