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Mosca, addio alle “Z”. Ora il governo vuole nascondere il conflitto

(ansa)
Rimosse le insegne patriottiche “su richiesta dei cittadini”. Un cambio di strategia della comunicazione, secondo i politologi, perché l’operazione in Ucraina è sempre più lunga. L’ira dei nazionalisti: "La capitale si è recintata, mentre nel Donbass si muore".
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MOSCA - Capita a Mosca di incrociare qualcuno che indossi una t-shirt con la "Z" o la "V" o di vedere sul fianco di camion e auto le lettere dell'alfabeto latino diventate il simbolo del sostegno alla cosiddetta "operazione militare speciale" russa in Ucraina. Ma i cartelloni "patriottici" stanno scomparendo: rimossi dalle autorità locali, ufficialmente su richiesta degli stessi moscoviti.

Lo striscione all'ingresso dell'edificio delle Ferrovie Russe che riportava lo slogan "Per il presidente! L'esercito! La Russia" è stato smantellato, come pure l'enorme poster che campeggiava sulla facciata della sede del partito nazionalista Russia Giusta-Per la verità.

Un'enorme "Z" resiste ancora su tre piani del Teatro Oleg Tabakov e un'altra viene illuminata la sera sulla facciata di un palazzo non distante dalla Casa Bianca, la sede del governo russo. Ma "cartelloni Z" sono …

MOSCA - Capita a Mosca di incrociare qualcuno che indossi una t-shirt con la "Z" o la "V" o di vedere sul fianco di camion e auto le lettere dell'alfabeto latino diventate il simbolo del sostegno alla cosiddetta "operazione militare speciale" russa in Ucraina. Ma i cartelloni "patriottici" stanno scomparendo: rimossi dalle autorità locali, ufficialmente su richiesta degli stessi moscoviti.

Lo striscione all'ingresso dell'edificio delle Ferrovie Russe che riportava lo slogan "Per il presidente! L'esercito! La Russia" è stato smantellato, come pure l'enorme poster che campeggiava sulla facciata della sede del partito nazionalista Russia Giusta-Per la verità.

Un'enorme "Z" resiste ancora su tre piani del Teatro Oleg Tabakov e un'altra viene illuminata la sera sulla facciata di un palazzo non distante dalla Casa Bianca, la sede del governo russo. Ma "cartelloni Z" sono stati smontati anche a San Pietroburgo, a Kirov, 950 chilometri a est di Mosca, e nella città siberiana di Novosibirsk.

"Forse stanno cambiando le strategie di comunicazione. In questa nuova fase del conflitto, l'attenzione è più concentrata sui territori 'liberati'", ha commentato Andrej Kolesnikov, analista del Carnegie Endowment for International Peace, interrogandosi sul significato della progressiva scomparsa delle "Z".

Se l'è chiesto pure Sergej Mironov, copresidente di Russia Giusta-Per la verità, che, in un lungo post su Telegram, ha denunciato di essere stato costretto ad ammainare lo striscione su richiesta dell'ispettorato per il controllo dello stato del decoro e della pubblicità. "Il primo argomento dei funzionari è stato: "Numerosi ricorsi dei cittadini"".

Secondo Mironov, i burocrati avrebbero anche avuto da ridire sul nastro nero-arancione di San Giorgio perché, passato il 9 maggio, Giornata della vittoria sul nazismo, tutto ciò che riguardava la festa doveva essere rimosso. "Ci è permesso ricordare la guerra una volta l'anno", ha commentato sarcasticamente, ricordando che il nastro di San Giorgio è associato alle imprese militari russe da 176 anni e che, insieme alle lettere Z e V, è diventato un simbolo di sostegno all'offensiva in Ucraina. "Perciò questi simboli sono stati vietati in Ucraina, in Paesi post-sovietici e in Germania. I funzionari di Mosca hanno trovato un esempio da seguire", ha polemizzato Mironov.

Che è andato oltre notando che "nell'aspetto esteriore di Mosca non c'è nulla che ricordi la guerra in cui viene deciso il destino del Paese". Per concludere: "La posizione è chiara: lascia che da qualche parte si spara, si uccida. Non sono affari nostri". Anche lo scrittore Zakhar Prilepin, copresidente del partito, è della stessa opinione: "Donetsk viene bombardata, le persone vengono uccise ogni giorno. Ma ci sono funzionari a Mosca che si infuriano per la lettera Z. Non vogliono irritare la borghesia della capitale e non vogliono irritare se stessi".

I due leader del partito Russia Giusta-Per la verità non sono i soli a insinuare che le autorità non vogliano richiamare troppo l'attenzione su un conflitto che si sta prolungando più del previsto e che continuerà ancora a lungo. Stesso motivo per cui, la scorsa settimana, i media di Stato sarebbero stati invitati dal Cremlino a non sottolineare che l'offensiva era giunta al suo centesimo giorno.

Anche l'inviato di Komsomolskaja Pravda, Aleksandr Kots, reduce dal fronte, ha osservato sul suo canale Telegram seguito da oltre mezzo milione di iscritti che, mentre nelle città di confine, come Belgorod, Kursk e Voronezh, abbondano gli slogan "Siamo con voi! Per il Donbass!", a Mosca, una capitale "spensierata e congestionata", non ha visto nulla che ricordasse che a due ore di volo in aereo fosse in corso un conflitto.

"Per due giorni - ha scritto - non ho notato un solo cartellone patriottico per le strade, non un solo ritratto dei nostri eroi sulle facciate dei grattacieli, niente Z, niente V. Come se a mille chilometri di distanza non stesse accadendo nulla. Mosca si è visivamente recintata dal conflitto".