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Le armi inviate agli ucraini in vendita sul dark web? Lo zampino della disinformazione russa

(ansa)
Fucili da assalto, granate e giubbotti anti-proiettile, ma anche sistemi Javelin. Il punto è che la maggior parte dei "prodotti" sono pubblicizzati su canali russi o pro-russi: un elemento che fa sospettare una manovra per pilotare l'opinione pubblica internazionale contro le forniture militari a Kiev
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Diverse armi che l’Occidente ha fornito all’Ucraina per difendersi dall’invasione russa sono finite in vendita nel dark web. Lo ha scoperto la società di cyber intelligence KELA, che ha condiviso i risultati della sua ricerca con Bleeping Computer.

Uno dei mercati più attivi, chiamato Thief (ladro in inglese, ndr), vede almeno due utenti proporre diversi articoli legati alla guerra nel paese europeo. C’è “Weapons Ukraine” che vende fucili d’assalto, granate e giubbotti antiproiettile. “Big Discount on Weapons”, arriva ad offrire un sistema anti-carro Javelin a 30 mila dollari. In un altro marketplace si trovano un secondo missile anti-carro, un NLAW in vendita a 15 mila dollari, e un drone kamikaze Switchblade 600, disponibile a settemila dollari. Secondo gli esperti che hanno analizzato le fotografie, almeno in teoria si tratta di articoli genuini. La domanda è, però, chi li ha messi …

Diverse armi che l’Occidente ha fornito all’Ucraina per difendersi dall’invasione russa sono finite in vendita nel dark web. Lo ha scoperto la società di cyber intelligence KELA, che ha condiviso i risultati della sua ricerca con Bleeping Computer.

Uno dei mercati più attivi, chiamato Thief (ladro in inglese, ndr), vede almeno due utenti proporre diversi articoli legati alla guerra nel paese europeo. C’è “Weapons Ukraine” che vende fucili d’assalto, granate e giubbotti antiproiettile. “Big Discount on Weapons”, arriva ad offrire un sistema anti-carro Javelin a 30 mila dollari. In un altro marketplace si trovano un secondo missile anti-carro, un NLAW in vendita a 15 mila dollari, e un drone kamikaze Switchblade 600, disponibile a settemila dollari. Secondo gli esperti che hanno analizzato le fotografie, almeno in teoria si tratta di articoli genuini. La domanda è, però, chi li ha messi realmente in vendita? Apparentemente sarebbero stati gli stessi ucraini a farlo, come fa pensare la teorica collocazione a Kiev del venditore “Big Discounts on Weapons”. La realtà, però, è diversa. C’è, infatti, il forte sospetto che sia l’ennesima operazione di propaganda e disinformazione di Mosca. Obiettivo: far vedere al mondo che aveva ragione quando affermava che inviare armi all’Ucraina significava in ultima battuta consegnarle ai terroristi.

I cyber 007 israeliani hanno scoperto che la maggior parte delle armi in vendita è pubblicizzata su canali Telegram e Media pro-Russia. Gli annunci, peraltro, vengono pubblicati subito dopo l’inserimento delle armi in vendita sui marketplace e appaiono in simultanea su piattaforme multiple. Come se venissero inseriti in automatico grazie a qualche software evoluto. Un ucraino, soprattutto se effettivamente si trovasse in patria, difficilmente avrebbe questo tipo di capacità. Soprattutto se si pensa che tutte le connessioni, dopo gli attacchi iniziali di Mosca, sono gestite in via esclusiva da Starlink, la costellazione satellitare che Elon Musk ha messo a disposizione di Kiev per aiutare il governo e la popolazione a comunicare. La piattaforma, seppure sia molto potente, deve comunque servire un intero Paese. Di conseguenza, ha capacità limitata per quanto riguarda i singoli utenti.

Inoltre, nessun seller, ucraino o meno, pubblicizzerebbe le armi in vendita su canali pro-Russi. Lì il mercato per questa tipologia di prodotti non c’è e se anche se ci fosse, sarebbe estremamente ridotto. Qualsiasi venditore utilizzerebbe, invece, i forum dell’underground seguiti da molti più soggetti e di varie tipologie. Tenendo in considerazione tutti questi elementi, l’ipotesi più accreditata è che sia l’ennesima operazione di disinformazione di Mosca, la quale sfrutta le armi sequestrate dalle truppe russe nel corso dell’offensiva in Ucraina per cercare di alimentare le divisioni internazionali e per condizionare la percezione dei cittadini occidentali (soprattutto europei) sul conflitto.