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Elezioni in Francia: ora il capo dell’Eliseo teme cinque anni da "anatra zoppa"

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la scena è stata conquistata da Jean-Luc Mélenchon e Macron ha già perso lo slancio della conferma all'Eliseo avvenuta il 24 aprile
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PARIGI - Da ieri sera Emmanuel Macron ha davanti lo spettro di diventare un'anatra azzoppata nei prossimi cinque anni, andando incontro a forti turbolenze in Parlamento, con un'opposizione che potrebbe mettere il governo sulla graticola. Le legislative per eleggere i 577 deputati dell'Assemblée Nationale dovevano essere una formalità come nel 2017, con la conferma della maggioranza presidenziale. Non è così. La sfida è aperta alla fine di una strana campagna in cui è quasi sparita sparita Marine Le Pen, la scena è stata conquistata da Jean-Luc Mélenchon e il capo di Stato ha già perso lo slancio della conferma all'Eliseo avvenuta il 24 aprile. La nomina della nuova prima ministra Elisabeth Borne, tecnocrate competente ma senza carisma politico, non ha creato entusiasmo. E il leader si è dovuto impegnare personalmente in extremis per dare visibilità alla sua coalizione "Ensemble" in v…

PARIGI - Da ieri sera Emmanuel Macron ha davanti lo spettro di diventare un'anatra azzoppata nei prossimi cinque anni, andando incontro a forti turbolenze in Parlamento, con un'opposizione che potrebbe mettere il governo sulla graticola. Le legislative per eleggere i 577 deputati dell'Assemblée Nationale dovevano essere una formalità come nel 2017, con la conferma della maggioranza presidenziale. Non è così. La sfida è aperta alla fine di una strana campagna in cui è quasi sparita sparita Marine Le Pen, la scena è stata conquistata da Jean-Luc Mélenchon e il capo di Stato ha già perso lo slancio della conferma all'Eliseo avvenuta il 24 aprile. La nomina della nuova prima ministra Elisabeth Borne, tecnocrate competente ma senza carisma politico, non ha creato entusiasmo. E il leader si è dovuto impegnare personalmente in extremis per dare visibilità alla sua coalizione "Ensemble" in vista del voto.

I macronisti si consolano pensando che il cartello delle sinistre ha avuto successo al primo turno ma al secondo avrà meno riserve di voti per conquistare seggi. È un ragionamento che non tiene conto di eventuali sostegni esterni, anche da parte dei lepenisti, come è già successo alle presidenziali. Una saldatura tra gli estremi non è ancora in vista al livello degli apparati ma potrebbe avvenire nelle urne, intorno al minimo comune denominatore che è l'ostilità contro Macron. Marine Le Pen ieri sera ha rifiutato di dare indicazioni di voto nei collegi dove c'è un ballottaggio tra il blocco macronista e quello melenchonista, ma poi ha aggiunto: "Domenica prossima è importante non lasciare a disposizione di Macron una maggioranza assoluta di cui abuserà".

L'ultima volta che un presidente è stato privato di una maggioranza assoluta era tra il 1988 e il 1993, all'Eliseo sedeva François Mitterrand, con l'allora premier socialista Michel Rocard costretto a cercare compromessi politici con altre forze politiche ad ogni riforma. "Non credo nemmeno per un secondo che Mélenchon possa vincere", commenta Alain Minc, consigliere ombra del leader francese. "Penso invece che Macron possa avere solo una maggioranza relativa. Non dobbiamo mai dimenticare che nel 1988 il presidente era Mitterrand e il premier non era uno qualsiasi. Non è un insulto a Borne - prosegue Minc - dire che non ha la stessa posizione nell'opinione dei francesi di Rocard. All'epoca il partito socialista era qualcosa di diverso da En Marche. Nonostante tutto hanno avuto una maggioranza relativa".

A seconda del margine di deputati che mancheranno al capo di Stato, Minc prevede negoziati più o meno serrati. La scelta, prevede, sarà tra stringere un'alleanza formale con i Républicains, la destra che avrà tra 33 e 53 seggi nella prossima legislature. Oppure stringere intese à la carte su singole misure. Se la coalizione di sinistra sarà la prima forza di opposizione, Mélenchon farà una battaglia dura e rumorosa contro il governo. Una delle prime cose che vorrà fare Jean-Luc Mélenchon è prendere il controllo della commissione delle Finanze. L'iper-presidenzialismo del primo mandato di Macron è storia passata. "Il Parlamento diventerà un teatro, e noi non siamo abituati a questo", conclude Minc

Il leader francese ha governato per cinque anni senza intoppi parlamentari, con una maggioranza di 350 deputati, molti neofiti in politica e quasi tutti sempre allineati. Difficile immaginare ora l'approvazione di misure più controverse, a cominciare dalla "madre delle riforme", quella del sistema previdenziale, con la proposta di alzare l'età pensionabile fino a 65 anni. Macron non è neppure al riparo da dissidenze interne. Per limite costituzionale, non potrà ricandidarsi nel 2027. Il conto alla rovescia per la sua successione è già cominciato.