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La sfida della toponomastica: a Mosca una piazza per i separatisti vicino all'ambasciata Usa

Il cartellone che annuncia il cambio del nome della via dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Mosca  
La maggior parte dei cittadini ha votato per intitolare lo slargo alla Repubblica popolare di Donetsk. Una risposta ai Paesi occidentali che hanno rinominato diverse vie in onore di Kiev. Mentre l'Ucraina vuole eliminare anche i riferimenti a Tolstoj o Tchaikovskij
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MOSCA - Non c'è ancora la targa, ma all'angolo tra Bolshoj Devjatinskij pereulok e Konjushkovskaja ulitsa ieri mattina sono apparsi dei cartelloni provvisori con la scritta: "Piazza della Repubblica Popolare di Donetsk". È così che dovrebbe venire battezzato lo slargo senza nome non lontano dalla sede dell'ambasciata statunitense a Mosca, dopo che la maggior parte dei moscoviti ha votato per intitolarlo a una delle due Repubbliche separatiste ucraine nel Donbass. A Lugansk, invece, potrebbe essere dedicata la zona che circonda l'ambasciata tedesca, almeno stando al canale Telegram del Parlamento.

In circa 280mila hanno partecipato al sondaggio online sulla piattaforma "Cittadini attivi". Tra loro, secondo il sito indipendente Mediazona, anche funzionari pubblici che avrebbero subito pressioni in ufficio. La rosa di nomi proposti comprendeva anche le alternative "Piazza dei Difensori del Donbass", opzione sponsorizzata…

MOSCA - Non c'è ancora la targa, ma all'angolo tra Bolshoj Devjatinskij pereulok e Konjushkovskaja ulitsa ieri mattina sono apparsi dei cartelloni provvisori con la scritta: "Piazza della Repubblica Popolare di Donetsk". È così che dovrebbe venire battezzato lo slargo senza nome non lontano dalla sede dell'ambasciata statunitense a Mosca, dopo che la maggior parte dei moscoviti ha votato per intitolarlo a una delle due Repubbliche separatiste ucraine nel Donbass. A Lugansk, invece, potrebbe essere dedicata la zona che circonda l'ambasciata tedesca, almeno stando al canale Telegram del Parlamento.

In circa 280mila hanno partecipato al sondaggio online sulla piattaforma "Cittadini attivi". Tra loro, secondo il sito indipendente Mediazona, anche funzionari pubblici che avrebbero subito pressioni in ufficio. La rosa di nomi proposti comprendeva anche le alternative "Piazza dei Difensori del Donbass", opzione sponsorizzata dai deputati della Duma, e "Piazza Eroe della Russia Vladimir Zhoga", nome del comandante di un battaglione del Donbass ucciso il 5 marzo e primo separatista filorusso ad aver ricevuto il titolo onorifico.

"Speriamo che le decisioni importanti in Russia continuino a essere prese votando", hanno ironizzato i diplomatici statunitensi sul canale Telegram dell'ambasciata. Una provocazione che la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, non ha voluto raccogliere: "Non vi ho prestato attenzione".

L'iniziativa russa è una risposta all'ondata di Paesi, a partire dai Baltici, che hanno ribattezzato le loro strade da quando Mosca, il 24 febbraio, ha lanciato la cosiddetta "operazione militare speciale". La capitale lituana Vilnius ha annunciato già il 3 marzo che la strada in cui si trova l'ambasciata russa sarebbe stata rinominata "Via degli eroi dell'Ucraina". L'indomani è stata la volta di Riga, in Lettonia.

Nella norvegese Oslo è spuntata "Piazza dell'Ucraina", nell'albanese Tirana e nella canadese Toronto la "Strada dell'Ucraina libera". Da Praga a Sydney, passando per Copenaghen e New York, decine di città hanno deciso di usare toponimi associati a Kiev. "È un'azione politica per dare fastidio", ha commentato a Gazeta.ru l'ex vice segretario generale Onu Sergej Ordzhonikidze.

La "battaglia dei toponimi" non è un fenomeno nuovo. Dopo che nel 2018 Washington aveva deciso d'intitolare la piazza dell'ambasciata russa a Boris Nemtsov, l'oppositore assassinato davanti al Cremlino, per tutta risposta Mosca aveva proposto di chiamare il vicolo adiacente l'ambasciata Usa "Vicolo cieco nordamericano". E già nel 1980 Washington intitolò una piazza ad Andrej Sakharov per protestare contro il suo arresto.

In Ucraina, invece, è in corso una battaglia per "decolonizzare" le città cambiando i nomi a strade intitolate a Tchaikovskij o Tolstoj. "Difendiamo il nostro Paese, anche sul fronte culturale", ha commentato il vicesindaco di Leopoli Andriy Moskalenko al New York Times. Ma c'è anche chi ribatte: "Non possiamo rimuovere tutto così".