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Elezioni legislative Francia, l’ora di Mélenchon : “Vinceremo noi, non Macron”

Jean-Luc Mélenchon durante il comizio a Marsiglia, Francia  (afp)
A Marsiglia il comizio del leader che ha riunito la coalizione di sinistra per il voto legislativo di oggi. L’obiettivo di 200 deputati nel nuovo Parlamento. “Dovranno per forza nominarmi primo ministro”
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MARSIGLIA - "Sua signoria non vuole nominarmi primo ministro? O mi nomina o si dimette". Dopo aver fatto una breve lezione di storia della République, Jean-Luc Mélenchon lancia l'affondo contro Emmanuel Macron. Non ci sono più le folle sterminate della campagna presidenziale per sentire il leader della nuova coalizione di sinistra che incalza il capo di Stato. Il voto per le legislative di oggi interessa poco, è previsto un record di astensione. Ma lui arriva lo stesso carico nella sua "città del cuore", crocevia di culture affacciato sul Mediterraneo. Saluta i suoi "fratelli" sull'altra sponda, lui è nato a Tangeri settantuno anni fa. Attacca il capo di Stato chiamandolo con un piccolo principe arrogante, si dilunga sulle malefatte della Bce che ha appena aumentato i tassi, promette di non occuparsi di "stupidi dibattiti" come il divieto del burkini, ormai non guarda più a Mosca, parla d…

MARSIGLIA - "Sua signoria non vuole nominarmi primo ministro? O mi nomina o si dimette". Dopo aver fatto una breve lezione di storia della République, Jean-Luc Mélenchon lancia l'affondo contro Emmanuel Macron. Non ci sono più le folle sterminate della campagna presidenziale per sentire il leader della nuova coalizione di sinistra che incalza il capo di Stato. Il voto per le legislative di oggi interessa poco, è previsto un record di astensione. Ma lui arriva lo stesso carico nella sua "città del cuore", crocevia di culture affacciato sul Mediterraneo. Saluta i suoi "fratelli" sull'altra sponda, lui è nato a Tangeri settantuno anni fa. Attacca il capo di Stato chiamandolo con un piccolo principe arrogante, si dilunga sulle malefatte della Bce che ha appena aumentato i tassi, promette di non occuparsi di "stupidi dibattiti" come il divieto del burkini, ormai non guarda più a Mosca, parla di imperialismo e aggressione dei russi, e sostiene però che bisogna mandare i caschi blu in Ucraina.

Eccolo il "Chavez francese", come l'ha ribattezzato sprezzante il ministro dell'Economia, alludendo alle troppe promesse del suo programma, dall'aumento del salario minimo a 1500 euro alla pensione a 60 anni. "Vuole vietare di tagliare alberi" ha detto un altro ministro nel tentativo di ridicolizzare le misure ecologiche. Nelle tante caricature degli ultimi giorni si sente un vento di panico tra i macronisti. Le legislative dovevano essere una formalità, come nel 2017. E invece "Méluche" è riuscito ad aprire una sfida e a impadronirsi della scena. Da qualche settimana, non si sente parlare che di lui. "Quest'uomo mangia bambini?" ironizza in copertina Libération. Tanti nemici, molta gloria.

E il duello che non c'è stato per un soffio alle presidenziali: Macron-Mélenchon. Il leader della France Insoumise non è passato al ballottaggio per soli 400mila voti. Si è ripreso dopo la sconfitta, con un colpo politico da maestro: inventandosi un "terzo turno", il voto per eleggere i 577 deputati. Proponendo una sorta di rivicinta per gli elettori, soprattutto a sinistra, che hanno votato controvoglia per Macron solo perché l'alternativa era Marine Le Pen. Forte del suo risultato nella corsa all'Eliseo, ha convinto Verdi, comunisti e anche socialisti a entrare nella Nupes (Nouvelle union populare écologique e sociale), una strana cosa di sinistra di cui anche la pronuncia è incerta. Semplice cartello elettorale, o vera alleanza: le scommesse sono aperte. I dissidenti nella gauche - ci sono una cinquantina di candidati fuori coalizione - sottolineano le contraddizioni. Su Europa, Russia e Nato, sull'energia nucleare. "Sfumature" risponde Mélenchon.

"Non si tratta di una fusione ideologica" aggiunge partendo dal comizio accompagnato dal suo braccio destro, il trentenne Manuel Bompard, vero artefice della sua rimonta. "Sto ringiovanendo" scherza il leader più votato tra i giovani. Piaccia o non piaccia, ha ridato una voce alla gauche da anni schiacciata dall'egemonia culturale della destra. E per farlo, ha usato toni forti. "La polizia uccide" ha twittato l'Insoumis dopo che una donna è stata uccisa a un posto di blocco. "Insultare la polizia disonora chi vuole governare" ha commentato ministro dell'Interno. "Lo faccio per farmi sentire" spiega adesso ai giornalisti, ed è anche un calcolo politico: il leader ha bisogno di convincere i ragazzi di banlieue di andare a votarlo.

A metà tra Bernie Sanders e Jeremy Corbyn, rifiuta i compromessi della sinistra di governo e vuole imporre una radicalità che sembrava archiviata nel passato. Con la coalizione, Mélenchon potrebbe arrivare fino a duecento deputati. La Nupes diventerebbe quindi la prima forza di opposizione, trasformando l'Assemblée Nationale in un campo di battaglia per il governo. Le Pen, l'altra rivale populista, spera di conquistare a fatica cinquanta deputati. Stasera si vedrà se Nupes sarà in testa davanti a "Ensemble!", la coalizione dei macronisti: gli ultimi sondaggi danno un punto di differenza tra i due blocchi. Il secondo turno del 19 giugno è ancora più incerto perché alla sinistra mancheranno riserve di voti. Macron potrebbe conquistare la maggioranza relativa ma non assoluta. "Vinceremo" ripete Mélenchon davanti a giovani che alzano le mani con il segno V. "Non dico che sia certo o che sia fatto, ma è possibile".