Draghi vola da Bennett: subito gas israeliano per il fabbisogno dell’Italia
dal nostro inviato Tommaso Ciriaco , dal nostro inviato Tommaso Ciriaco(ansa)
TEL AVIV - Gas e futuro. Gas, perché Israele è capace di contribuire all'autonomia energetica di Roma attraverso nuove imponenti forniture, che potrebbe far transitare dall'Egitto e poi trasportare in Italia dopo un processo di liquefazione e successiva rigassificazione. E futuro, visto che l'obiettivo è collaborare sui dossier decisivi dei prossimi anni: tecnologie all'avanguardia, agroalimentare, sanità e biomedicina, farmaceutica, sicurezza cibernetica, aerospazio. Con questo spirito nasce la visita di Mario Draghi in Israele. Tra oggi e domani, il premier sarà ricevuto a Gerusalemme dalle massime cariche politiche e istituzionali del Paese.
L'antefatto, innanzitutto. L'idea della visita nasce da un incontro fra Draghi e l'ambasciatore israeliano in Italia, Dror Eydar, meno di due mesi fa. "Ma visto che avete bisogno di così tanto gas - è stato il ragionamento di Eydar - perché non prend…
TEL AVIV - Gas e futuro. Gas, perché Israele è capace di contribuire all'autonomia energetica di Roma attraverso nuove imponenti forniture, che potrebbe far transitare dall'Egitto e poi trasportare in Italia dopo un processo di liquefazione e successiva rigassificazione. E futuro, visto che l'obiettivo è collaborare sui dossier decisivi dei prossimi anni: tecnologie all'avanguardia, agroalimentare, sanità e biomedicina, farmaceutica, sicurezza cibernetica, aerospazio. Con questo spirito nasce la visita di Mario Draghi in Israele. Tra oggi e domani, il premier sarà ricevuto a Gerusalemme dalle massime cariche politiche e istituzionali del Paese.
L'antefatto, innanzitutto. L'idea della visita nasce da un incontro fra Draghi e l'ambasciatore israeliano in Italia, Dror Eydar, meno di due mesi fa. "Ma visto che avete bisogno di così tanto gas - è stato il ragionamento di Eydar - perché non prendere anche quello israeliano?". "Guardo l'agenda - ha colto l'opportunità il premier - e decidiamo la data della mia visita". La tempistica, in questa storia, non è irrilevante: la missione apre infatti un tour internazionale che porterà Draghi prima al Consiglio europeo, poi al G7 e al vertice Nato, infine da Erdogan ad Ankara.
Il gas, allora. Priorità di Roma, opportunità per ridurre la drammatica dipendenza dall'energia di Mosca. Esistono tre opzioni per trasportare quello israeliano nel nostro Paese. La prima scommette sul futuro gasdotto EastMed. La seconda prevede di utilizzare il flusso di gas che da Israele giunge fino in Egitto. La terza sfrutta lo snodo della Turchia per arrivare nel nostro Paese attraverso il Tap. Tra i tre potenziali schemi di approvvigionamento, uno soltanto è capace di dare frutti in tempi brevi: quello che coinvolge il "gasdotto della pace" che unisce Israele ad Egitto, alimentato dal mega giacimento off-shore Leviathan. La tratta è di cento chilometri che porta da Ashkelon al terminale egiziano di Al-Arish. Lì il gas verrebbe reso liquido e spedito in Italia per nave. Infine rigassificato. In questa fase appare l'opzione più veloce. Quella che eviterebbe di "sprecare" un'infrastruttura permanente come può essere un nuovo gasdotto, se l'obiettivo finale è comunque quello di lasciare spazio alle rinnovabili.
Leviathan, tra l'altro, è il secondo giacimento off-shore più grande del Mediterraneo dopo Zohr, scoperto da Eni nel 2015 in Egitto. A differenza di questo scenario, l'opzione Tap sembra meno percorribile a causa delle complesse relazioni tra Israele e Ankara. Quanto al gasdotto EastMed, presenta vantaggi significativi e alcuni ostacoli non irrilevanti. La portata della fornitura sarebbe imponente, ma il completamento dell'impianto non avverrà prima del 2027. Dubbi che spingono oggi Israele - che in passato puntava su EastMed - a dire: "Scegliete voi la strada che preferite, noi siamo pronti".
La missione di Draghi non sarà soltanto impegno strategico per la diversificazione energetica. Lo si capisce scorrendo l'agenda del premier: l'incontro con il Presidente dello Stato di Israele, Isaac Herzog, la visita al Museo di arte ebraica e alla sinagoga italiana a Gerusalemme, l'appuntamento con i rappresentanti della Comunità italiana, il colloquio con il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, figura cruciale nello scacchiere politico israeliano. Domani, poi, visita allo Yad Vashem e al Museo dell'Olocausto, con la prospettiva di provare a coinvolgere Israele nelle celebrazioni del Giorno della Memoria, il 27 gennaio, come già fa la Germania. Ma il passaggio più importante è certamente il faccia a faccia con il primo ministro Naftali Bennett. Con lui si parlerà innanzitutto della crisi in Ucraina, visto che è stato tra i pochissimi leader a recarsi a Mosca da Putin dopo l'avvio del conflitto e Draghi ha voglia di ascoltare le sue previsioni sui prossimi sviluppi della guerra.
I due leader ragioneranno anche della possibilità di lanciare per l'ottobre del 2022 un summit bilaterale fra esecutivi in Israele. Con l'esecutivo di Bennet sarà inoltre possibile stringere una più stretta integrazione con l'alta tecnologia israeliana, da sfruttare per l'attuazione del Pnrr italiano. Applicando ad esempio l'esperienza nel campo della digitalizzazione alla pubblica amministrazione italiana. E allargando l'esperienza israeliana nella ricerca sanitaria e della tecnologia agro-alimentare. Il primo ministro israeliano insisterà invece su altri capitoli sensibili. A partire dal nodo dell'Iran e del programma nucleare. A Draghi chiederà di non accelerare la ripresa dei rapporti economici con Teheran. Insisterà per rilanciare l'Accordo di Associazione Israele-Ue. Senza mancare di pungolare il premier anche rispetto a diversi voti dell'Italia su alcune mozioni a favore dei Paesi arabi, in seno alle Nazioni Unite.
Infine, nel pomeriggio di martedì, il presidente del Consiglio sarà a Ramallah per un colloquio con il premier palestinese Mohammad Shtayyeh e per la firma di cinque intese bilaterali tra Italia e Palestina. In quella sede, Draghi ribadirà la classica posizione italiana, a favore di un negoziato per arrivare a una soluzione con due Stati.